Arcano IIII (The Emperor)

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Controllate il riso per vedere se ci sono insetti, crusca, o sassolini e, in tal caso, levateli accuratamente. Quando avete finito di lavare il riso mettetelo nella pentola.  Accendete il fuoco e cuocetelo. Considerate la pentola la vostra testa; considerate l’acqua il vostro sangue. Colate il riso cotto in un cesto di bambù in estate o in un contenitore di legno in inverno, e servitelo in tavola. Tenete gli occhi aperti. Non lasciate che vada perso neppure un chicco di riso. Mantenete un atteggiamento che cerca di costruire grandi templi con verdure ordinarie. Pulite i bastoncini, i mestoli, e tutti gli altri utensili; maneggiateli con ugual cura e consapevolezza, riponendo ogni cosa al suo posto naturale. Ciò non si riferisce solo agli utensili e agli oggetti, ma vale ugualmente per le situazioni e le persone. Quando portate qualcosa che pesa pochi grammi, non consideratelo leggero, e similmente, quando dovete trasportare  parecchi chili non considerateli pesanti. Non lasciatevi trascinare dai suoni della primavera, e non rattristatevi vedendo i colori dell’autunno. Considerate nell’insieme i cambiamenti delle stagioni, e calcolate la relatività di leggero e pesante da un’ampia prospettiva. Pensate le “quattro stagioni” costituite da: circostanze favorevoli, avversità, disperazione e esaltazione; esse sono nel loro insieme lo scenario della vostra vita. Tutto ciò che incontrate è la vostra vita. Di conseguenza, in qualsiasi circostanza ci troviamo, non abbiamo alcuna scelta reale, tranne viverla fino in fondo da soli. Nel preparare stanotte il pasto per il mattino seguente non si fissa alcuna meta per il domani. Tuttavia la nostra direzione, per ora, è chiara: preparare la colazione di domani. L’essenziale è che esprimiate il fiore del “qui e ora”, e lo lasciate sbocciare più completamente possibile in ogni momento della vita. E’ la vostra vita. Si tratta di un presente che comprende un orientamento, un presente in cui preparate oggi la colazione per domani.  L’atteggiamento di praticare proprio ora, di giorno in giorno, manifesta in sé l’eternità. Maneggiate anche una singola foglia di verdura in modo tale che manifesti il corpo del Buddha. Ciò a sua volta permette al Buddha di manifestarsi attraverso la foglia

(D. Zenji, Istruzioni a un cuoco zen)

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26 aprile

Mattina di treno e di stazione, al solito. E, come di routine, sala d’ aspetto e banchina del treno affollate di pendolari e studenti. E, come tutte le mattine, osservo gli uni e gli altri chiedendomi cosa condivido con loro, oltre alla routine del trasferimento. Certo… così, superficialmente, non riconosco questi ragazzi come mia “eredità”, come una mia personale estensione. Li vedo troppo apparentemente assenti, con i capelli troppo ad ananas o tagliati secondo l’ ultima moda del pallone, i pantaloni troppo bassi o troppo attillati, le ragazze dal trucco troppo pesante e l’ abbigliamento troppo volgare e vistoso oppure così troppo bon ton e chic, tutte uguali nella borsa di Prada come la mia.

Colpa loro l’ essere apparentemente superficiali o perennemente amorfi nei confronti di un mondo e di una dimensione che non sia quella strettamente connessa al loro smartphone?

Ma è veramente così? Cosa sognano questi ragazzi? Desiderano solo diventare tante veline e tanti tronisti o questo è quello che ci è fatto vedere e sentire mentre dietro c’è uno stuolo di adolescenti e giovani in cerca di qualche cosa che noi adulti non sappiamo dare perché non appartiene neanche a noi?

Tutta colpa loro se non conoscono e non sanno dare un senso alla Festa della Liberazione o ad un sentimento nazionale che, io per prima, non riconosco per un sacco di motivi che considero tutti buoni e rispettabili?

Cosa si ritrovano questi ragazzi? Hanno una scuola in condizioni deplorevoli e che noi gli abbiamo lasciato, devono studiare fino a venticinque anni perché così “deve essere” per avere un pezzo  di carta che li abiliti mentre non sanno cosa sia la vera cultura o il vero amore per la conoscenza, la vera libertà. Hanno i centri commerciali ed i Mc Donalds che noi adulti gli abbiamo appioppato per sopperire alla nostra mancanza di tempo. O forse, più semplicemente, hanno tutto ciò che non abbiamo potuto evitare loro, anche noi persi nei deserti del nostro vivere. Forse sono vittime anche loro, come noi, di una spirale maligna  e subdola che ha perversamente annichilito le nostre coscienze.

Che senso ha, mi domando, addossare loro colpe che ereditano e condividono con noi, adulti?

Chi siamo noi per giudicare le nuove generazioni se siamo i primi ad affollare gli stadi, a fare i moralisti ed i farisei e poi riempirci di selfie narcisisti per colmare le nostre frustrazioni, a non dare un senso alle nostre azioni, a non insegnare loro il vero significato della parola libertà? Che non è quello della liberazione dal regime fascista per poi essere passati ad un altro “regime” che si ammanta di democrazia. Parlo di vera libertà, quella di essere realmente ciò che si è nati per essere. Individualmente. Il daimon di cui tanti parlano ma che molti confondono con la maschera di turno che conviene loro indossare. Quella che consente di fare i guru, i consiglieri, i maestri, i critici, i dotti e sapienti, coloro che predicano a parole o sui blog, su facebook e lo fanno bene mentre razzolano male.

Ma poi, chi lo ha detto che tutti i ragazzi e i giovani sono cosi, vuoti, amorfi e senza ideali?

Io dei miei figli vado estremamente orgogliosa anche se nessuno dei due ha festeggiato il 25 aprile. Anzi, a maggior ragione, perché più il tempo passa e più li vedo avulsi dai cliché imperanti, a loro modo degli spiriti, spero, liberi con le loro radici.

E i miei ragazzi non sono molto diversi da tanti altri che si rivelano ribelli ai falsi idoli che gli sono stati passati, ognuno a modo loro, o ad altri che se fossero supportati, probabilmente manderebbero al diavolo tutti gli adulti.

E farebbero bene.

botero