Riflessioni sparse

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Riflessioni sparse in un mattina di tempesta. E un grazie a Clipax per averle fomentate.

Il ritardo mattutino del mio treno è ormai cronico ed oscilla tra i tre ed i quindici minuti. Può succedere…, in fondo la cosi mittleuropea Lombardia non è né Zurigo né Tokio… Quello che mi irrita e mi infastidisce non è il ritardo in sé stesso quanto la cronicità e la conseguente assuefazione al disservizio. “Tre minuti dopo” alla fine diventano l’ abitudine, la normalità: “solo tre minuti”… Ed intanto il livello di tolleranza alle disfunzioni diventa meno severo, mentre il livello di accettazione si fa di giorno in giorno più elastico fino a diventare sopportazione passiva e bovina.

Mi viene il dubbio che sia fatto apposta, nel piccolo e nel grande, in basso ed in alto.

E mi domando quale possa essere l’ azione di “ribellione” più giusta, coerente ed efficace per far valere i miei diritti.

Ribellione: incatenarsi a Piazzale Cadorna? Sfondare i tornelli? Scrivere lettere di lamentele ai vertici di Trenord? Di certo non posso smettere di utilizzare il servizio, il treno. E “loro” lo sanno…

Ma non è che la vera ribellione consiste nel rifiutarsi di far parte e di aderire ad un sistema che si ritiene sbagliato, attraverso piccoli e continui gesti alternativi ed inaspettati? Azioni insignificanti e stupide quanto dissenzienti e ribelli nei confronti della programmazione che ci vede vittime giornaliere?

Magari attraverso lo stupido gesto di spegnere la tv domani alle 15 quando giocherà la “Nazionale”… lo so che apparentemente non ha alcuna attinenza… ma ce l’ha, e tanta…

In treno ascolto forzatamente le conversazioni degli altri pendolari: ci esprimiamo tutti secondo gli stessi modelli linguistici, con gli stessi schemi e le stesse interlocuzioni. Non è che la vera ribellione sta nell’ uscire dalle logiche della neolingua che ci ruba parole, espressioni e desideri e che ci viene inculcata costantemente tanto da rendere l’ impoverimento e la banalizzazione del nostro lessico “parte della vita”, come il ritardo del treno?

Non è che la vera ribellione sta nel lasciare spazio alla fantasia ed alla poesia, nel leggere e nell’ informarsi fuori dal sistema, nel cercare le domande e nel costruirsi con fatica le risposte?

Ma non è che la vera ribellione al sistema sia lavorare per essere, ognuno di noi ed ognuno per sè stesso, consapevole di ogni pensiero, di ogni parola e di ogni gesto compiuto? Consapevole delle conseguenze che anche il più insignificante atteggiamento ha una ricaduta su tutto quello che ci circonda e che costantemente “provochiamo”?

Nessuno di noi può ritenersi una vittima ma ognuno di noi è “creatore”, dotato anche della grandissima forza di dire “no”, di dissentire. E dire no non equivale a “lottare contro”: è semplicemente dire “non ci sto”.

Solo un click. Un click mancato… piccola ed insignificante azione per dire no alla “distrazione di massa”.

E recuperare tempo con se stessi, con i figli, con la moglie, con un libro o magari con un gelato o gli occhi fissi al cielo per guardare il sole.

La ribellione parte da li, dal dentro, e non ha bisogno di barricate o molotov.

Credo fermamente che solo attraverso la consapevolezza interiore si possa operare un cambiamento reale.

Non ho il dente avvelenato col calcio, è solo un esempio: vale per gran parte delle azioni che compiano, alcune dei quali sono inevitabili.

Conoscere cosa sta dietro al nostro operato e alle nostre decisioni, scegliere cosa fare e farlo coerentemente ai nostri valori, quelli personali e non quelli resi automatici da poteri contro i quali poco possiamo fare.

Solo dire “no, non ci sto”.

Vive bene chi riesce a farsi una ragione di ogni cosa; ancor meglio chi nemmeno ci prova

(Equilibristasquilibrato)

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=54482

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=54485

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8 Replies to “Riflessioni sparse”

  1. Semplicemente credo che stare ad aspettare lo stato con tutto quello che gira intorno sia assolutamente inutile, e personalmente non saprei cosa fare per cambiarlo o migliorarlo. Se esiste qualcuno in grado, si faccia avanti. Attraverso la mia esperienza, ho sperimentato diverse forme di cambiamento, ma quelle dirette alla mia persona hanno sempre portato una crescita sia nella selezione delle scelte, che in quella della consapevolezza. Non vedo altra strada che migliorare se stessi con l’energia che ci è data ogni giorno, che ti dirò per quel che mi riguarda talvolta è davvero ai minimi termini. Eppure mi impegno a non spegnere mai il cervello, mi sforzo in un’analisi più dettagliata, provo a mettermi nei panni delle altre persone, cerco di andare oltre i miei ostacoli. Non conosco altro modo che questo, e persisto. Sono aperto a nuove idee ed iniziative, che fino ad oggi non si sono nemmeno palesate. A me piace seguire le anime, non i concetti. E dall’alto della mia esperienza, di cui mi vanto, posso dirti che il mio fiuto si è discretamente esercitato, anche se la ricerca per quel che mi riguarda non finisce mai. 🙂

    1. Mi piace molto quello che hai scritto e che leggo. Lo sento molto vicino al mio modo di essere e di vivere me stessa e la realtà. Nessuno salva nessuno ed ognuno salva se stesso. Non esiste nessun salvatore e se esiste è perché ho abdicato una parte delle mie responsabilità. E guardo il cielo… 😉😉😉

      1. Mi sa che condividiamo molti aspetti del pensiero l’ uno dell’ altro. E il piacere è mio. Grazie davvero per la condivisione. A volte mi sento aliena… ☺

    2. Risposta sincera ancorche “perfida”? No, non credo. È come fotografare… lavorare su di se implica utilizzare la giusta lente ed abbandonare la propria dimensione (il proprio piccolo ego) per attingere a livelli più alti o più profondi. Significa esperire e creare la propria conoscenza attraverso la pratica. Forse sbaglio… ☺

      1. Anche io sono multiforme o double face… vestita da executive assistant faccio la libera pensatrice… come vedi son messa bene anch io… alla prossima 😊😊😊

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