Il cammino

Capitolo 4

Non dire:

Tu stai chiamando dalla vetta. Io sono smarrito nelle valli dell’eco.

Le vette e le valli fanno parte di un Tutto. Le vette non possono esistere senza le valli, e le valli non possono esistere senza le vette. Dunque, chi è importante? Sono interdipendenti. La vita non è né dipendente né indipendente, la vita è una continua interdipendenza. Ovunque tu sia è meraviglia, qualsiasi cosa tu sia è meraviglia, qualsiasi cosa tu sia è splendida!

(Osho, Una perfetta imperfezione)

La salita è ripida e non lascia tregua. Distolgo lo sguardo dai miei passi e lo lascio correre avanti: niente pianori e due ore da percorrere cosi, in salita e su un sentierino, un tratturo piccolo piccolo.

Per un verso vorrei non fermarmi mai ed arrivare in fondo in fretta, mentre per un altro il panorama è troppo bello, con la valle ed i  pendii dei monti che si stanno vestendo di primavera.

Tappeti di viole e di pervinche da rimirare, fiori di ogni colore e genere appesi agli alberi e che si stagliano contro il blu.

E’ impossibile non fermarsi per abbeverarsi dei toni, della luce, del silenzio attorno.

https://ilmagodiozblog.wordpress.com/2016/04/15/fiori-sospesi-1/

Qualcosa striscia fra i muschi e le pietre del muretto… una lucertola che fa capolino.

Poi un picchio che rompe il silenzio ed un falco che squarcia col suo volo circolare il blu monotono del cielo.

Sono montagne di granito ed acqua, queste. Tanta acqua che scende in rivi e ruscelli, fiumiciattoli e cascatelle che bisogna attraversare per passare al di là e proseguire.

L’invito del gelo è troppo allettante: mi tolgo le scarpe e le calze, immergo i piedi nell’ acqua che scorre e mille spilli mi trapassano la pelle. La meraviglia della libertà.

Mi siedo sul bordo del ruscello con i piedi dolenti e ghiacciati, col sangue che fa male. E non si sente nulla perché le orecchie sono piene di silenzio e di acqua, del rumore assordante dell’ acqua che cade e che gioca sui piedi e sulle rocce, sui sassi, sui tronchi e tra le foglie. Acqua lucente e cristallina eppure profonda e con mille riflessi che riverberano sulle foglie degli alberi e sui tronchi secchi ricoperti di funghi.

(Haiku 39.2016)

E rimani li

Il tempo corre via

Salta veloce!

https://ilmagodiozblog.wordpress.com/2016/04/15/rivi-e-ruscelli/

Il sentiero è costeggiato da massi ricoperti di muschio: tappeti di licheni di ogni genere e colore, fitti di verde che innalza le cime verso il cielo, proprio come i noccioli, le querce e le robinie.

Alto e basso, piccolo e grande, esile e massiccio: cosi uguali nonostante stiano agli opposti. Ognuno nel proprio mondo, nella propria dimensione, eppure cosi speculari nella loro intima sostanza di vita: cerchiamo tutti un suolo per le nostre radici, un terreno per cibare il corpo e che ci regga in piedi, e tutti ci allunghiamo verso il cielo in cerca di luce per nutrire l’ anima.

Mi siedo su un masso e mi rendo conto che è popolato da microscopici insetti con le antenne, così piccoli da arrivare a malapena al millimetro: corrono, si affannano entrando ed uscendo dal muschio, facendo vibrare le invisibili antenne. E mi ritrovo a pensare che quel sasso e quel muschio sono tutto il mondo che è dato loro per la breve vita che vivranno, e che non lo sanno di certo che al di là del masso c’è un mondo che li contiene. Un mondo dove una tipa bionda con due buffi occhiali viola a specchio a forma di cuore, un paio di shorts kaki e una maglietta a righe li sta osservando… li osserva da sopra, da un universo posto in un’ altra dimensione.

https://ilmagodiozblog.wordpress.com/2016/04/15/il-piccolo-ed-il-grande/

Una buffa tipa che pensa “ Ma che si affannano per fare? ”, poi ride e guarda il cielo col timore di vedere un mostro a cinque teste e pallini viola che la guarda con occhietti cerulei mentre pensa “ Ma questa qui che guarda? ”

Sicuramente siamo un mondo nei mondi nei mondi dei mondi… scatole cinesi di universi negli universi che fluttuano senza peso e senza speranza, senza dimensione e senza realtà.

https://ilmagodiozblog.wordpress.com/2016/04/15/tra-terra-e-cielo/

L’ Infinito

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
E questa siepe, che da tanta parte
Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e mirando, interminati
Spazi di là da quella, e sovrumani
Silenzi, e profondissima quiete
Io nel pensier mi fingo; ove per poco
Il cor non si spaura. E come il vento
Odo stormir tra queste piante, io quello
Infinito silenzio a questa voce
Vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
E le morte stagioni, e la presente
E viva, e il suon di lei. Così tra questa
Immensità s’annega il pensier mio:
E il naufragar m’è dolce in questo mare.

(G. Leopardi)

 

 

Annunci

4 Replies to “Il cammino”

  1. “mi ritrovo a pensare che quel sasso e quel muschio sono tutto il mondo che è dato loro per la breve vita che vivranno, e che non lo sanno di certo che al di là del masso c’è un mondo che li contiene” Un pensiero che mi trovo spesso a fare anch’io ed allora l’associazione che ne viene fuori puoi immaginarla 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...