Vite incrociate

Questa sera ho iniziato Italo Calvino (ho finito un libro meraviglioso di Osho questa mattina, a Milano Domodossola): “omaggio” ad una persona che mi è stata molto cara.

Giro le pagine mentre a tratti osservo, fuori dal finestrino, l’ orizzonte che si rischiara e le nuvole che corrono via. La mia mente saltella mentre mi sovviene che non ho avuto la risposta che aspettavo. Domani.

Il mio vicino risponde al telefono: tutta la carrozza scopre che quell’ individuo occhialuto ed anonimo aspetta un rimborso di novecentoquindici euro, ma pure la metà possono andare bene dice, e aggiunge la preghiera che gli dicano qualcosa perché lui non se ne intende. E grazie tante, ci sentiamo lunedi.

Poi passa il controllore (questo non lo conosco…) a disturbare la mia, già precaria, attenzione. Mi chiede di mostrare l’abbonamento e mi avvisa di stare attenta: la carrozza è nuova, solo due mesi di vita, ma la porta è rotta… “Se lo ricordi” mi dice “altrimenti perdera la fermata”. Okay no worry… Non desidero rimanere a bordo, il treno puzza di nuovo. O di stantio?

Intanto squilla un altro telefono (“Per Elisa”…) e gliela leggi subito in faccia, all’ omino pelato che ho di fronte, la delusione… la tipa la cui voce sento in sottofondo deve avergli dato buca. Porello moh chi ti piglia? Coraggio ce la puoi fare. Cancella il numero dalla rubrica cosi ti eviti la tentazione di mandarle un pietoso whatsapp, domani, con scritto “tutto bene?”.

Rituffo la mia attenzione nel libro mentre la porta dello scompartimento del capotreno si apre e sbatte in faccia al tipo rubicondo che dorme con la bocca aperta.

Ironia, sto leggendo “Il castello dei destini incrociati”… Io mi sento un po’ “L’ Imperatrice”… Questo qui è L’ Appeso e l’ altro l’ Eremita. Il controllore sta un po’ alla Ruota della Fortuna perché è destino se non trovi il tesserino dell’ abbonamento, mentre il dormiente boh… gli faccio fare Il Sole, cosi bello paffuto e sorridente.

Il treno dei destini incrociati… oppure “treni su cui si incrociano destini”.

E noi, come tante carte andiamo gambe all’ aria alla prima folata di vento.

Intanto ho dovuto correre perche mi son distratta e non ho sentito la signorina “elettronica” annunciare la mia fermata. A lei facciam fare La Temperanza.

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