Esagramma 11. La Pace

Nove al terzo posto significa:

Nessun piano cui non segua un declivio,

nessuna andata cui non segua un ritorno.

Senza macchia è chi rimane perseverante nel pericolo.

Non rammaricarti di questa verità,

godi della felicità che ancora possiedi.

(IChing, Il Libro dei Mutamenti)

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Disconnesso

Non è solo perché wordpress fa le bizze e io non capisco perché… non è solo perché sabato ho devastato il mio amato blackberry fuori moda del valore ridicolo di 50 euro ma che era il mio compagno di vita da cinque anni ed ora mi sento nuda e vedova. Non è solo perché mi devo abituare ad utilizzare un futuristico Samsung touch screen mentre io ho bisogno della tastiera fisica.
Non è niente di questo, o forse tutto…
Il mio blackberry viveva con me, segnava le mie giornate, dalla sveglia ai messaggi notturni, dalle mie abitudini alle mie speranze, alle attese, ai battiti del cuore, agli umori.
Lui era la mia estensione.
E niente lo può sostituire, neanche l’ ultima app di grido.
Lui era lui, come e più di un compagno silenzioso e fedele con la sua tastiera fisica e le sue mail in bell’ ordine, senza nulla di superfluo… solo il necessario.
Ci si può affezionare ad un telefono, un oggetto, al punto di sentirne la mancanza e di chiederne le spoglie solo per averlo li?
O forse sto invecchiando e l’essere ancorata alle mie sicurezze è segno degli anni che passano.
Riposa in pace caro blackberry, segno di tempi passati ma di certo migliori di un futuro che non si sa…

Viviamo…

(…) Lentamente muore chi diventa schiavo dell’ abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia il colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce (…)

(P. Neruda)

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The floating piers

Ieri sera ha chiuso la passerella più famosa dell’ anno, quella di Christo sul lago d’Iseo.

All’inizio, per curiosità ci sarei voluta andare ma, alla fine, ho deciso che non mi interessava e non faccio dunque numero nel milione e 300 mila persone che hanno camminato sulle acque di un lago che, per quanto bello, io considero il più “brutto”, o il meno affascinante, dei laghi lombardi.

Aggiungo che, a mio avviso, quella passerella così gialla e squadrata stava anche male… era brutta. E non mi domando perché sia stata allestita proprio sul Sebino e non su un altro lago…

Ma la domanda, o la considerazione, è un’ altra… e cioè cosa spinga più di un milione di persone nell’ arco di due settimane a partecipare ad un evento che, nella pratica, consiste nel camminare su un pontile galleggiante lungo quattro chilometri e mezzo?

Persone di tutti i generi, vecchi e infanti o addirittura neonati in carrozzina o cani al guinzaglio costretti a soffrire sotto la calura ed il solleone solo per pensare di poter camminare sulle acque e quindi scattare la foto del “c’ero anche io nella grande kermesse”.

Code di ore ed ore per camminare tutti ammassati come neanche in corso Vittorio Emanuele il primo giorno di saldi o all’ uscita dei tornelli della metropolitana…

Una persona morta, chi c’è andato vestito da Gesù Cristo, nonne e donne incinte… tutti per dire di esserci stati, a tutti i costi, nonostante le code, nonostante la follia dei costi del parcheggio, nonostante il caos e il caldo torrido o i temporali.

E io mi domando perché “la gente” ha sempre bisogno di “essere” attraverso qualcosa, che sia una foto sul pontile unico nel suo genere ma di una banalità mostruosa rispetto a tutte le bellezze che ci circondano, oppure attraverso un “je suis …” su facebook per partecipare al falso cordoglio di stragi pianificate e attuate apposta per smuovere l’ emotività della necessità di partecipare.

Sembra quasi che non riusciamo ad andare oltre alla pura apparenza ed al valore di una foto ricordo o di una scritta. Noi diventiamo ciò che appare invece di essere.

Perché la gente è attirata da ciò che è “di massa” mentre invece ha paura di essere e vivere la specificità e quindi di essere “diverso”?

Di dissentire?

Di dire “io sono” attraverso l’ unicità di scelte personali anziché “anch’io c’ero” insieme ad un altro milione di persone?

Questo è il Sebino un mese prima e di giallo ci sono i fiori.

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Week end

Sabato mattina ho preso figlia e auto, poche cose nella borsa e via, una volta placatasi la bufera che ha allagato le strade di casa.

Destinazione una beauty farm fuori dal mondo e dal tempo: una bolla sospesa, sia per la sua ubicazione tra montagne poco mondane e modaiole, sia per la struttura stessa di vecchia villa liberty un po’ demodee e polverosa con una cucina favolosa ed un personale di servizio attento, preciso, accogliente e sempre disponibile.

Non ci andavo da un po’ ma è stato, come ogni volta, un ritorno a casa.

Sarà stato per le montagne di un verde abbagliante o per il cielo azzurro profondo dopo il temporale, ma tutto gridava alla vita.

La villa è immersa in un immenso parco di alberi secolari ed enormi cespugli di ortensie di ogni colore, dal bianco al rosa, dall’ azzurro al viola passando per il rosso acceso.

La pioggia aveva lavato via la polvere e reso l’ aria tersa e cristallina: la natura era tempestata di gocce di pioggia come diamanti abbandonati.

L’acqua che scorre nel sottosuolo delle montagne ed il granito danno origine a forze che ritemprano il fisico e la mente; stare sdraiati al sole è come assorbire l’ energia del mondo.

Amiche, non meno di madre e figlia, abbiamo trascorso ore lente al ritmo della luce che cambiava, in una dimensione temporale lontana da quella cittadina. Solo la natura e la fame, scandivano il passare delle ore.

Tornare è stata quasi una sofferenza, per entrambe.

E oggi di nuovo sul mio treno gelido ed affollato mentre Sofia è a casa con tante cose da fare ed in attesa di un aereo che la riporti in un posto che fa strano sentirla definire “casa”.

Strano che la casa non sia sempre il posto in cui si è vissuti o si vive.

Come del resto la vita che non sempre è la vita che si vive.

Oggi la casa ha perduto il suo splendore patriarcale; per la maggior parte degli uomini è solo una abitazione, su cui non pesa più la memoria delle generazioni defunte, che non tiene imprigionati i secoli futuri. Ma la donna si sforza sempre di dare al suo ‘interno’ il senso e il valore che aveva la vera casa.

(Simone de Beauvoir)

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Ciò che siamo

A questo punto, diventa straordinariamente facile comprendere la nostra vita: comunque siamo, non potevamo essere altrimenti. Niente rimpianti, niente strade sbagliate, niente veri errori. L’occhio della necessità svela che ciò che facciamo è soltanto ciò che poteva essere.

(J. Hillman, Il codice dell’ anima – pg. 262)

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