Essere

Primo giorno “fuori dai giochi”, primo giorno di una vita “nuova”… e sono distrutta.

Quanto è difficile guardarsi dentro e capire chi si è e, soprattutto, dove si vuole andare…

In mezzo c’è la vita che scorre e, ai margini, ci sei tu. O forse tu stai in mezzo e tutto il resto ti vortica attorno, a volte ti tira giù e a volte ti rimanda su, in un ballo continuo. La testa ti va giù e bevi, poi ti va su e respiri mente guardi il sole.

Passi da un fuoco d’ artificio ad una tranquilla pozza d’ acqua mentre il richiamo della voce delle sirene dei desideri si mischia alla consapevolezza dei limiti e del dovere.

Ti senti tutto, leggera e pesante, inconsistente e terrena.

Sarò una cascata del Niagara e la mia voce tuonerà in un fragore incessante.
La corrente impetuosa spazzerà via i pesanti tronchi delle difficoltà altrui.
Sarò un uragano di risate ed abbatterò le foreste e le torri del dolore.
Volerò rombando per infinite miglia di intelligenze umane e sradicherò i loro conflitti.
Sarò un fulgore di lampi nella notte e svelerò, inaspettato, il panorama della tua bellezza, a lungo celato dalle tenebre di occhi che non vedevano.
Sarò un raggio di luna di beatitudine e scaccerò la malinconia dalla terra.
Sarò uno sprazzo di luce e metterò in fuga la tristezza annidata nei recessi del pensiero umano.
Per grazia tua improvvisi bagliori di saggezza dissolveranno il cumulo di errori di secoli e secoli.

(Yogananda)

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1 agosto

Menoquarantuno, lunedi.

Anche luglio se ne è andato, tra l’ afa e temporali sopra le nuvole, tra i lampi e i tuoni che hanno illuminato la notte. Giorni di vacanza per alcuni e prove di vita per altri. Sonno, come se non avessi dormito mai.

A volte ti senti una stella, o un fuoco nel cielo scuro. Nell’ anima zampilli di luce e botti improvvisi. Stelle che vivono un momento e che non sono diverse dalla luce che arriva dalle profondità dell’ universo. Stelle che durano un attimo o stelle già spente. Luci.

Luci appese nel nero, da guardare col naso all’ insu mentre diventano fiammelle che ti cadono sul viso.

Tante cose da fare e voglia di restare sospesi.

Con tuoni e celesti fuochi d’artificio si deve parlare a sensi fiacchi e addormentati. Ma la voce della bellezza parla sommessa: essa s’insinua soltanto nelle anime più deste.

(F. Nietzsche)

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