Trump Vs. Hillary Summerized

(…) We don’t know much about Trump, and anti-Trump propaganda rules in the place of facts.

But we know many facts about Hillary. We know about her violation of classification laws and the refusal of the Democratic administration to do anything about it. The Democrats prefer to control the White House than to enforce the law, another nail in the coffin in which the rule of law in the US lies.

We know from their words and deeds and material success that the Clintons are agents for Wall Street, the Big Banks, the military/security complex, Israel, agribusiness, and the extractive industries. Their large personal fortune, approximately $120 million, and the $1,600 million in their foundation, much of which came from abroad in exchange for political favors, attests to the unchallengable fact that the Clintons are agents for the oligarchy that rules America, indeed, that rules the American Empire from Australia and Japan, through North America and Western and Eastern Europe to the Russian border.

We know that Hillary, like Bill, is a liar.
We know that Hillary is a warmonger.

We know that Hillary made the most irresponsible statement ever uttered by a presidential candidate when she declared the President of Russia to be the “new Hitler,” thereby raising tensions between the nuclear powers to a higher level than existed during the Cold War.

We know that Hillary is allied with the neoconservatives and that her belief in the neocons’ ideology of US world hegemony is likely to result in war with Russia and China. (…)

http://www.zerohedge.com/news/2016-08-25/paul-craig-roberts-trump-vs-hillary-summarized

Annunci

Ihla escondida

ilmagodiozblog

Isole perdute in mezzo al mare, dimenticate in un angolo di mondo che le onde avvolgono, maltrattano, abbracciano…

(Jorge Barbosa)

View original post

L’ unica vera emergenza italiana? Il terremoto, e non ce ne occupiamo

Tra le innumerevoli emergenze fabbricate in provetta, gonfiate o semplicemente inventate dai media di cui le cronache italiane sono piene da decenni, una sola è autentica, concreta, indiscutibile, “vera”, insomma: il terremoto.
Il terremoto non è l’emergenza aviaria, che forse arriva o forse no; non è l’emergenza sbarchi, tenuta su dagli strilli di chi la denuncia; non è l’emergenza spazzatura, che poi in dieci giorni sparisce non si sa come.
Il terremoto è tangibile. Ricorrente. Incombente, sempre mortale, nelle larghe parti della Penisola dove il rischio sismico è connaturato all’ambiente. Il terremoto è, in qualche modo, predestinazione italiana e lo sappiamo da sempre: oltre un terzo dei 1.300 terremoti distruttivi avvenuti nel secondo millennio nel Mediterraneo sono successi in Italia, e ci sono zone – pensiamo al Belice, o più di recente all’Aquila – che quasi si identificano con la parola, ne sono diventate una sorta di aggettivazione.
Eppure questa sola, unica, certa emergenza è anche quella davanti alla quale restiamo storicamente disarmati, tantoché fa quasi impressione sentire ripetere dopo ogni scossa le identiche parole su mancato adeguamento, mancata cura, mancato rispetto delle precauzioni fissate dalla legge e dal buonsenso, e leggere per la decima volta le stesse statistiche dei geologi sulla ricorrenza del fenomeno (un terremoto del sesto grado ogni 15 anni circa), le stesse lagne sull’inconsistenza dei fondi per la prevenzione del rischio sismico (che per la cronaca è diminuito dai 145 milioni di euro del 2015 agli attuali 44 milioni, un quinto della cifra stanziata per il famoso bonus giovani).
In Italia il terremoto è tangibile. Ricorrente. Incombente, sempre mortale: oltre un terzo dei 1.300 terremoti distruttivi avvenuti nel secondo millennio nel Mediterraneo sono successi in Italia
Oltre le emozioni del momento, che invitano a sospendere ogni polemica – perché è maramaldesco cercare il litigio quando c’è ancora gente che scava con le mani, piange un figlio morto, ha perso le sicurezze costruite in una vita – c’è da chiedersi se non ci sia uno specifico limite della cultura nazionale in questa costante sottovalutazione del solo rischio certo che il nostro Paese corre, da sempre.
E se questo limite non sia riconducibile a un’idea fuorviante di identità, che collega questa fatidica parola, così di moda ultimamente, agli usi e ai costumi delle persone, al loro modo di mangiare, di pregare, di condursi, al limite al loro abbigliamento, anziché allo straordinario tessuto del nostro territorio: un tessuto dove anche piccoli paesi come Amatrice, poco più di duemila abitanti, sono borghi-gioiello di grazia impareggiabile, luoghi del cuore non solo per chi ci abita ma per chiunque ci sia passato almeno una volta. E’ il mancato riconoscimento di questa bellezza, di questa insostituibilità – chi ridarà mai all’Italia la dolce vita di una passeggiata nel corso dell’Aquila, l’incanto da presepe di Colfiorito, gli affreschi sbriciolati di Gubbio, certi scorci di Norcia e Cascia – ad animare da mezzo secolo il disinteresse per i i centri storici italiani, abbandonati al loro destino, alle scarse risorse dei loro abitanti, degli anziani che ci resistono e dai quali non si può certo pretendere la lungimiranza dell’adeguamento antisismico.
Le risorse, pubbliche e private, sono tutte investite nella superfetazione di periferie senz’anima né bellezza: le famose case nuove che non crollano, ma fanno schifo.
Tutela del territorio e del patrimonio culturale? Zero. Le risorse, pubbliche e private, sono tutte investite nella superfetazione di periferie senz’anima né bellezza: le famose case nuove che non crollano, ma fanno schifo
Tutta l’Europa civile ha rovesciato questo paradigma. Ha affidato la difesa della sua identità ai luoghi e alla loro capacità di forgiare atteggiamenti, stati d’animo, cultura. È inimmaginabile in Francia costruire casermoni intorno ai borghi storici della Provenza. Sono impensabili edifici funerari e infissi di alluminio dorato intorno ai paesi della Foresta Nera.
E non troverete certo capannoni industriali gialli o arancioni abbandonati nella campagna dello Yorkshire. La cura del territorio, inteso come interconnessione di persone, case, natura, attività economiche, ambiente, è una attività di ordinaria amministrazione ovunque tranne che qui, nell’Italia che si riempie la bocca della parola “identità” ogni volta che arriva un barcone di stranieri ma non sa riconoscerne l’essenza, ne’ difenderla sul serio. E’ anche per questo che nei bilanci pubblici, da sempre, la prevenzione dei disastri – terremoti, inondazioni, piene – occupa spazi microscopici, e probabilmente gli ottomila Comuni italiani spendono più per le feste della porchetta o del fagiolo che per la tutela del loro micromondo.
Non è che siamo troppo poveri per poterci permettere “il lusso” di un approccio diverso. E’ che quel “lusso” non lo riconosciamo, e lo andiamo a cercare altrove, nelle mille orribili incompiute che costellano il Paese, negli stadi mai finiti, negli auditorium mai aperti, negli ospedali mai inaugurati, nelle strade mai collaudate, monumenti all’imbecillità che in giorni come questi, mentre si contano i morti e i senzatetto, gridano vendetta più del solito.

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=55008

Provocare la guerra nucleare attraverso i media

Lungo ma interessante articolo.

“Provocare la guerra nucleare attraverso i media”

DI JOHN PILGER
johnpilger.com

La discolpa di un uomo accusato del peggiore dei crimini, il genocidio, non ha fatto notizia. Né la BBC, né la CNN ne hanno parlato. Il Guardian si è permesso un breve commento. Una tale rara ammissione ufficiale è stata sepolta o cancellata, comprensibilmente. Spiegherebbe troppo bene come i padroni del mondo lo governano.

L’ICTY, il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia dell’Aia, ha tacitamente esonerato il defunto presidente serbo, Slobodan Milosevic, da crimini di guerra commessi durante il conflitto in Bosnia del 1992-1995, tra cui il massacro di Srebrenica.

(…) Milosevic morì di infarto nel 2006, isolato nella sua cella all’Aja, durante quello che si rivelò essere un processo fasullo intentatogli da un cosiddetto “tribunale internazionale” inventato dagli americani. Gli fu negato un intervento cardiaco che avrebbe potuto salvargli la vita, e la sua condizione peggiorò, monitorata e tenuta segreta da funzionari degli Stati Uniti, come poi svelato da WikiLeaks.

Milosevic è stato vittima della propaganda di guerra che oggi scorre come un fiume sui nostri schermi e giornali, con grande pericolo per noi tutti. Era il prototipo del demonio, diffamato dai media occidentali come il “macellaio dei Balcani”, responsabile di “genocidio”, in particolare nella provincia jugoslava secessionista del Kosovo. Il primo ministro Tony Blair disse proprio così, invocando l’Olocausto e chiedendo un intervento contro “questo nuovo Hitler”. David Scheffer, ambasciatore generico degli Stati Uniti per crimini di guerra [sic], dichiarò che “225.000 uomini di etnia albanese e di età compresa tra i 14 e i 59 anni” potrebbero essere stati uccisi dalle forze di Milosevic.

Fu questa la giustificazione per i bombardamenti della Nato, guidata da Bill Clinton e Blair, che uccise centinaia di civili in ospedali, scuole, chiese, parchi e studi televisivi e che distrusse le infrastrutture economiche della Serbia. Era palesemente ideologica; in una nota “conferenza per la pace” a Rambouillet, in Francia, Milosevic fu affrontato da Madeleine Albright, il segretario di Stato Americano di allora, quella che si coprì poi d’infamia nel dire che la morte di mezzo milione di bambini iracheni era “valsa la pena”.

(…) L’attacco della NATO era stato sia una truffa che un crimine di guerra.

A parte una minima quantità, tutti i missili di “precisione guidata” di cui si vantava l’America colpirono obiettivi civili, non militari, tra cui gli studi della Radio Televisione Serba a Belgrado. Sedici persone furono uccise, tra cui cameramen, produttori e un truccatore. Con insolenza, Blair descrisse i morti come parte del “comando e controllo” serbo. Nel 2008, Carla Del Ponte, pubblico ministero del Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia, svelò che le fu fatta pressione per non indagare sui crimini della NATO.

È stato questo il modello per le successive invasioni di Washington dell’Afghanistan, Iraq, Libia e, segretamente, della Siria. Tutte si qualificano come “crimini di primaria importanza” per gli standard di Norimberga; e tutte dipendono dalla propaganda mediatica. Mentre il giornalismo scandalistico giocava la sua parte tradizionale, è stato il giornalismo serio, credibile, spesso liberale il più efficace – la promozione evangelica di Blair e delle sue guerre da parte del Guardian, le continue menzogne circa le inesistenti armi di distruzione di massa di Saddam Hussein dell’Observer e del New York Times, e l’infallibile rullo di tamburi di propaganda governativa della BBC nel silenzio delle sue omissioni.

(…) Questo ossequioso riferimento agli Stati Uniti e ai suoi sodali come forza benigna “che porta la buona sorte” è radicato in profondità nella classe dirigente giornalistica occidentale. Si assicura che per la catastrofe odierna in Siria sia accusato esclusivamente Bashar al-Assad, che l’Occidente e Israele hanno a lungo cospirato per rovesciare, non certo per questioni umanitarie, ma per consolidare il potere aggressivo di Israele in quella regione. Le forze jihadiste scatenate e armate dagli Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Turchia e dalla “coalizione” per procura servono a questo fine. Sono loro che dispensano la propaganda e i video che diventano notizie negli Stati Uniti e in Europa, che procurano l’accesso ai giornalisti garantendo una “copertura” unilaterale della Siria.

La città di Aleppo è nei notiziari. La maggior parte dei lettori e telespettatori non può sapere che la maggioranza della popolazione di Aleppo vive nella parte occidentale della città, controllata dal governo. Il fatto che soffra bombardamenti di artiglieria tutti i giorni da al-Qaeda, che a sua volta è sponsorizzato dall’occidente non appare nelle news. Il 21 luglio scorso, i bombardieri francesi e americani hanno attaccato un villaggio del governo nella provincia di Aleppo, uccidendo circa 125 civili. Questo è stato comunicato a pagina 22 del Guardian; non c’erano fotografie.

(…) Il rischio nucleare è evidente, anche se occultato dai media in tutto “il mondo libero”. Gli scrittori editoriali del Washington Post, dopo aver caldeggiato la finzione delle armi di distruzione di massa in Iraq, chiedono che Obama attacchi la Siria. Hillary Clinton, che pubblicamente gioì del proprio ruolo di carnefice durante la distruzione della Libia, ha più volte ripetuto che, come presidente, lei “andrà più lontano” di Obama.

Gareth Porter, un giornalista contro corrente, scrivendo da Washington, ha recentemente rivelato i nomi di coloro che potrebbero costituire il gabinetto della Clinton, e che pianificano un attacco alla Siria. Tutti hanno storie belligeranti della guerra fredda; l’ex direttore della CIA, Leon Panetta, dice che “il prossimo presidente dovrà prendere in considerazione l’aggiunta di forze speciali supplementari sul terreno”.

(…) Come Milosevic, Putin è il Demone Numero Uno. È stato Putin ad abbattere un aereo di linea della Malesia sull’Ucraina. Titolo: “Per quanto mi riguarda, Putin ha ucciso mio figlio”. Nessuna prova richiesta. È stato Putin ad essere responsabile del documentato (e pagato da Washington) rovesciamento del governo eletto a Kiev nel 2014. La successiva campagna di terrore da parte delle milizie fasciste contro la popolazione russofona dell’Ucraina è stato il risultato dell'”aggressione” di Putin. Prevenire che la Crimea diventasse una base missilistica Nato e proteggere la popolazione in gran parte russa che aveva votato in un referendum per ricongiungersi alla Russia – da cui la Crimea era stata annessa – sono stati altri esempi di “aggressione” di Putin. La macchina del fango mediatica diventa inevitabilmente guerra mediatica. Se la guerra con la Russia scoppia, per progetto o per caso, gran parte della responsabilità sarà dei giornalisti.

Negli Stati Uniti, la campagna anti-Russia è stata elevata a realtà virtuale. Paul Krugman del New York Times, economista e premio Nobel, ha definito Donald Trump il “candidato siberiano”, perché, dice, Trump è uomo di Putin. Trump aveva osato suggerire, in un raro momento di lucidità, che la guerra con la Russia potrebbe essere una cattiva idea. In realtà, egli è andato oltre ed ha rimosso le spedizioni di armi americane verso l’Ucraina dalla piattaforma repubblicana. “Non sarebbe una gran cosa se andassimo d’accordo con la Russia”, ha detto.

È questo il motivo per cui l’establishment liberale guerrafondaio degli Stati Uniti lo odia. Gli sproloqui di razzismo e demagogia di Trump non centrano niente. I record di razzismo ed estremismo di Bill e Hillary Clinton possono battere Trump qualsiasi giorno. (Questa settimana è il 20° anniversario della “riforma” Clinton del welfare che ha lanciato una guerra contro gli afro-americani). Per quanto riguarda Obama: mentre la polizia americana ammazza i suoi consimili afro-americani la grande speranza della Casa Bianca non ha fatto nulla per proteggerli, nulla per mitigare il loro impoverimento, mentre conduceva quattro guerre rapaci e una campagna di omicidi senza precedenti.

La CIA ha richiesto che Trump non sia eletto. I generali del Pentagono hanno richiesto che non venga eletto. I pro-guerra del New York Times – prendendosi una pausa dal loro continuo sputtanamento di Putin – richiedono che non venga eletto. Sta succedendo qualcosa. Questi difensori della “guerra perpetua” sono terrorizzati che il business di guerra da multi-miliardi di dollari attraverso cui gli Stati Uniti mantengono il loro dominio sarà compromesso se Trump fa un accordo con Putin, poi con il presidente della Cina Xi Jinping. Il loro panico alla possibilità che i grandi poteri mondiali parlino di pace – per quanto improbabile – sarebbe la farsa più nera se i temi non fossero così tragici.

(…)

L’anno prossimo, sarà un secolo da quando Wilfred Owen scrisse quanto segue. Ogni giornalista dovrebbe leggerlo e ricordarlo…

Se potessi sentire, ad ogni sobbalzo, il sangue
Gorgogliare dai polmoni corrotti dalla schiuma,
Osceno come il cancro, amaro come il bolo
Di ripugnanti, incurabili piaghe su lingue innocenti,
Amico mio, tu non diresti con tanto entusiasmo
Ai bambini ardenti per qualche disperata gloria,
La vecchia bugia: Dulce et decorum est
Pro patria mori.

John Pilger

Fonte: http://johnpilger.com

Link: Provoking Nuclear War By Media

23.08.2016

Scelto e tradotto per http://www.comedonchisciotte.org da GIANNI ELLENA

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=16810

Um Ta Apaxionada Pa Cabo Verde

ilmagodiozblog

Capo Verde non è tutta verde, o cosi verde verde…

È un arcipelago di dieci isole dove non piove quasi mai. Isole dal cuore africano davanti a un dito di spelacchiata terra senegalese che le indicava già ai navigatori portoghesi del Cinquecento.

Le isole di Capo Verde erano disabitate fino a metà del secolo XV quando vennero popolate da coloni europei. Le isole furono usate come avamposto dai portoghesi per il commercio degli schiavi africani verso le Americhe. Divennero un crocevia di popoli e merci, un incrocio di genti e culture che ha fatto di queste isole una sintesi culturale singolare e peculiare. Bianchi, neri e mulatti si realizzano attraverso gli stessi percorsi, il meticcio capoverdiano è l’elemento catalizzatore che diffonde  e fissa la cultura mestiça nella struttura sociale, nella lingua, nel folclore, nella cucina, nelle tradizioni popolari.

Nel tempo, dalle isole di Capo Verde, l’emigrazione ha sparpagliato nel mondo…

View original post 226 altre parole

Stiglitz e la falsa propaganda

La cosa più divertente è che l’Huffington Post riporta la posizione del celebre economista in tutta serietà, come se si trattasse di una cosa di cui poter discutere sensatamente. Fossi stato il direttore di un giornale qualsiasi titolerei “Stiglitz straparla“.
Ma, anche tralasciando l’ignoranza costituzionale di Stiglitz, quello che è più interessante è il pensiero retrostante: che se c’è pericolo per gli assetti di potere esistenti, ed in particolare quelli monetari, si sospendono le garanzie costituzionali e si toglie la parola all’elettorato che  (come avevano già detto quei due gioielli del pensiero democratico che rispondono ai nomi di Giorgio Napolitano e Mario Monti) non può esprimersi su cose così complesse per le quali non ha le conoscenze necessarie. Queste cose le devono decidere le èlite, quelli che sanno. E la sovranità popolare sancita dalla Costituzione? Bè è un bell’ornamento che fa la sua figura, ma non è che ci dobbiamo proprio credere!
Qui sta venendo a galla il carattere elitario, oligarchico ed antidemocratico dell’ideologia liberista e non c’è più neppure il pudore di far finta di dirsi democratici.
Ovviamente questo, dice che il timore della vittoria del No inizia a diventare panico nei salotti buoni di politica e finanza.

Un valore occidentale… fare una strage nello Yemen

Il massacro nello Yemen continua a peggiorare, e a farne le spese prima di tutto sono i civili. Ancora una volta in modo vergognoso e, d’altronde non a caso, il fatto non suscita scalpore fra i media occidentali.

Il silenzio persiste nonostante il grande profitto che i governi occidentali stanno traendo dal sostegno alle azioni militari saudite nel vicino sud. Dov’è il presunto nobile giornalismo occidentale ora che si deve indagare su questo orrore?

Nell’ultima atrocità [in inglese] consumatasi lunedì, più di 10 pazienti civili e un membro dello staff in un ospedale sono stati uccisi da aerei da guerra sauditi, che hanno bombardato la struttura nella provincia settentrionale di Hajjah. L’attacco è stato confermato dall’ente medico di beneficenza Medici Senza Frontiere che dirige l’ospedale. È la quarta volta nell’ultimo anno che una struttura di MSF nello Yemen viene presa di mira dai raid aerei.
Solo qualche giorno prima dell’ultimo attacco 10 bambini erano stati uccisi [in inglese] nella loro scuola, colpita nella provincia adiacente di Saada, e di nuovo da aerei sauditi, secondo quanto riferito.

È stato segnalato che in un’altra zona due donne e due bambini sono stati uccisi da attacchi aerei nelle loro abitazioni, vicino la capitale Sanaa, e cinque civili sono morti dopo che il veicolo in cui stavano viaggiando è stato colpito dall’alto.

Il governo statunitense ha espresso condanne per l’attacco all’ospedale, e la coalizione militare saudita ha affermato che sta “indagando” sull’incidente. Nel frattempo i sauditi smentiscono l’attacco mortale sulla scuola, sostenendo che quello era un centro di addestramento utilizzato dai ribelli Houthi; ma fonti locali hanno negato l’argomentazione saudita confermando che fra le vittime c’erano solo bambini.

La condanna da parte di Washington riguardo l’attacco potrebbe non valere molto, oltre ad una vuota retorica mirata a nascondere dalle atrocità. Lo scorso ottobre le forze aeree statunitensi hanno effettuato [in inglese] un bombardamento aereo su un ospedale di MSF nel nord dell’Afghanistan uccidendo più di 30 persone.

Se Washington ha qualche rimorso a spazzare via ospedali e il desiderio di smetterla di infliggere ulteriori “danni collaterali” ai civili, allora perché ha continuato a dare pieno appoggio militare e politico all’Arabia Saudita nell’ultimo anno e mezzo di guerra nello Yemen, in cui a ritmo settimanale ospedali, scuole e case vengono bombardate dall’alto?

La scorsa settimana l’amministrazione Obama ha firmato un accordo per la vendita di 1,5 milioni di dollari di armi all’Arabia Saudita e, secondo il Washington Post, gli USA hanno venduto ai Sauditi armi per un totale di 20 miliardi durante lo scorso anno.

Anche Gran Bretagna, Francia e Germania hanno compiuto uccisioni finanziarie, vendendo armi al regime saudita nello stesso periodo e, solo la Gran Bretagna, ha venduto nel 2015  armamenti per un valore di 4 miliardi di dollari al ricco regno petrolifero.
Le esportazioni di armi occidentali includono jet militari, elicotteri da combattimento, missili aria-terra, carri armati e sistemi di difesa anti missile.
A parte l’occasionale “preoccupazione” espressa a parole riguardo le morti di civili nello Yemen, i governi occidentali sono stati sostanzialmente in silenzio sul massacro che si sta compiendo in quel paese.

L’Arabia Saudita e i suoi alleati regionali, cioè le altre dittature del Golfo Persico appoggiate dall’Occidente e ricche di petrolio, hanno cominciato ad attaccare lo Yemen nel 2015, e la cosiddetta coalizione, dichiarando guerra al paese più povero delle regione arabe, ha ricevuto fin dall’inizio il sostegno militare e diplomatico da parte dei governi occidentali, sebbene le motivazioni legali fossero estremamente dubbie. Si può dire che ciò che sta accadendo allo Yemen è una vera e propria aggressione straniera, un crimine supremo da Norimberga, di cui i paesi occidentali sono pienamente complici.

La motivazione ufficiale è la deposizione del presidente Mansour Hadi da parte dei ribelli Houthi. I sauditi e i media occidentali parlano di solito del deposto regime Hadi come del governo yemenita “riconosciuto internazionalmente”, e questo implica l’illegittimità della rivolta condotta dagli Houthi; ma il presidente spodestato è visto da molti yemeniti come un pupazzo corrotto dall’Arabia Saudita e da Washington.

Inoltre i media occidentali ripetono la versione dei Sauditi secondo i quali i ribelli Houthi sarebbero sostenuti dall’Iran, utilizzandola ancora come giustificazione all’assalto militare saudita; ma non c’è alcuna prova di ciò e l’Iran lo nega. Serve piuttosto da propaganda per coprire l’Arabia Saudita da quella che è una evidente aggressione internazionale, una propaganda che è ampiamente promossa dai media in Occidente.
Dal marzo 2015 sono stati uccisi nella guerra circa 10.000 yemeniti. Le Nazioni Unite hanno espresso la loro “preoccupazione” riguardo il numero crescente di bambini che perdono la vita e di nuovo tali affermazioni non hanno cambiano la situazione. Dove sono le sanzioni ONU per l’Arabia Saudita e i suoi sostenitori a Washington, Londra e Parigi?
Non ci sono perché le Nazioni Unite sono uno strumento della geopolitica occidentale. Una precedente condanna delle azioni dell’Arabia Saudita nello Yemen, espressa dal capo dell’ONU Ban ki-Moon, è stata rapidamente ritrattata, dopo che i Sauditi avevano minacciato di tagliare i contributi finanziari all’organismo mondiale.
I media occidentali sono stati accuratamente silenziosi sull’orrore nello Yemen. Gli spettatori che regolarmente seguono la CNN, la BBC o France 24 vedono raramente se non per nulla servizi sulla violenza, figuriamoci notizie su come quella violenza sia alimentata dai governi occidentali che assecondano il regime saudita con le armi.

Tuttavia sono questi stessi media a sostenere testimonianze senza fondamento secondo le quali le forze russe e siriane sarebbero responsabili di attacchi negli ospedali della città di Aleppo sul campo di battaglia siriano.

Chiaramente la differenza è che Washington, Londra e Parigi mirano a un cambio di regime in Siria e quindi viene data importanza ad ogni informazione, anche se infondata, che cerca di mettere sotto una cattiva luce il governo siriano e la Russia, sua alleata.
Nello Yemen invece le potenze occidentali vogliono reinstallare il loro pupazzo deposto e corrotto che vive in esilio in Arabia Saudita. Dopo più di 18 mesi di bombardamenti senza tregua, che hanno lasciato l’80% dei 24 milioni di yemeniti in una situazione disastrosa; i sauditi e i loro alleati occidentali non sono nemmeno lontanamente vicini a ripristinare l’esiliato Hadi. Alla faccia del “governo riconosciuto internazionalmente”!
Washington e Londra non stanno favorendo i Sauditi solo con l’arsenale di armi che uccidono yemeniti in massa; gli americani e gli inglesi sono attivi anche nel coordinare gli aerei da guerra sauditi dai centri logistici all’interno dell’Arabia Saudita. Inoltre ci sono testimonianze attendibili di forze speciali americane e inglesi che lavorano sul territorio per assistere i mercenari pagati dai Sauditi, alcuni dei quali sarebbero estremisti jihadisti dello stesso tipo di quelli operanti in Siria.
Mentre donne e bambini nello Yemen continuano ad essere fatti a pezzi da aerei e missili americani, inglesi e francesi, assistiamo ad una triste lezione per il resto del mondo. Il silenzio dei media occidentali non è una semplice inosservanza del dovere di informare il pubblico, è una rivelazione della criminalità sistematica delle cosiddette democrazie occidentali.

Le pretese occidentali sui suoi valori democratici e sul rispetto del diritto internazionale, dei diritti umani e sulla libertà dei media indipendenti, sono visti per quello che davvero sono: una cinica finzione che serve a nascondere quello che è il valore ultimo delle  potenze capitalistiche dominanti, la libertà di sfruttare i profitti finanziari.

Nello Yemen, le famiglie vengono massacrate nelle loro case dagli aerei di guerra forniti e guidati dall’Occidente, mentre i media se ne stanno in silenzio.
L’unico “valore” occidentale importante è il denaro che può essere ricavato dalle vite umane e lo Yemen dimostra quale sia il funzionamento di questa vile logica predatoria: uccidere persone, incluse donne e bambini, significa più guadagni che, in cambio, richiedono più uccisioni.
L’abominevole logica del capitalismo occidentale deve essere tenuta nascosta ad ogni costo e da qui il silenzio dei media, e la mancanza di interesse nei confronti dello Yemen, e sul modo in cui le uccisioni vengano concretamente compiute dall’occidente.

****

Articolo di Finian Cunningham pubblicato su Sputnik News il 17 agosto 2016

Traduzione in italiano a cura di Chiara per Sakeritalia

http://sakeritalia.it/medio-oriente/yemen/un-valore-occidentale-fare-una-strage-nello-yemen/

La morale dei signori – da Cicerone a Mattarella

I poteri forti mistificano sull’immigrazione, la mostrano come un rimedio alla disgraziata denatalità da cui è stato colpito l’occidente, in realtà tutta la cultura occidentale ha congiurato per rinnegare la natalità come un ostacolo all’edonismo imperante, giovani generazioni destinate al precariato esistenziale, indotte subdolamente alla ricerca ossessiva del piacere, e proiettate in una dimensione virtuale che le distrae e le rende sempre più pokemon dipendenti.

Sono gli stessi poteri forti che determinano i flussi migratori, innescati dalle guerre Nato in Medio Oriente e Africa, e poi ci mostrano poveri bimbi offesi, sanguinanti o morti sulle spiagge di approdo, come il bimbo siriano Omran, simile ad una maschera di fango, ripreso mentre guarda attonito gli astanti … o Aylan Kurdi, che venne ripreso mentre giaceva senza vita a faccia in giù, tra la schiuma delle onde turche, fasciato dalla sua t-shirt rossa … troppo rossa e troppo pulita. La guerra e la morte sui nostri teleschermi sono solo un video game che ci attrae per le inedite immagini horror e ci rassicura insieme, perché poi infine noi restiamo nel privilegio della nostra “finta pace”. Secondo l’ultimo rapporto Unicef un bambino su 10 vive in zone di guerra, e nel corso del 2016 in Yemen sono morti 466 bambini … nessuna delle loro foto è diventata virale su internet.

Il traffico indotto dei migranti sottrae notevoli risorse economiche, a favore di Cooperative, Vaticano, Regioni, altrimenti spendibili per sostenere l’occupazione e gli investimenti … e che inoltre comporta problemi di criminalità, di sicurezza del territorio e di malattie importate. Negli ultimi 14 anni l’Italia ha versato all’Europa 213 miliardi di euro e ne ha incassati 141, con un disavanzo di 72 miliardi … per di più il divario aumenta ogni anno … il business viene gestito da corporation criminali, dotate di enormi disponibilità finanziarie, competenze logistiche e controllo del territorio. L’organizzazione mondiale dei migranti ha calcolato che ogni anno il trasporto dei clandestini attraverso il Mediterraneo vale circa 10 miliardi all’anno. Ormai per la criminalità è la seconda industria, dopo il commercio delle droghe e prima della vendita delle armi. Infatti un “biglietto” per i viaggi della speranza costa tra i 3 mila e i 4 mila euro.

http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=16794

Ancora NO!

Mi dispiace se tedio chi mi fa l’onore di leggermi ma, ognuno deve fare la sua parte…

http://it.sputniknews.com/opinioni/20160819/3282769/italia-renzi-stati-uniti.html

(…) Non a caso, nei giorni scorsi, è apparso sul “Corriere della Sera” un articolo in cui George Soros, il miliardario di origine ungherese, ebreo e cittadino USA, dispensava buoni consigli a Renzi su come vincere il referendum costituzionale. In questo modo il più famoso di quei moderni banditi internazionali che sono i grandi speculatori finanziari internazionali confermava ciò quello che alcuni di noi sanno bene. I potentati finanziari ed il potere bancario (il vero potere ) sono le entità hanno suggerito la legge di riforma costituzionale e quelle che hanno il vero interesse nella vittoria della controriforma della nostra Costituzione. Per ottenere il loro fine, questi personaggi sono disposti ad utilizzare ogni mezzo, approfittando del loro totale controllo dei principali media (giornali e Tv), scatenando una campagna per il Sì a reti unificate, per convincere e raggirare l’opinione pubblica.

Il pronunciamento a favore di Renzi e della sua riforma da parte di Soros, che fa seguito a quello di Confindustria, dei top manager delle multinazionali, dei principali giornali finanziari come il Financial Times e l’Economist, nonchè dei banchieri italiani ed europei, ci dimostra quale sia la dimensione sociale dello scontro sulla controriforma costituzionale.

(…) Votare NO nel referendum costituzionale significa, dunque, votare contro la tecnocrazia sovranazionale che, grazie alla presente manomissione della Costituzione potrà appoggiarsi ad una autocrazia nazionale, ancor più vassalla delle oligarchie europee e del capitale transnazionale, che continuerà ad affossare lo sviluppo del paese che sarà ancora di più subalterno ad interessi stranieri .

Votare  NO nel referendum  significa dare un calcio a questa classe politica al sevizio dell’oligarchia finanziaria ed a un governo ineletto del “fiorentino”  e dei suoi degni “compagni di merende”.

http://www.controinformazione.info/la-grande-truffa-del-referendum-costituzionale-voluto-dai-potentati-finanziari/#

20 agosto

ilmagodiozblog

Menoventisette, sabato.

Il rospo filosofico possiede l’oro dentro

di sé e non fuori per farne bella mostra.

A quale scopo invero s’ adornerebbe

un rospo nascosto e raffermato

nelle tenebre?

(Michael Maier, Atalanta fugiens)

PicsArt_1471173157045

View original post