Nascita d’Aurora

“Nascita d’ Aurora”

Nel suo docile manto e nell’ aureola,

Dal seno, fuggitiva,

Deridendo, e pare inviti,

Un fiore di pallida brace

Si toglie e getta, la nubile notte.

È l’ ora che disgiunge il primo chiaro

Dall’ ultimo tremore.

Del cielo all’ orlo, il gorgo livida apre.

Con dita smeraldine

Ambigui moti tessono

Un lino.

E d’ oro le ombre, tacitando alacri

Inconsapevoli sospiri,

I solchi mutano in labili rivi.

(G. Ungaretti)

Non c’è nulla da dire. A volte non servono parole.

Ci sono aurore che si lasciano dietro la notte e aurore nelle quali il buio si mescola alla luce; e poi ci sono aurore che esplodono fragorose nel cielo.

E per ogni aurora ti lasci dietro qualcosa che muore, ma forse è solo la notte.

E ci sono presenze e legami che ti avvolgevano nel buio e che pensavi fossero importanti, fino a farti sentire sicura.

E invece sono evaporate e si sono dissolte nel primo raggio di sole… allora le hai guardate e vi hai riconosciuto fantasmi.

Pallidi ectoplasmi inconsistenti. Senz’ anima.

I solchi mutano in labili rivi.

PicsArt_1462563839321

Annunci

13 luglio

Tutti, presto o tardi, abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada.

(J. Hillman, Il codice dell’anima)

E allora prendi e cominci a camminare con passi lenti e incerti, magari dubbiosi. Oppure affrettati e veloci perché hai paura del buio. Ogni tanto rallenti perché sei stanco oppure sei rapito dal panorama. E lasci una lunga fila di orme che segnano il cammino e diventano la tua strada. Quella che ti sei lasciato dietro. Quella che ti aspetta non la conosci, forse solo la intravedi o la immagini. E forse sei come Frodo, con una missione appena fuori dall’ uscio. Con compagni diversi oppure sempre uguali. Con bagagli più o meno leggeri.

Oggi Sofia riparte ed io la raggiungero a metà settembre. Io invece prendo il mio treno, quello che mi porta a Milano, su binari diritti ma non meno pericolosi di un aereo che vola sopra le nuvole.

Strade che ci chiamano e strade che si incrociano, oppure parallele. Tutte con orizzonti diversi l’ una dall’ altra. Tutte destinate ad arrivare o forse a non terminare mai nelle loro infinite diramazioni.

Strade del cuore o sentieri erti, oppure piste nel deserto circondate da miraggi.

Camminare: forse è solo tutto li. Con ritmo ed il passo giusto. Utilizzando bene i polmoni e non solo i piedi. Lasciando correre i pensieri perché ci facciano da guida.

“Il canto della Strada (tre strofe)”

La Via prosegue senza fine
Lungi dall’uscio dal quale parte.
Ora la Via è fuggita avanti,
Devo inseguirla ad ogni costo
Rincorrendola con piedi alati
Sin all’incrocio con una più larga
Dove si uniscono piste e sentieri.
E poi dove andrò? Nessuno lo sa.
La Via prosegue senza fine
Lungi dall’uscio dal quale parte.
Ora la Via è fuggita avanti,
Presto, la segua colui che parte!
Cominci pure un nuovo viaggio,
Ma io che sono assonnato e stanco
Mi recherò all’osteria del villaggio
E dormirò un sonno lungo e franco
Voltato l’angolo forse si trova
Un ignoto portale o una strada nuova;
Spesso ho tirato oltre, ma chissà,
Finalmente il giorno giungerà,
E sarò condotto dalla fortuna
A est del Sole, ad ovest della Luna.

(J. R. R. Tolkien, Il Signore degli Anelli)
PicsArt_1468388865420