Meglio o più a lungo?

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Meglio o più a lungo?

Uno studio di qualche giorno fa asserisce che l’ aspettativa di vita degli italiani è diminuita di due mesi. Una media, una stima, un indice, una pura valutazione statistica che può essere interpretata come si vuole, secondo le più disparate “filosofie” spesso strumentali e faziose, spesso orientate ad utilizzare a fini propagandistici la “media del pollo” .

Il progresso e il benessere si sono dimostrati fallaci e bugiardi nelle loro promesse di “eternità”?

Ma chi vuole vivere per sempre?

E poi, vivere più a lungo o vivere meglio?

Baratterei volentieri anni di vita per qualità di vita, anzi per tempo da vivere.

Estensione o profondità?

L’uomo vive nel tempo, nella successione del tempo, e il magico animale nell’attualità, nell’eternità costante.
(Jorge Luis Borges)

 

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49. Il Sovvertimento (La Muta)

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Il sovvertimento.

Nel giorno stabilito incontrerai fiducia.

Sublime riuscita, propizio per perseveranza.

Il pentimento svanisce.

(IChing, Il Libro dei Mutamenti)

 

La vera scoperta non consiste nel trovare nuovi territori, ma nel vederli con nuovi occhi.

(Marcel Proust)

Arcano XII (Le Pendu)

Lasciatemi così. Ho fatto tutto il giro e ho capito. Il mondo si legge anche all’incontrario. Tutto è chiaro.

(I. Calvino, Il Castello dei destini incrociati)

Opera al nero

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Meraviglia e raffinatezze di ori spirituali e avori. Gotiche gradazioni cromatiche, texture raffinate e virtuose sparse nei panneggi dei protagonisti. Linee fluide su andamenti curvilinei e superfici..

Tempere sparse che ipnotizzano lo sguardo. Simboli.

Il peccato e la redenzione. La resurrezione.

Premonizione e saggezza che si intrecciano nei tratti su tela.

Sontuosa è la veste composta da un damasco dorato e decorato da perle. Dita raffinate afferrano il Figlio.

Contemplazione estatica, seppur volutamente e sapientemente instillata di vacuo ed onnipresente tutto. Il sacro ci difende e ci allontana dalla distruzione del corpo.

Amuleti egizi a forma di mosca, prevenzione e protezione, impudenza, persistenza e coraggio. Santità. Ode ed onore.

La vista accarezza la tela, gli occhi giacciono inerti accompagnando i colori e si perdono nel panorama celato dal sontuoso paravento, collegamento tra la terra e il cielo: l’ uomo vuole ascendere verso Dio, verso l’ infinito e soprattutto verso la salvezza.

Si allontana. Morte e putrescenza scompaiono, male vanificato da uno sguardo sdegnoso ed un colpo di mano leggiadro e velato.

Diabolico destino di morte. Fascinazione di Satana immerso e perso in colori e ombre.

Esorcismo della sublime Bellezza.

Pensa alla mosca… accoccolata sull’ eburneo davanzale marmoreo.

Centomila le specie di mosca moltiplicate per infinità di uova, larve, nuove giovani insetti con le ali velocissime e gli occhi prismatici e psichedelici. Eutrofia della vita.

Non è il ragno, con la sua prigione di seta; non la cupa falena che va alle fiamme con un teschio stampigliato sul dorso, no: se dev’esserci un insetto a simbolo della morte e dei suoi scenari di disfacimento, quello è la mosca.

Dittero necrofilo che pullula su carogne, legioni di Phaenicia sericata o Chrysomya albiceps brulicanti su carne putrescente come se fossero comparse dal nulla, madri e figlie dei vermi abitatori delle carcasse.

Un divino ronzare incessante e continuo, un instancabile autogenerarsi di volare basso, perpetuo, molesto, sulla regione senza scampo della fine dei corpi vivi: l’allegoria di ciò che diventeremo, di come saranno ripugnanti gli sciami che si nutriranno della nostra carne.

Spettacolo potente e repulsivo, brutto come ogni nigredo. Nero monito dove il brulicare della vita si rovescia all’ istante in un memento mori.

Zeus e Apollo, legioni di dei ronzanti , sempre in moto e pungenti. Eurinomo e Baalzebub.

Eserciti alati, punizioni perdute sul fondo di cocci sfusi di vasi,  e che muovono insistentemente le proterve ali venate di nero; oppure accoccolate sul fondo di una tela nel corso destinico di ventotto giorni di vita.

Pazienza e laida, remissiva esistenza esorcizzata e sconfitta, purificata da uno sguardo sottile, da una mano leggera.

Cosi come il seme, per dare frutto, deve morire e spaccarsi, ogni frammento materiale, per poter contribuire alla Grande Opera, deve prima essere abbandonato e l’ intima natura degli elementi possa prepararsi per una profonda e successiva purificazione.

(Arlequin)

 

Non è il nostro compito quello d’avvicinarci, così come non s’avvicinano fra loro il sole e la luna, o il mare e la terra. Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra. La nostra meta non è di trasformarci l’uno nell’altro, ma di conoscerci l’un l’altro e d’imparare a vedere e a rispettare nell’altro ciò ch’egli è: il nostro opposto e il nostro complemento.

(H. Hesse, Narciso e Boccadoro)