730

Oggi ho presentato il mio 730 e, come tutti gli anni, mi si è contorto lo stomaco perché devo pagare non solo ciò è stabilito io debba pagare ma anche l’acconto su quello che potrei dover pagare l’anno prossimo… tanto al limite tra dodici mesi me lo restituiranno. Alla mia domanda “perché?” Il consulente mi ha guardata con occhi lacunosi e bovini e mi ha risposto “è la legge”. Forse non ne capisce neanche lui e inserisce solo dati in un sistema che gli sputa il conto mentre tu preghi di avere una botta di culo. Che, con lo stato e la burocrazia, non capita mai.

Io mi sono tolta una minima soddisfazione ed ho destinato l’ otto per mille ai buddisti e il resto al canile dal quale proviene Argo. Piccole vendette di forma che lasciano il tempo che trovano.

Non lo so…

Non sono gocce, diciamo lacrime…

Burocrazia che è il vero volto del male del potere bugiardo, ambiguo, ambivalente, oscuro, violento, implacabile e che non paga mai di tasca propria perché non ha un solo volto e una possibilità di essere tracciato. Come senz’altro aveva già compreso Kafka, la burocrazia non solo violenta e fa violenza ma stabilisce ciò che è vero e ciò che è falso. Perché è la burocrazia che non guarda in faccia a nessuno e che sancisce storie per gli altri.

(Cit.)

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Se son margherite…

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Maggio è il mese dei matrimoni, ma ora è giugno e continua ad essere stagione di matrimoni.

Abito e lista nozze. Prove e prove e prove per un abito che verrà indossato un giorno.

Io capisco che il viaggio in treno sia il momento migliore per incrociare le agende e fissare le date per la prova finale dell’ abito, ma è almeno il terzo viaggio che la futura colomba mi aggiorna sullo status dell’ outfit, tanto che ne conosco quasi a memoria le rouches…  ma neanche il mio AD ha un agenda cosi complicata e fitta tale da dover negoziare gli appuntamenti…

Se vi amate perché non farvi bastare un paio di jeans o un abito non dico qualunque ma “normale”? Ti prego… basta con “la sindrome di Diana Spencer” ad ammorbare tutta la carrozza… Io ho due matrimoni chiusi, quello di fronte butterebbe sua moglie nel fiume Seveso e lo sfigato davanti non riesce ad impalmare nessuno. Ci conosciamo tutti e a nessuno importa nulla dell’ abito per il giorno più bello della tua vita.

Condividiamo una frazione di spaziotempo, e pure forzatamente perché l’ abitudine al solito posto è più forte della noia alle tue chiacchiere… un susseguirsi di suoni lanciati ad alta voce contro i finestrini del treno.

La lista nozze… Non ce ne importa nulla se quella stronza della zia Luisa non ti ha regalato i calici di cristallo Baccarat che tanto ti piacevano. Li ho anch’ io e li ho usati solo due volte, per finire a trascorrere il tempo della cena in trepida attesa che finisse e poterli cosi riporre sani e salvi. Ed ora son lì che li devo pulire ogni tanto.

Andiamo oltre… perché ti occorre un wedding planner, cioè uno che organizza l’ evento e fa in modo che tutti si armonizzino? Già…, sufficiente che lo facciano quel giorno, poi per il resto della vita possono pure prendersi a coltelli nella schiena che non fa nulla.

Ma quel giorno deve essere indimenticabile per tutti.

Noi pendolari della prima carrozza di testa del treno di certo ce lo vogliamo dimenticare il tedio e l’ angoscia di sentirti urlare al telefono e ad alta voce che il bouquet di rose è banale e vuoi un trionfo di orchidee… Perché proprio le orchidee? Ci sono tantissimi fiori bellissimi nella loro semplicità e tu vuoi un tappeto di orchidee sulle quali posare i tuoi piedi calzati in finte Louboutin rivestite di tessuto in composé con l’ abito per anticipare l’ eros della prima notte di nozze, evento che hai consumato 5 fidanzati fa quando eri appena maggiorenne…

E scordati la proiezione del filmino e la visione delle foto dell’ album perché già con la fantasia ce li immaginiamo… in fondo son tutti uguali nelle loro speranze e piccole innocenti ipocrisie.

Lo stereotipo principessa funziona quel giorno. Solo quel giorno. Nel resto della vita a due (o tre o quattro…) ti rimane la lavandaia, la fornaia, la barista, la badante, l’ infermiera, la maestra, la consulente matrimoniale e tutto il resto.
Pure Diana Spencer ha avuto le sue rogne nonostante abito, carrozza e cavalli.

Non ti aspetta una favola rosa ma un lungo lavoro di dedizione che si chiama amore e famiglia.

E, in entrambe i casi è un cammino difficile ed insidioso sul quale è facile cadere perché questa società ti vuole solo consumatore: di emozioni, di eventi, di passioni fulminee e temporanee. E tu ti presti… cosi, tutto preso nei tuoi sogni.

Consumatore dell’ attimo senza speranza di infilare gli attimi l’ uno dopo l’ altro come perle su un filo.

Fino a fine corsa.