Vertigine

velazquez_nudo

Una mattina ti alzi, ti guardi allo specchio mentre ti stai sbadatamente mettendo l’ eye liner nero sulle labbra e improvvisamente scopri che qualcuno ti guarda appoggiato sulla superficie argentea di fronte.

Forse sei tu, anche se quella li che vedi ha una ruga in più, o forse uno sguardo brillante “strano” che non ti riconosci vista l’ ora. Forse sei tu, ma fai fatica ad immedesimarti in quella tipa col capello che deve essere passato col phon.

Nello specchio c’è il riflesso di te, ma oltre lo specchio c’è qualcuno diverso, un’ entità la cui immagine torna indietro e ti colpisce gli occhi, ti avvolge il cuore, ti sfonda l’ anima per raccontarti che lei non è te, nonostante la somiglianza ed il fatto che tu dia per scontato di essere quella li.

Sono piccole sfumature, niente di importante e nello stesso tempo son dettagli che cambiano la sostanza.

Lo senti… lo sai, mentre guardi l’ immagine aggiustarsi l’ eye liner sulle palpebre e mettersi sulle labbra il rossetto rosa; rossetto rosa per giacca rosa.

Cambiamo impercettibilmente ogni istante e cambiamo senza dolore.

Poi, un giorno osserviamo un immagine riflessa  e “sbam”… da una dimensione superiore e sconosciuta, nel tempo di un lampo che dura un attimo vediamo il susseguirsi di tutte le nostre trasformazioni condensate e compresse tutte insieme. Il passato in un attimo presente di consapevolezza.

Sono cambiamenti improvvisi nei quali ti sei ritrovato senza volerlo e che hai dovuto accettare a fatica. Sono alterazioni lente come il tempo che si deposita sugli argenti e li opacizza o come la polvere che appena togli torna ad accumularsi finche ti arrendi. Sono metamorfosi o bozzoli che insegui e nei quali desidereresti avvolgerti mentre invece continuano a sfuggirti anche se ti accompagnano come ombre.

Allora osservi a fondo quell’ estranea, cerchi di attraversare lo specchio, cambi la tua prospettiva ed improvvisamente è come se tu fossi in alto, sulla curva di una spirale o su un sentiero che si avvita sui fianchi di una montagna; abbassi lo sguardo giù, sotto, mentre il panorama di tutti quei giri percorsi ti fa girar la testa.

Chiudi gli occhi e poi li riapri, mentre cerchi di recuperare l’ equilibrio, ti infili i tacchi rosa e vai.
Instabile, sulla curva di oggi.
Cercando di aderire al suolo e di modulare la velocità, di controllare la potenza a fatica.

E sai che la prossima volta che alzerai gli occhi sullo specchio la tipa sarà ancora li, oltre la superficie, per raccontarti della prossima vertigine.

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