Grigio parola

Non avere le parole.

A volte ce le toglie lo stupore, a volte la gioia e a volte il dolore. A me le ha tolte la pioggia.

Parole che uscivano dalle labbra grigie e scialbe, sbiadite e slavate, annegate nel grigiume opaco delle gocce che si rincorrevano sui finestrini del treno. Parole dette al telefono o sussurrate, parole come molecole tenute insieme da forze invisibili che rotolavano via per inerzia, sotto l’ azione di gesti ripetuti migliaia di volte, espressioni concatenate in sillabe monotone e sapide.

La tipa di fronte a me ha piazzato l’ ombrello sgocciolante sui miei piedi, senza pietà. Ed io non ho avuto parole… ho osservato l’ acqua cadere dal tessuto mentre, allo stesso modo, cadevano le mie parole. Con lo stesso ritmo monotono e incolore, senza riflessi.

Parole che sono rimaste li in una pozza di espressioni dette e non dette ma destinate ad asciugarsi e svaporare sotto il primo raggio di sole.

In realtà non era la pioggia, non era la totale mancanza di colori a ferire ed illuminare gli occhi. Non era il grigio uniforme che velava il mondo. Non era neanche il treno che sferragliava cercando di recuperare il ritardo.

Non era neppure il senso di estraneità verso tutti gli esseri sgocciolanti che avevo intorno..

E’ che, proprio…, anche quando dovesse tornare primavera io qui non c’ entro nulla.

Ed ho la supponenza di dire che non mi interessa nulla perché la sensazione perenne è che tutto questo sia sbagliato.

Anche se poi ci si abitua.

Forse. O forse si porta pazienza.

La pazienza è potere: con il tempo e la pazienza, ogni foglia di gelso diventa seta.
(Confucio)

sal7

 

 

 

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