Emicrania

Strana eredità, quella della cefalea o dell’ emicrania, che sembriamo trasmetterci da madri a figlie.

C’è chi si tramanda i gioielli, noi no… noi la cefalea.

Quando ci diciamo “ho mal di testa” tra madre e figlia, sappiamo già cosa vuol dire e cosa comporta: vuoto, dolore, silenzio, buio e coperte tirate sopra la testa per ovattare il mondo aspettando che la crisi passi. Occhi da zombi e gesti al buio in cerca dell’ antidolorifico.

Sei li che guardi l’ultimo film scaricato e, improvvisamente, ti si apre il vuoto in testa, una voragine, un buco nero che inghiotte tutto: la capacità di guardare, di vedere, di sentire e di ascoltare. I pensieri si vaporizzano e scappano via, anzi cominciano a ruotare attorno all’asse di dolore che si incastra tra gli occhi e sfonda sempre più le tempie. Gli orecchini dolgono, i pensieri pesano, le idee e le emozioni diventano insostenibili; senti persino il dolore dei capelli che crescono.

E allora ficchi la testa sotto al cuscino e supplichi il sole di non splendere, o almeno di aspettare che il dolore passi e di non essere cosi brillante.

Ma come tutte le cose, anche l’ emicrania passa… a volte in fretta e a volte lentamente; nel peggiore dei casi, lo sai, occorrono tre giorni. Quando non riesci a bloccarlo subito occorrono tre giorni perché la bufera passi.

Tre giorni di buio, pazienza e passi in punta di piedi.

Quando passa riapri le finestre ed è ancora profumo di fiori.

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Haiku (46.2016)

Fragile bianco

trasparente sul nero.

Stelle di notte.

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