Sere

Ci sono sere nelle quali ti fa male tutto e non te ne importa un fico secco di niente.

Entri in casa, ti togli l’ abito da scena e tutte le protesi aggiunte, compreso il finto sorriso di circostanza.

Tiri giù la saracinesca, oscuri gli specchi e ti spiaggi sul divano come un’orca marina disorientata, splendida visione riservata a pochi fortunati.

L’oca è fuori ma la papera è ancora dentro e fa “quaqua”… il gatto si spiaggia su di te, povera donna oggetto… intanto osho è rimasto in auto e non hai aperto la cassetta della posta perché una volta al mese basta e avanza.

Desideri ardentemente coperte di stelle per custodire il sonno e una bella storia per scivolare tra i sogni all’ ombra della luna.

Domani è un altro giorno.

Questa è la luna dei poeti, disse, dei poeti e dei fabulatori, questa è una notte ideale per ascoltare storie, per raccontarle anche, non vuole ascoltare una storia? E perché dovrei ascoltare una storia?, dissi io, non ne vedo la ragione. La ragione è semplice, rispose lui, perché è una notte di luna piena e perché lei se ne sta qui tutto solo a guardare il fiume, la sua anima è solitaria e nostalgica, e una storia potrebbe darle allegria. Ho avuto una giornata piena di storie, dissi, non credo che me ne servano altre. L’uomo incrociò le gambe, appoggiò il mento sulle mani con aria meditabonda e disse: abbiamo sempre bisogno di una storia, anche quando sembra di no.
(A. Tabucchi)

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Mattina storta

hayez

Non soffermarti sugli errori
e i difetti degli altri;
cerca invece di esaminare
con chiarezza i tuoi.

(Buddha, Dhammapada)

Giardino metropolitano

Un granello di polvere contiene tutto l’universo.
Quando un fiore si apre, il mondo appare.

(Proverbio Zen)

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Nel mio sonno c’è un giardino metropolitano, ed io cammino tra i suoi fiori mentre ascolto i miei passi lenti e silenziosi sui ciottoli che sfrigolano muti.

Con i piedi ancorati alla terra e gli occhi rivolti all’insu, verso i tetti, vedo i colori che sbocciano sugli arbusti e nelle piante come macchie appese, arrampicate o abbarbicate sugli steli.

Il confine tra i mondi sono mura antiche ricoperti di foglie e fiori.

Il rumore è chiuso fuori.

Il silenzio è qui, vivo e presente: invade i vialetti tra gli orti, si arrampica sugli alberi e lentamente si dondola ridendo come chi sa cosa c’è nascosto in fondo, sotto l’ enorme gelsomino. Sbuca da sotto la panchina all’ ombra della quercia, tra le gambe di due ragazzi che ridacchiano divertiti. Ha gli occhi che brillano e fa le boccacce, il silenzio birbante dei miei sogni. E sembra quasi dire “stai attento che mi metto a cantare”.

Il tempo è fuori da qui, bandito dall’ orto segreto della mia notte luminosa, rinchiuso e celato alla città: ha dovuto lasciare il posto ad un attimo sospeso ed infinito nel nulla, un istante che sembra contenere tutto quello che c’è.
Cala dall’ alto questo silenzio, si rovescia dal cielo di vetro e si espande sui colori dei petali, sulle venature delle foglie, incolla la luce e le ombre in un perenne momento di splendore. Penetra tra gli interstizi della realtà e la trasforma in un quadro di eterno presente.

Cammino e mi perdo tra i sentieri e le erbe.

Dormo e sogno e sono sveglia mentre vago tra le mura di un’isola nel mare.

Il grande sentiero non ha porte, migliaia di strade vi sboccano. Quando si attraversa quella porta senza porta, si cammina liberamente tra cielo e terra.

(Koan zen)

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