Nascita d’Aurora

“Nascita d’ Aurora”

Nel suo docile manto e nell’ aureola,

Dal seno, fuggitiva,

Deridendo, e pare inviti,

Un fiore di pallida brace

Si toglie e getta, la nubile notte.

È l’ ora che disgiunge il primo chiaro

Dall’ ultimo tremore.

Del cielo all’ orlo, il gorgo livida apre.

Con dita smeraldine

Ambigui moti tessono

Un lino.

E d’ oro le ombre, tacitando alacri

Inconsapevoli sospiri,

I solchi mutano in labili rivi.

(G. Ungaretti)

Non c’è nulla da dire. A volte non servono parole.

Ci sono aurore che si lasciano dietro la notte e aurore nelle quali il buio si mescola alla luce; e poi ci sono aurore che esplodono fragorose nel cielo.

E per ogni aurora ti lasci dietro qualcosa che muore, ma forse è solo la notte.

E ci sono presenze e legami che ti avvolgevano nel buio e che pensavi fossero importanti, fino a farti sentire sicura.

E invece sono evaporate e si sono dissolte nel primo raggio di sole… allora le hai guardate e vi hai riconosciuto fantasmi.

Pallidi ectoplasmi inconsistenti. Senz’ anima.

I solchi mutano in labili rivi.

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