Otto euro

In cerca di un senso tra il prezzo e il valore… sorrido guardando dal finestrino e lascio vagare la mente all’acquisto più azzeccato dell’ ultimo decennio: un paio di pantaloni palazzo di jersey di viscosa neri pagati otto euro e che potrebbero stare in una vetrina di via Montenapoleone a trecentocinquanta.

Quale è la perversione che lega il valore intrinseco di qualcosa a ciò che siamo disposti a spendere?

Sono disposta a spendere la mia vita in funzione del 27 di ogni mese?

Valgo quello per cui vengo pagata oppure mi misuro sulla soddisfazione che ricevo nel fare ciò che faccio?

Vale di più un tuffo nel blu con doppio salto carpiato inventato al momento, oppure stare in apnea tutti i giorni aspettando di tirare su la testa?

Oscillo da un limite all’altro di una corda tesa, e che a volte salto sperando nei miei riflessi, come questo treno sobbalzante sui binari.

Quanto vale arrivare a fine giornata soddisfatta? Quale è il prezzo della realizzazione? E il valore corrisponde al prezzo da pagare? Ma è vero che c’è sempre un prezzo da pagare?

Dove si trovano le risposte alle domande?

A fine corsa, cosa conterà di più… quanto ho consumato? Quanto ho pagato? Quanto ho speso? Oppure come ho investito il mio capitale, quello fatto di tempo e doti, di passione e di sorrisi?

Il tempo di un fiore che sboccia vale più del mio? Quale è il prezzo della pazienza di un tralcio che si abbarbica ad una pianta?

I miei pensieri oscillano lungo le rotaie e sfiorano le campagne assolate mentre il treno corre da qui a li.

Al prezzo di un biglietto che costa la metà, ma forse un centesimo quasi, dei miei pantaloni palazzo.

E quanto vale?

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C’è chi dice NO

Non è facile per un popolo condizionato dai timori, soggetto alla regola ferrea che la ragione è del più forte, liberarsi dai debilitanti miasmi della paura. Eppure, anche sotto la minaccia della macchina statale più schiacciante, il coraggio continua a risorgere, poiché la paura non è lo stato naturale dell’uomo civile.

(Aung San Suu Kyi)

http://www.newspedia.it/fmi-minacce-sul-referendum-se-non-votate-si-sara-lapocalisse/

 

18 luglio

Ora conteremo fino a dodici
e tutti resteremo fermi.
Una volta tanto sulla faccia della terra,
non parliamo in nessuna lingua;
fermiamoci un istante,
e non gesticoliamo tanto.

Che strano momento sarebbe
senza trambusto, senza motori;
tutti ci troveremmo assieme
in un’improvvisa stravaganza.

Nel mare freddo il pescatore
non attenterebbe alle balene
e l’uomo che raccoglie il sale
non guarderebbe le sue mani offese.

Coloro che preparano nuove guerre,
guerre coi gas, guerre col fuoco,
vittorie senza sopravvissuti,
indosserebbero vesti pulite
per camminare coi loro fratelli
nell’ombra, senza far nulla.

Ciò che desidero non va confuso
con una totale inattività.
È della vita che si tratta.

Se non fossimo così votati
a tenere la nostra vita in moto
e per una volta tanto non facessimo nulla,
forse un immenso silenzio interromperebbe la tristezza
di non riuscire mai a capirci
e di minacciarci con la morte.

Forse la terra ci può insegnare,
come quando tutto d’inverno sembra morto
e dopo si dimostra vivo.

Ora conterò fino a dodici
e voi starete zitti e io andrò via.

(Pablo Neruda)

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