Il cammino

Capitolo 3

Vivere in stretta e costante intimità con la Natura e con il suo spirito, vuol dire liberare la nostra vita quotidiana dalla sua prigione di ristretta preoccupazione per l’istante e l’azione immediata e dare al momento l’ispirazione del tempo globale e lo sfondo dell’ eternità e all’azione quotidiana le fondamenta di una pace eterna e il vasto impero del potere universale.

(Sri Aurobindo)

Pago il caffè ed esco per affrontare la salita: la mulattiera è alberata, con grandi pioppi che protendono i loro rami contro il cielo azzurro. Il verde attorno è lucente come solo in primavera può essere.

Strano come i colori mutino col passare delle stagioni, assumendo tonalità diverse a seconda della posizione del sole nel cielo. In primavera è tutto più brillante e squillante, il mondo è un riflesso di luce gioioso. In estate i colori si fanno più profondi ed intensi, perdono luce per assumere tono e profondità… è come se assorbissero i raggi del sole anziché rifletterli. In autunno diventano corposi e quasi cupi: per qualche strana alchimia la luce catturata nei mesi caldi si sta trasformando e sta diventando materia, sostanza… foglia, fiore, aria, sole. E, alla fine, in inverno, tutto svanisce in una pozza opalescente e biancastra di attesa incolore. Non è morte ma solo sopravvivenza.

I giardini intorno a me sono colmi di fiori di ogni colore e forma: aiuole, alberi, prati…

Meravigliose calle immacolate risaltano sul verde come perle cadute da una collana che si è rotta. Ho sempre amato le calle per la loro essenzialità ed il loro distacco, per l’ essere così pure ed incontaminate. Un fiore che non è un fiore ma una foglia deformata… un po’ come me che non so più che sono e va bene cosi.

https://ilmagodiozblog.wordpress.com/2016/04/14/foglie-imperfette/

Negli interstizi delle pietre dei muretti muschi e licheni ed altri fiori sconosciuti fanno capolino, appesi a ciò che sono, aggrappati alla vita e alla loro stessa essenza di fiore: loro sono li e non hanno bisogno di niente altro se non di essere in quel posto in quel momento, per quel fugace momento e donare colori, profumo e bellezza. Forse “donare” non è il termine giusto… l’intenzione non è nell’atto di donare ma semplicemente di “partecipare” e forse non c’è neanche quest’ intenzione, semplicemente c’è “essere”. Ogni singolo fiore, ogni singola foglia, ogni singola forma o colore “è” nel quadro globale, “è” nella sinfonia dell’ universo… ogni cosa “è” il proprio posto… naturalmente, senza bisogno di cercare o chiedere o intendere.

Anch’io.

In quel momento, quando mi siedo sul muretto non ho bisogno di nulla se non di “essere”: l’ azzurro e i colori, la luce e l’ ombra, l’ aria, la mia focaccia intrisa d’ olio che sporca le dita. Ogni cosa basta a se stessa. E a tutto.

“L’ oca è fuori”.

Mangio e mi pulisco le dita sui pantaloncini.

La bellezza basta a se stessa e si rimira come in uno specchio.

O forse la bellezza è nello sguardo di chi guarda.

Scattare foto per me è cogliere la bellezza di ciò che mi circonda, fondere il mio sguardo con ciò che sta al di fuori di me. Diventare Uno con Tutto.

https://ilmagodiozblog.wordpress.com/2016/04/14/in-un-guscio/

L’occhio non avrebbe mai percepito il sole se non avesse dapprima assunto la forma del sole; parimenti, l’anima non può scorgere la bellezza se non diviene bella essa stessa, e ogni uomo deve rendere bello e divino se stesso per ottenere visioni di bellezza e divinità. (Plotino)

Il sentiero sale ripido e a tornanti: da una parte il fianco della montagna e dall’ altro il lago. Ad ogni curva il panorama cambia.

Non sono allenata, lo so che farò fatica a salire ma non ho fretta. Cerco di non averla… sto imparando che la meta è la via e non la destinazione. Banale, forse si o forse no… Io so che fare “l’ Appeso” non è facile, vuol dire sradicare modi di vivere ed abitudini, non vivere di riflessi incondizionati ma porre attenzione ad ogni singola azione per catturarla e viverla nel momento in cui si sviluppa. La montagna, come la corsa, mi sono d’ aiuto per “lavorare” sul mio diventare consapevole. Sento i muscoli tendersi e farmi male, vivo lo sforzo fisico di affrontare la salita, sono nel respiro che si fa corto e nel cuore che batte forte e pompa sangue, energia, vita. Sono nei miei occhi che sorridono. Mi sento vita e non ho bisogno di altro.

https://ilmagodiozblog.wordpress.com/2016/04/14/vista-sul-lago/

La penombra è piacevole tanto quanto il sole.

Cammino la mia salita mentre sullo sfondo il lago e l’ acqua appaiono e scompaiono.

L’uomo saggio guarda nello spazio e non considera ciò che è esiguo come troppo piccolo, ne’ ciò che è grande come troppo grande; perché egli sa che non c’è limite alcuno alle dimensioni.

(Lao Tze)

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