Pot pourri

Haiku (38.2016)

Perdere Tempo,
greve attesa.
Sfiorir di tulipani!

ilmagodiozblog

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Respiro

Amo i colori, tempi di un anelito inquieto, irrisolvibile, vitale, spiegazione umilissima e sovrana dei cosmici “perché” del mio respiro.

(A. Merini)

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In brackets (equilibristasquilibrato inspired)

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Il lavoro creativo è sospeso tra la memoria e l’ oblio.

(J. L. Borges)

Cos’ è una parentesi?

È un dettaglio, un addendum, un chiarimento o qualche cosa che non c’ entra nulla con la frase ma collega un pensiero a qualche cosa che sta fuori, che è estraneo ma non troppo.

È un contenitore di elementi che devono stare assieme e dunque la parentesi crea un legame o un’ associazione, come il Rotary o la squadra di calcio.

Se ne sta li bella come un buco o una bolla in una frase, oppure facente veci di contenitore in una lista di numeri destinata a diventare un risultato.

A volte è solo un “meno”: numero negativo.

Il mio treno è una parentesi o lo sono i miei week end. Oppure lo è la mia vita pendolare nell espressione della mia esistenza.

Una parentesi ha bisogno di un filo del discorso per esistere ed ha bisogno di dare un senso per averne uno: esiste solo se esiste qualcosa d’ altro.

Le parentesi tonde son biglie colorate racchiuse nella scatola delle parentesi quadre e dei loro spigoli.

E le parentesi quadre sono mutevoli: a volte sostituiscono le tonde se specificano ma, spesso, non possono racchiudere un insieme di chiarimenti, dettagli, addendum ed eccezioni, ma solo raggruppare insiemi di parentesi tonde per dare loro senso.

Son quadre: non gli appartiene la levità e la leggerezza delle tonde. Le parentesi quadre “servono”.

E le parentesi graffe sono il fiocco che metti sulle biglie racchiuse nella scatola: portano il risultato e racchiudono i dettagli; insomma tutte le biglie messe in ordine nella loro bella scatola.

Le parentesi ci guidano in fondo al giusto risultato, passo a passo, e ci connettono con ciò che è fuori perché la nostra mente sia ordinata ma fantasiosa.

Ci sospendono e ci danno il brivido spezzando la monotonia ed aprendoci gli occhi.

Ecco, oggi vorrei una parentesi via di qua.

Il cammino

Capitolo 3

Vivere in stretta e costante intimità con la Natura e con il suo spirito, vuol dire liberare la nostra vita quotidiana dalla sua prigione di ristretta preoccupazione per l’istante e l’azione immediata e dare al momento l’ispirazione del tempo globale e lo sfondo dell’ eternità e all’azione quotidiana le fondamenta di una pace eterna e il vasto impero del potere universale.

(Sri Aurobindo)

Pago il caffè ed esco per affrontare la salita: la mulattiera è alberata, con grandi pioppi che protendono i loro rami contro il cielo azzurro. Il verde attorno è lucente come solo in primavera può essere.

Strano come i colori mutino col passare delle stagioni, assumendo tonalità diverse a seconda della posizione del sole nel cielo. In primavera è tutto più brillante e squillante, il mondo è un riflesso di luce gioioso. In estate i colori si fanno più profondi ed intensi, perdono luce per assumere tono e profondità… è come se assorbissero i raggi del sole anziché rifletterli. In autunno diventano corposi e quasi cupi: per qualche strana alchimia la luce catturata nei mesi caldi si sta trasformando e sta diventando materia, sostanza… foglia, fiore, aria, sole. E, alla fine, in inverno, tutto svanisce in una pozza opalescente e biancastra di attesa incolore. Non è morte ma solo sopravvivenza.

I giardini intorno a me sono colmi di fiori di ogni colore e forma: aiuole, alberi, prati…

Meravigliose calle immacolate risaltano sul verde come perle cadute da una collana che si è rotta. Ho sempre amato le calle per la loro essenzialità ed il loro distacco, per l’ essere così pure ed incontaminate. Un fiore che non è un fiore ma una foglia deformata… un po’ come me che non so più che sono e va bene cosi.

https://ilmagodiozblog.wordpress.com/2016/04/14/foglie-imperfette/

Negli interstizi delle pietre dei muretti muschi e licheni ed altri fiori sconosciuti fanno capolino, appesi a ciò che sono, aggrappati alla vita e alla loro stessa essenza di fiore: loro sono li e non hanno bisogno di niente altro se non di essere in quel posto in quel momento, per quel fugace momento e donare colori, profumo e bellezza. Forse “donare” non è il termine giusto… l’intenzione non è nell’atto di donare ma semplicemente di “partecipare” e forse non c’è neanche quest’ intenzione, semplicemente c’è “essere”. Ogni singolo fiore, ogni singola foglia, ogni singola forma o colore “è” nel quadro globale, “è” nella sinfonia dell’ universo… ogni cosa “è” il proprio posto… naturalmente, senza bisogno di cercare o chiedere o intendere.

Anch’io.

In quel momento, quando mi siedo sul muretto non ho bisogno di nulla se non di “essere”: l’ azzurro e i colori, la luce e l’ ombra, l’ aria, la mia focaccia intrisa d’ olio che sporca le dita. Ogni cosa basta a se stessa. E a tutto.

“L’ oca è fuori”.

Mangio e mi pulisco le dita sui pantaloncini.

La bellezza basta a se stessa e si rimira come in uno specchio.

O forse la bellezza è nello sguardo di chi guarda.

Scattare foto per me è cogliere la bellezza di ciò che mi circonda, fondere il mio sguardo con ciò che sta al di fuori di me. Diventare Uno con Tutto.

https://ilmagodiozblog.wordpress.com/2016/04/14/in-un-guscio/

L’occhio non avrebbe mai percepito il sole se non avesse dapprima assunto la forma del sole; parimenti, l’anima non può scorgere la bellezza se non diviene bella essa stessa, e ogni uomo deve rendere bello e divino se stesso per ottenere visioni di bellezza e divinità. (Plotino)

Il sentiero sale ripido e a tornanti: da una parte il fianco della montagna e dall’ altro il lago. Ad ogni curva il panorama cambia.

Non sono allenata, lo so che farò fatica a salire ma non ho fretta. Cerco di non averla… sto imparando che la meta è la via e non la destinazione. Banale, forse si o forse no… Io so che fare “l’ Appeso” non è facile, vuol dire sradicare modi di vivere ed abitudini, non vivere di riflessi incondizionati ma porre attenzione ad ogni singola azione per catturarla e viverla nel momento in cui si sviluppa. La montagna, come la corsa, mi sono d’ aiuto per “lavorare” sul mio diventare consapevole. Sento i muscoli tendersi e farmi male, vivo lo sforzo fisico di affrontare la salita, sono nel respiro che si fa corto e nel cuore che batte forte e pompa sangue, energia, vita. Sono nei miei occhi che sorridono. Mi sento vita e non ho bisogno di altro.

https://ilmagodiozblog.wordpress.com/2016/04/14/vista-sul-lago/

La penombra è piacevole tanto quanto il sole.

Cammino la mia salita mentre sullo sfondo il lago e l’ acqua appaiono e scompaiono.

L’uomo saggio guarda nello spazio e non considera ciò che è esiguo come troppo piccolo, ne’ ciò che è grande come troppo grande; perché egli sa che non c’è limite alcuno alle dimensioni.

(Lao Tze)