Provocare la guerra nucleare attraverso i media

Lungo ma interessante articolo.

“Provocare la guerra nucleare attraverso i media”

DI JOHN PILGER
johnpilger.com

La discolpa di un uomo accusato del peggiore dei crimini, il genocidio, non ha fatto notizia. Né la BBC, né la CNN ne hanno parlato. Il Guardian si è permesso un breve commento. Una tale rara ammissione ufficiale è stata sepolta o cancellata, comprensibilmente. Spiegherebbe troppo bene come i padroni del mondo lo governano.

L’ICTY, il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia dell’Aia, ha tacitamente esonerato il defunto presidente serbo, Slobodan Milosevic, da crimini di guerra commessi durante il conflitto in Bosnia del 1992-1995, tra cui il massacro di Srebrenica.

(…) Milosevic morì di infarto nel 2006, isolato nella sua cella all’Aja, durante quello che si rivelò essere un processo fasullo intentatogli da un cosiddetto “tribunale internazionale” inventato dagli americani. Gli fu negato un intervento cardiaco che avrebbe potuto salvargli la vita, e la sua condizione peggiorò, monitorata e tenuta segreta da funzionari degli Stati Uniti, come poi svelato da WikiLeaks.

Milosevic è stato vittima della propaganda di guerra che oggi scorre come un fiume sui nostri schermi e giornali, con grande pericolo per noi tutti. Era il prototipo del demonio, diffamato dai media occidentali come il “macellaio dei Balcani”, responsabile di “genocidio”, in particolare nella provincia jugoslava secessionista del Kosovo. Il primo ministro Tony Blair disse proprio così, invocando l’Olocausto e chiedendo un intervento contro “questo nuovo Hitler”. David Scheffer, ambasciatore generico degli Stati Uniti per crimini di guerra [sic], dichiarò che “225.000 uomini di etnia albanese e di età compresa tra i 14 e i 59 anni” potrebbero essere stati uccisi dalle forze di Milosevic.

Fu questa la giustificazione per i bombardamenti della Nato, guidata da Bill Clinton e Blair, che uccise centinaia di civili in ospedali, scuole, chiese, parchi e studi televisivi e che distrusse le infrastrutture economiche della Serbia. Era palesemente ideologica; in una nota “conferenza per la pace” a Rambouillet, in Francia, Milosevic fu affrontato da Madeleine Albright, il segretario di Stato Americano di allora, quella che si coprì poi d’infamia nel dire che la morte di mezzo milione di bambini iracheni era “valsa la pena”.

(…) L’attacco della NATO era stato sia una truffa che un crimine di guerra.

A parte una minima quantità, tutti i missili di “precisione guidata” di cui si vantava l’America colpirono obiettivi civili, non militari, tra cui gli studi della Radio Televisione Serba a Belgrado. Sedici persone furono uccise, tra cui cameramen, produttori e un truccatore. Con insolenza, Blair descrisse i morti come parte del “comando e controllo” serbo. Nel 2008, Carla Del Ponte, pubblico ministero del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, svelò che le fu fatta pressione per non indagare sui crimini della NATO.

È stato questo il modello per le successive invasioni di Washington dell’Afghanistan, Iraq, Libia e, segretamente, della Siria. Tutte si qualificano come “crimini di primaria importanza” per gli standard di Norimberga; e tutte dipendono dalla propaganda mediatica. Mentre il giornalismo scandalistico giocava la sua parte tradizionale, è stato il giornalismo serio, credibile, spesso liberale il più efficace – la promozione evangelica di Blair e delle sue guerre da parte del Guardian, le continue menzogne circa le inesistenti armi di distruzione di massa di Saddam Hussein dell’Observer e del New York Times, e l’infallibile rullo di tamburi di propaganda governativa della BBC nel silenzio delle sue omissioni.

(…) Questo ossequioso riferimento agli Stati Uniti e ai suoi sodali come forza benigna “che porta la buona sorte” è radicato in profondità nella classe dirigente giornalistica occidentale. Si assicura che per la catastrofe odierna in Siria sia accusato esclusivamente Bashar al-Assad, che l’Occidente e Israele hanno a lungo cospirato per rovesciare, non certo per questioni umanitarie, ma per consolidare il potere aggressivo di Israele in quella regione. Le forze jihadiste scatenate e armate dagli Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Turchia e dalla “coalizione” per procura servono a questo fine. Sono loro che dispensano la propaganda e i video che diventano notizie negli Stati Uniti e in Europa, che procurano l’accesso ai giornalisti garantendo una “copertura” unilaterale della Siria.

La città di Aleppo è nei notiziari. La maggior parte dei lettori e telespettatori non può sapere che la maggioranza della popolazione di Aleppo vive nella parte occidentale della città, controllata dal governo. Il fatto che soffra bombardamenti di artiglieria tutti i giorni da al-Qaeda, che a sua volta è sponsorizzato dall’occidente non appare nelle news. Il 21 luglio scorso, i bombardieri francesi e americani hanno attaccato un villaggio del governo nella provincia di Aleppo, uccidendo circa 125 civili. Questo è stato comunicato a pagina 22 del Guardian; non c’erano fotografie.

(…) Il rischio nucleare è evidente, anche se occultato dai media in tutto “il mondo libero”. Gli scrittori editoriali del Washington Post, dopo aver caldeggiato la finzione delle armi di distruzione di massa in Iraq, chiedono che Obama attacchi la Siria. Hillary Clinton, che pubblicamente gioì del proprio ruolo di carnefice durante la distruzione della Libia, ha più volte ripetuto che, come presidente, lei “andrà più lontano” di Obama.

Gareth Porter, un giornalista contro corrente, scrivendo da Washington, ha recentemente rivelato i nomi di coloro che potrebbero costituire il gabinetto della Clinton, e che pianificano un attacco alla Siria. Tutti hanno storie belligeranti della guerra fredda; l’ex direttore della CIA, Leon Panetta, dice che “il prossimo presidente dovrà prendere in considerazione l’aggiunta di forze speciali supplementari sul terreno”.

(…) Come Milosevic, Putin è il Demone Numero Uno. È stato Putin ad abbattere un aereo di linea della Malesia sull’Ucraina. Titolo: “Per quanto mi riguarda, Putin ha ucciso mio figlio”. Nessuna prova richiesta. È stato Putin ad essere responsabile del documentato (e pagato da Washington) rovesciamento del governo eletto a Kiev nel 2014. La successiva campagna di terrore da parte delle milizie fasciste contro la popolazione russofona dell’Ucraina è stato il risultato dell'”aggressione” di Putin. Prevenire che la Crimea diventasse una base missilistica Nato e proteggere la popolazione in gran parte russa che aveva votato in un referendum per ricongiungersi alla Russia – da cui la Crimea era stata annessa – sono stati altri esempi di “aggressione” di Putin. La macchina del fango mediatica diventa inevitabilmente guerra mediatica. Se la guerra con la Russia scoppia, per progetto o per caso, gran parte della responsabilità sarà dei giornalisti.

Negli Stati Uniti, la campagna anti-Russia è stata elevata a realtà virtuale. Paul Krugman del New York Times, economista e premio Nobel, ha definito Donald Trump il “candidato siberiano”, perché, dice, Trump è uomo di Putin. Trump aveva osato suggerire, in un raro momento di lucidità, che la guerra con la Russia potrebbe essere una cattiva idea. In realtà, egli è andato oltre ed ha rimosso le spedizioni di armi americane verso l’Ucraina dalla piattaforma repubblicana. “Non sarebbe una gran cosa se andassimo d’accordo con la Russia”, ha detto.

È questo il motivo per cui l’establishment liberale guerrafondaio degli Stati Uniti lo odia. Gli sproloqui di razzismo e demagogia di Trump non centrano niente. I record di razzismo ed estremismo di Bill e Hillary Clinton possono battere Trump qualsiasi giorno. (Questa settimana è il 20° anniversario della “riforma” Clinton del welfare che ha lanciato una guerra contro gli afro-americani). Per quanto riguarda Obama: mentre la polizia americana ammazza i suoi consimili afro-americani la grande speranza della Casa Bianca non ha fatto nulla per proteggerli, nulla per mitigare il loro impoverimento, mentre conduceva quattro guerre rapaci e una campagna di omicidi senza precedenti.

La CIA ha richiesto che Trump non sia eletto. I generali del Pentagono hanno richiesto che non venga eletto. I pro-guerra del New York Times – prendendosi una pausa dal loro continuo sputtanamento di Putin – richiedono che non venga eletto. Sta succedendo qualcosa. Questi difensori della “guerra perpetua” sono terrorizzati che il business di guerra da multi-miliardi di dollari attraverso cui gli Stati Uniti mantengono il loro dominio sarà compromesso se Trump fa un accordo con Putin, poi con il presidente della Cina Xi Jinping. Il loro panico alla possibilità che i grandi poteri mondiali parlino di pace – per quanto improbabile – sarebbe la farsa più nera se i temi non fossero così tragici.

(…)

L’anno prossimo, sarà un secolo da quando Wilfred Owen scrisse quanto segue. Ogni giornalista dovrebbe leggerlo e ricordarlo…

Se potessi sentire, ad ogni sobbalzo, il sangue
Gorgogliare dai polmoni corrotti dalla schiuma,
Osceno come il cancro, amaro come il bolo
Di ripugnanti, incurabili piaghe su lingue innocenti,
Amico mio, tu non diresti con tanto entusiasmo
Ai bambini ardenti per qualche disperata gloria,
La vecchia bugia: Dulce et decorum est
Pro patria mori.

John Pilger

Fonte: http://johnpilger.com

Link: Provoking Nuclear War By Media

23.08.2016

Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org da GIANNI ELLENA

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=16810

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4 Replies to “Provocare la guerra nucleare attraverso i media”

  1. Per quanto i media si possano dar da fare a scriver menzogne, c’è in atto una nuova presa di coscienza, un nuovo Rinascimento, un’Umanità più attenta…in questo confido, oltre al fatto che c’è un Tribunale davanti al quale Tutti saremo

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