Sul terremoto anche la patacca di Facebook

Il simplicissimus

Zuckerberg-con-RenziAlle volte non riesco a trattenere lo sgomento non soltanto per l’ingiustizia e la diseguaglianza, ma per la facilità con cui queste macchie umane vengono lavate in un bagno a secco di retorica insulsa e di emotività inerme: ieri non volevo credere alle mie orecchie quando ho dovuto subire l’onta di un premier e di un Paese che si compiacciono dell’augusta visita del noto ladro di idee Mark Zuckerberg, sesta persona più ricca del mondo grazie a Facebook e probabilmente, anzi certamente, idolo del renzianesimo. Si rimane di sasso di fronte all’accoglienza da capo di stato che ha avuto con visita al Papa, al presidente del coniglio (non è un refuso), naturalmente presso gli educatori al liberismo della Luiss, in pratica dei dipendenti a cui ha accordato il piacere di una sfilza di banalità da paura confermando che si può essere miliardari, ma con poco cervello e si rimane davvero turbati di fronte alle…

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Il rimedio è la povertà

“Il rimedio è la povertà”

http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=77560&typeb=0

Questo articolo apparve il 30 giugno 1974, ed è straordinario. Una meraviglia di stile e di pensiero di Goffredo Parise.

Troviamo utile pubblicare di tanto in tanto dei gioielli del pensiero. Questo è un articolo di Goffredo Parise tratto dalla rubrica che lo scrittore tenne sul “Corriere della sera” dal 1974 al 1975. Si trova nell’antologia “Dobbiamo disobbedire”, a cura di Silvio Perrella, edita da Adelphi. Questo articolo apparve il 30 giugno 1974, ed è straordinario. Una meraviglia di stile e di pensiero di questo autore sicuramente libero e lontano da ogni appartenenza politica e salottiera. Rappresenta per noi oggi – media compresi che non ospitano più pezzi così controcorrente – uno schiaffo contro la nostra inerzia.

«Questa volta non risponderò ad personam, parlerò a tutti, in particolare però a quei lettori che mi hanno aspramente rimproverato due mie frasi: «I poveri hanno sempre ragione», scritta alcuni mesi fa, e quest’altra: «il rimedio è la povertà. Tornare indietro? Sì, tornare indietro», scritta nel mio ultimo articolo.

Per la prima volta hanno scritto che sono “un comunista”, per la seconda alcuni lettori di sinistra mi accusano di fare il gioco dei ricchi e se la prendono con me per il mio odio per i consumi. Dicono che anche le classi meno abbienti hanno il diritto di “consumare”.

Lettori, chiamiamoli così, di destra, usano la seguente logica: senza consumi non c’è produzione, senza produzione disoccupazione e disastro economico. Da una parte e dall’altra, per ragioni demagogiche o pseudo-economiche, tutti sono d’accordo nel dire che il consumo è benessere, e io rispondo loro con il titolo di questo articolo.

Il nostro paese si è abituato a credere di essere (non ad essere) troppo ricco. A tutti i livelli sociali, perché i consumi e gli sprechi livellano e le distinzioni sociali scompaiono, e così il senso più profondo e storico di “classe”. Noi non consumiamo soltanto, in modo ossessivo: noi ci comportiamo come degli affamati nevrotici che si gettano sul cibo (i consumi) in modo nauseante. Lo spettacolo dei ristoranti di massa (specie in provincia) è insopportabile. La quantità di cibo è enorme, altro che aumenti dei prezzi. La nostra “ideologia” nazionale, specialmente nel Nord, è fatta di capannoni pieni di gente che si getta sul cibo. La crisi? Dove si vede la crisi? Le botteghe di stracci (abbigliamento) rigurgitano, se la benzina aumentasse fino a mille lire tutti la comprerebbero ugualmente. Si farebbero scioperi per poter pagare la benzina. Tutti i nostri ideali sembrano concentrati nell’acquisto insensato di oggetti e di cibo. Si parla già di accaparrare cibo e vestiti. Questo è oggi la nostra ideologia. E ora veniamo alla povertà.

Povertà non è miseria, come credono i miei obiettori di sinistra. Povertà non è “comunismo”, come credono i miei rozzi obiettori di destra.

Povertà è una ideologia, politica ed economica. Povertà è godere di beni minimi e necessari, quali il cibo necessario e non superfluo, il vestiario necessario, la casa necessaria e non superflua. Povertà e necessità nazionale sono i mezzi pubblici di locomozione, necessaria è la salute delle proprie gambe per andare a piedi, superflua è l’automobile, le motociclette, le famose e cretinissime “barche”.

Povertà vuol dire, soprattutto, rendersi esattamente conto (anche in senso economico) di ciò che si compra, del rapporto tra la qualità e il prezzo: cioè saper scegliere bene e minuziosamente ciò che si compra perché necessario, conoscere la qualità, la materia di cui sono fatti gli oggetti necessari. Povertà vuol dire rifiutarsi di comprare robaccia, imbrogli, roba che non dura niente e non deve durare niente in omaggio alla sciocca legge della moda e del ricambio dei consumi per mantenere o aumentare la produzione.

Povertà è assaporare (non semplicemente ingurgitare in modo nevroticamente obbediente) un cibo: il pane, l’olio, il pomodoro, la pasta, il vino, che sono i prodotti del nostro paese; imparando a conoscere questi prodotti si impara anche a distinguere gli imbrogli e a protestare, a rifiutare. Povertà significa, insomma, educazione elementare delle cose che ci sono utili e anche dilettevoli alla vita. Moltissime persone non sanno più distinguere la lana dal nylon, il lino dal cotone, il vitello dal manzo, un cretino da un intelligente, un simpatico da un antipatico perché la nostra sola cultura è l’uniformità piatta e fantomatica dei volti e delle voci e del linguaggio televisivi. Tutto il nostro paese, che fu agricolo e artigiano (cioè colto), non sa più distinguere nulla, non ha educazione elementare delle cose perché non ha più povertà.

Il nostro paese compra e basta. Si fida in modo idiota di Carosello (vedi Carosello e poi vai a letto, è la nostra preghiera serale) e non dei propri occhi, della propria mente, del proprio palato, delle proprie mani e del proprio denaro. Il nostra paese è un solo grande mercato di nevrotici tutti uguali, poveri e ricchi, che comprano, comprano, senza conoscere nulla, e poi buttano via e poi ricomprano. Il denaro non è più uno strumento economico, necessario a comprare o a vendere cose utili alla vita, uno strumento da usare con parsimonia e avarizia. No, è qualcosa di astratto e di religioso al tempo stesso, un fine, una investitura, come dire: ho denaro, per comprare roba, come sono bravo, come è riuscita la mia vita, questo denaro deve aumentare, deve cascare dal cielo o dalle banche che fino a ieri lo prestavano in un vortice di mutui (un tempo chiamati debiti) che danno l’illusione della ricchezza e invece sono schiavitù. Il nostro paese è pieno di gente tutta contenta di contrarre debiti perché la lira si svaluta e dunque i debiti costeranno meno col passare degli anni.

Il nostro paese è un’enorme bottega di stracci non necessari (perché sono stracci che vanno di moda), costosissimi e obbligatori. Si mettano bene in testa gli obiettori di sinistra e di destra, gli “etichettati” che etichettano, e che mi scrivono in termini linguistici assolutamente identici, che lo stesso vale per le ideologie. Mai si è avuto tanto spreco di questa parola, ridotta per mancanza di azione ideologica non soltanto a pura fonia, a flatus vocis ma, anche quella, a oggetto di consumo superfluo.

I giovani “comprano” ideologia al mercato degli stracci ideologici così come comprano blue jeans al mercato degli stracci sociologici (cioè per obbligo, per dittatura sociale). I ragazzi non conoscono più niente, non conoscono la qualità delle cose necessarie alla vita perché i loro padri l’hanno voluta disprezzare nell’euforia del benessere. I ragazzi sanno che a una certa età (la loro) esistono obblighi sociali e ideologici a cui, naturalmente, è obbligo obbedire, non importa quale sia la loro “qualità”, la loro necessità reale, importa la loro diffusione. Ha ragione Pasolini quando parla di nuovo fascismo senza storia. Esiste, nel nauseante mercato del superfluo, anche lo snobismo ideologico e politico (c’è di tutto, vedi l’estremismo) che viene servito e pubblicizzato come l’élite, come la differenza e differenziazione dal mercato ideologico di massa rappresentato dai partiti tradizionali al governo e all’opposizione. L’obbligo mondano impone la boutique ideologica e politica, i gruppuscoli, queste cretinerie da Francia 1968, data di nascita del grand marché aux puces ideologico e politico di questi anni. Oggi, i più snob tra questi, sono dei criminali indifferenziati, poveri e disperati figli del consumo.

La povertà è il contrario di tutto questo: è conoscere le cose per necessità. So di cadere in eresia per la massa ovina dei consumatori di tutto dicendo che povertà è anche salute fisica ed espressione di se stessi e libertà e, in una parola, piacere estetico. Comprare un oggetto perché la qualità della sua materia, la sua forma nello spazio, ci emoziona.

Per le ideologie vale la stessa regola. Scegliere una ideologia perché è più bella (oltre che più “corretta”, come dice la linguistica del mercato degli stracci linguistici). Anzi, bella perché giusta e giusta perché conosciuta nella sua qualità reale. La divisa dell’Armata Rossa disegnata da Trotzky nel 1917, l’enorme cappotto di lana di pecora grigioverde, spesso come il feltro, con il berretto a punta e la rozza stella di panno rosso cucita a mano in fronte, non soltanto era giusta (allora) e rivoluzionaria e popolare, era anche bella come non lo è stata nessuna divisa militare sovietica. Perché era povera e necessaria. La povertà, infine, si cominci a impararlo, è un segno distintivo infinitamente più ricco, oggi, della ricchezza. Ma non mettiamola sul mercato anche quella, come i blue jeans con le pezze sul sedere che costano un sacco di soldi. Teniamola come un bene personale, una proprietà privata, appunto una ricchezza, un capitale: il solo capitale nazionale che ormai, ne sono profondamente convinto, salverà il nostro paese».

Spirito filantropico

(…)
La Clinton Foundation è un ente filantropico, che svolge attività caritatevoli in tutto il mondo. Si occupa di povertà, immigrazione, ricerca, ambiente e sopratutto di diritti civili; per questo sorprende vedere tra i principali finanziatori della Fondazione, le monarchie del Golfo Persico che sono espressione delle peggiori tirannie esistenti.
L’Arabia Saudita ha donato tra i 10 e i 25 milioni di dollari (così il range indicato dalla stessa Fondazione).
Il Kuwait tra i 5 e i 10 milioni (più o meno quanto la Fondazione di Elton John).
Qatar, Emirati Arabi ed Oman, tra 1 e 5 milioni di dollari (lo stesso range di Steven Spielberg, della Coca Cola Foundation e di Goldman Sachs).
A queste si aggiungono molte donazioni di privati come la Dubai Foundation, organizzazioni un po’ ambigue come Friends Of Saudi Arabia, membri della Casa reale come Turki bin Faisal Al Saud, miliardari sauditi come Al-Walid bin Talal, holding e multinazionali di Dubai come Al Dabbagh Group Holding.
Insomma il variegato mondo wahabita, che nega diritti umani e democrazia, finanzia una Fondazione che vuole diffondere diritti umani e democrazia. La contraddizione la vedo solo io? Ovviamente no. Glenn Greenwald, importante giornalista d’inchiesta di area liberal è stato molto chiaro in propositoTutti coloro che desiderano sostenere che i sauditi abbiano donato milioni di dollari alla Fondazione Clinton per il desiderio magnanimo di aiutare le sue cause benefiche, alzino la mano”.
Per carità molti governi stranieri finanziano la Fondazione Clinton; anche il nostro, attraverso il Ministero dell’Ambiente dal 2013. Ma noi siamo ancora un democrazia (forse) liberale (forse); di certo non siamo una teocrazia oscurantista che reprime i diritti umani, sponsorizza il terrorismo islamico e diffonde l’integralismo salafita per il mondo.
(…)

Esagramma 6. La Lite

ilmagodiozblog

Mai muovere un passo senza interrare una semente.

Ciascun istante l’ inizio di un’ eternita, ciascun gradino il principio di una scala infinita, ciascun gesto il nucleo di un cosmo nuovo.

Se il saggio non semina, è ragione sterile.

Chi accumula senza dare, si svuota.

Prima di spianare la via, mondala dalle illusioni pietrificate.

Nel deserto della sofferenza, pianta una scintilla di allegria, affondala con forza su ciò che solo imita quello che è per sempre.

Puoi seguire il cammino inverso: una pietra ruvida, la corrente del fiume non la rifiuta ma la leviga, la contiene.

Il sassolino abbandonandosi all’ illimitatezza le dà un significato.

Una sola semente giustifica l’ esistenza della Terra intera.

(A. Jodorowsky)

Sopra il Cielo, sotto l’ Acqua.

Giacché i desideri velano a noi stessi la cosa desiderata; i doni

discendono dall’ alto nelle loro proprie forme.

(J. W. Goethe)

A volte occorre arrendersi e lasciare…

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TTIP

Primo effetto Brexit: Il vice di Merkel dichiara morto il TTIP.

di Giorgio Cremaschi.
IL GOVERNO TEDESCO DICHIARA MORTO IL TTIP, GRAZIE ALLA BREXIT.
IL GOVERNO RENZI ERA IL PIÙ SERVILE VERSO IL TERRIBILE TRATTATO, ANCHE PER QUESTO BISOGNA VOTARE NO ALLA SUA CONTRORIFORMA COSTITUZIONALE.
Il vicecancelliere della Germania, Sigmar Gabriel, socialdemocratico, ha dichiarato che il TTIP non si farà più, scaricando le responsabilità del fallimento del trattato sulle eccessive pretese degli Stati Uniti, per le loro multinazionali.
La verità è che dopo la BREXIT i negoziati per il TTIP non sono neppure cominciati. Doveva esserci una sessione decisiva proprio alla fine di giugno e il nostro ministro Calenda si era sperticato sulla necessità di giungere ad un accordo. Il governo Renzi si era mostrato il più servile, il più colonizzato d’Europa.
Francia e Germania avevano già frenato sull’intesa, ma il precedente accordo tra Canada e UE, con molti dei contenuti del TTIP, spingeva comunque verso il disastro.
Poi per fortuna il popolo britannico ha votato NO alla UE ed è saltato tutto.
Grazie alla Brexit si sono fermati, a dimostrazione che il voto britannico è stato un grande segnale positivo per la libertà e i diritti dei popoli.
Certo non è finita, il liberismo sfrenato del TTIP era troppo favorevole agli interessi delle multinazionali USA, per questo quelle tedesche e francesi alla fine hanno festeggiato il suo fallimento. Ma questo non vuol dire che le aggressioni al lavoro, allo stato sociale,all’ambiente in Europa finiranno.
I poteri economici e finanziari della UE e i loro politici continueranno a fare danni finché i popoli europei non li fermeranno.
Intanto però grazie alla Brexit una catastrofe è stata evitata. Ora dobbiamo evitarne un altra, la distruzione della nostra Costituzione.
Il fronte del SI al referendum è fatto dalle stesse forze e interessi che erano favorevoli al TTIP e che avevano demonizzato la Brexit. Sconfiggerli sarà un passo avanti per l’Italia e l’Europa. I NO dei popoli fanno bene alla democrazia.

Il disgusto

Senza pudore e senza vergogna. Incommentabile.

Ognuno tragga le conclusioni più opportune…

Non possiamo demandare al funzionamento dei mercati la creazione di una società equa” perchè “non hanno coscienza, non hanno morale, non sanno distinguere tra ciò che è giusto e ciò che non lo è”. Lo ha detto l’ad della Fca Sergio Marchionne ai vincitori di un premio Luiss sulla finanza aggiungendo che ”l’efficienza non è e non può essere l’unico elemento che regola la vita. C’e’ un limite oltre il quale il profitto diventa avidità e chi opera nel libero mercato ha il dover di fare i conti con la propria coscienza”.

http://www.ansa.it/sito/notizie/economia/2016/08/27/marchionne-mercati-senza-morale-agire-con-coscienza_0c16f35f-09a3-45dc-804c-098efb6041d6.html

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/07/27/exor-in-olanda-lesodo-degli-agnelli-allestero-parte-da-lontano-mentre-dicevano-fiat-sempre-piu-forte-in-italia/2936953/

Esagramma 5. L’ Attesa (il Nutrimento)

ilmagodiozblog

Soltanto allora, scultura di santo lustrata dai baci dei credenti, la tua bocca potrà versare parole simili a soli.

Non saranno tue, a generarle sarà un’ umile gola.

Avranno lettere, suoni, forme, ma fertili stavolta, esplosioni gravide di canti, cattedrali della crescita perenne, giganteschi dizionari popolati mille volte da un solitario “grazie”.

(A. Jodorowsky)

Acqua sopra, Cielo sotto.

La luce incontra l’ acqua caduta nella notte ed i miei occhi catturano le scintille ed i bagliori, mentre il cielo si fa luce. Attendo la mattina per frugare tra l’ erba e trovare le stelle. Tutto arriva, lentamente, ed intanto il tempo si fa destino. Spontaneamente. Nutrendo l’ anima di lampi di luce contenuti in mondi celati.

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Per un PIL

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Dow Jones né i successi del Paese sulla base del Prodotto Interno Lordo. Il PIL comprende l’inquinamento dell’aria, la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine del fine settimana… Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari. Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro istruzione e della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia e la solidità dei valori familiari. Non tiene conto della giustizia dei nostri tribunali, né dell’equità dei rapporti fra noi. Non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio né la nostra saggezza né la nostra conoscenza né la nostra compassione. Misura tutto, eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta.

(Robert Kennedy – Discorso tenuto il 18 marzo 1968 alla Kansas University)

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=16819

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Kafuka

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KAFUKA

la notte gravida
scalini di pietra
un forte pendio che porta al giardino
dove i profumi del roseto
circondano le locuste
i verdi germogli del giorno
mormorano
amorosi
delle radici d’alberi di mango
di lontano
gemono i campi di canna da zucchero
la terra cedevole ancora
do tempo das águas
le tue mani ruvide
che mi carezzano
in sparse scintille
filanti verso il cielo
le tue gambe arrendevoli
che indovino
inarcate
sotto i miei occhi socchiusi
voci accennate
nella casa attigua
tintinnio di braccialetti
d’un luogo all’altro
e poi
il tuo mite respiro
su collo e capelli

per addormentarmi.

(Carla Ferro)

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CARLA FERRO
È nata nel 1970 a Mindelo, São Vicente, nelle isole di Capo Verde. Da Cuba agli Stati Uniti passando dalla Costa d’Avorio, il suo nomadismo l’ha portata in Europa. Fermatasi a Namur nel 1997, la capitale della Vallonia è diventata il nuovo caposaldo della poetessa. Nel…

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Primi effetti positivi del Brexit su economia britannica

In un articolo a firma di Tim Wallace, il quotidiano britannico “The Telegraph” analizza i primi effetti positivi sull’economia Uk dopo il referendum dello scorso 23 giugno che ha sancito l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea.

La disoccupazione è in calo, i prezzi sono stabili, c’è un clima di ottimismo e di fiducia nei consumatori, il Governo ha perfino registrato un avanzo di bilancio a luglio 2016. Questi sono i primi segnali, anche se minimi, di un effetto positivo  del referendum che ha spaccato il Paese e creato timori ed aspettative negative sul futuro economico di Londra.
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Non basta però: l’uscita dall’area Ue si configura come una “nuova nascita” per l’economia inglese, che ora punta la propria attenzione sui mercati asiatici – in joint venture commerciale e monetaria con la Cina – scavalcando veti e freni imposti da un’Unione Europea a trazione tedesca.

Ecco i primi risultati “strutturali” dell’uscita dell’economia britannica dall’Ue: dopo un primo fisiologico calo del mercato azionario, il valore delle azioni si attesta ad un livello superiore a quello pre-referendum; sono calati i sussidi di disoccupazione di 8.600 unità, stabilizzandosi il dato a 736.300. L’occupazione è aumentata di 52.000 unità, indicando in questo più un clima di ottimismo reale piuttosto che una catastrofica rassegnazione ad un futuro che appariva “nerissimo”. Il tasso di disoccupazione attuale (4,9%) si attesta ai livelli minimi del 2005. L’occupazione è al 74,5%, al livello più alto dal 1971.

Le vendite al dettaglio nel mese di luglio hanno fatto registrare un +5,9%, soprattutto di beni di semi-lusso, il che indica come il calo della sterlina abbia favorito gli acquisti dei turisti in visita nel Regno Unito.

I prezzi al consumo hanno fatto registrare solo un +0,6% rispetto al +2% temuto dalla Banca d’Inghilterra.

Stesso trend positivo registrato per il potere d’acquisto dei salari, cresciuto del +1,9% nel mese di luglio su base annua. Anche l’inflazione segna un aumento positivo a luglio, il maggiore degli ultimi 20 mesi. Unico neo per il futuro potrebbe esser un aumento dell’inflazione – stimato ad un +3% a fine 2017 – a fronte di un potere d’acquisto salariale non aumentato nello stesso ritmo.

Il Governo britannico ha inoltre registrato un avanzo di bilancio di 1 miliardo di sterline sempre nel mese di luglio.

L’agenzia di rating Moody prevede comunque un rallentamento per l’economia Uk ma non la temuta recessione.
In sostanza il Brexit ha giovato già a brevissimo termine sull’economia britannica, nonostante il coro negativo mantenuto dai media filo europeisti, si prevede inoltre che a lungo termine questi risultati saranno stabilizzati, se non conosceranno un ulteriore ed imprevisto miglioramento.

Fonte: Katehon

http://www.controinformazione.info/19246-2/