Ilha do sal – Giorno Secondo

Niente da fare.

La connessione non va.

I bambini giocano a calcio per strada e cavalcano le onde bevendo litri di acqua salata che pulisce loro le vie respiratorie. Si rotolano nella sabbia uscendone come cotolette impanate. Alcuni aiutano i genitori a vendere il pescato sul pontile perché, probabilmente, è un loro dovere contribuire al sostentamento della famiglia e nessuno accusa nessuno di sfruttamento dei minori. Non è tutto oro quello che luccica, in nessun posto del mondo, né nel declinante e ormai corrotto Occidente né in questa sfruttata e spremuta Africa attraversata da nugoli di turisti all inclusivi, il “popolo dei braccialetti”…

L’ unica differenza è che, comunque e nonostante tutto, gli occhi di questi bambini brillano di felicità.

No stress.

Le foto le carico domani.

Leggo.

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Tentativi disperati di triumvirato

Dopo poche settimane, la foto di Merkel, Renzi e Hollande a Ventotene è già sbiaditissima, e i loro troni non hanno futuro [Giulietto Chiesa]

La sceneggiata di Ventotene dove, a bordo dell’unica portaerei – per segnalare l’idea della forza di cui teoricamente dispongono – Merkel, Hollande, Renzi s’incontrarono, qualche giorno fa, voleva essere, ed era, a suo modo,  simbolica.

Voleva dire: eccoci qua, rappresentanti attuali dei tre principali paesi fondatori dell’Unione Europea. Rimaniamo, siamo compatti, siamo convinti, potete contare su di noi.

Si capisce che Ventotene era la risposta in pompa magna al Brexit. Con quali contenuti non fu chiaro, ma lo spettacolo ha le sue regole. Lo spettacolo non ha bisogno di spiegazioni, deve piacere e basta. In effetti nulla è stato deciso, né cambiato. Solo qualche correzione d’accenti. Niente mutamenti strutturali, niente modifiche istituzionali.Business as usual, con qualche tocco di romanticismo legato ai ricordi dell’Europa che fu.

Ma possono quei tre tenere insieme l’Europa dei 27? Il disegno iniziale era diverso. Non meno ambizioso, ma diverso.

E allora sembrava che l’esperienza della vecchia Europa, appunto quella dei fondatori, sarebbe riuscita ad amalgamare tutte le insopprimibili diversità esistenti. Solo che, come dice il proverbio, l’appetito vien mangiando. E l’Unione Europea diventò esigente verso l’esterno. Costruì la sua politica espansiva verso l’Est, pose le sue condizioni e usò la sua indubbia attrattiva per inglobare non solo tutto intero lo spazio del defunto Patto di Varsavia, ma addirittura per proiettarsi dentro quelli che furono i confini dell’Unione Sovietica.

Così entrarono anche le tre repubbliche del Baltico, Estonia, Lettonia, Lituania. E ci entrarono con i loro brutti ricordi, – come del resto la Polonia – di sudditi dell’«impero sovietico», pieni di desideri di rivincita postuma e, in spirito, assai più “americani” che “europei”. E, non appena i tempi delle vacche grasse finirono, cioè l’altro ieri, ecco esplodere le diversità, gli egoismi. La solidarietà, appena proclamata, veniva soverchiata dalla competizione nella divisione della torta. E, a sua volta, la divisione della torta diventava sempre più difficile tra commensali di diverse dimensioni, con diversi spiriti e diversi ricordi. Ma dove vincevano sempre e solo i più forti e grossi.

E quando è cominciata l’ondata immigratoria, per esempio, si sono visti tutti i limiti di uno striminzito disegno comune. E tutte le smagliature. Ma anche prima dei ripetuti allargamenti si erano sentiti gli scricchiolii. La saggezza avrebbe consigliato un procedere più accorto, più lento. Invece ci furono gli acceleratori (americani), che volevano tutto e subito, in nome di una globalizzazione che non attendeva i tempi storici. Dunque, sostennero, “dentro anche la Turchia”. Dentro anche quanti più stati era possibile della ex Jugoslavia. La Turchia per fortuna (nostra e loro) – diremmo oggi  – è rimasta fuori, ma c’è da assorbire ancora la Moldova, l’Ucraina, la Georgia.

Il tutto sotto la pressione della Nato, senza alcun dubbio la più avventurosa, per impazienza, delle coalizioni militari del mondo intero.

Forza ragazzi, tutti in marcia contro la Russia.

Poi è arrivata la batosta della Merkel, la prima da un decennio. In un piccolo Land, microscopico. Ma è stato come un lampo, seguito da un colpo di tuono potente. E adesso guardare il trio, o terzetto, fa un certo effetto.

Di Angela si parla già come di una prossima candidata bollita, o addirittura di una non candidata.

Sulla sorte di Hollande non c’è un allibratore disposto a metterci un centesimo. Le probabilità di una rielezione sono vicine allo zero assoluto della scala Kelvin.

E il “giovane” rottamatore Matteo arranca di fronte al referendum che avrebbe dovuto essere il suo canto del cigno e assicurargli – insieme alla nuova legge elettorale – un governo tranquillo per la prossima tornata elettorale, quella che lo avrebbe incoronato Principe maggioritario con meno del 25% per voti.

Ma il trono è già tutto storto. Questo triumvirato non può tenere insieme l’Europa. Tra un anno o due non saranno loro a dirigere il ballo.

http://megachip.globalist.it/Detail_News_Display?ID=126472&typeb=0&tentativi-disperati-di-triumvirato

Padroni e schiavi

“A Londra Gentiloni a parlare di Siria: il degrado morale dell’ occidente”
In Siria da oltre cinque anni si combatte una guerra per procura con terroristi provenienti da 89 paesi, armati, finanziati e supportati, direttamente e indirettamente, dalle due Nato (l’altra è quella del Golfo) per destituire il governo di Assad. Da mesi ormai, è in corso l’azione di liberazione da parte dell’esercito arabo siriano del proprio territorio, con il supporto aereo russo e quello degli alleati regionali, di ampi strati del territorio in possesso dell’Isis, di Al-Nusra e altre sigle terroriste varie. Ad Hama e soprattutto ad Aleppo trascorrono ore decisive in questa guerra di civiltà.
Con il miracoloso filtro della stampa occidentale, tuttavia, questa azione di liberazione dal terrorismo viene quotidianamente capovolta e leggete l’esatto opposto.

Sulla crisi siriana, l’Italia, con il famigerato governo Monti da protagonista, ha, dal 2012, scelto di seguire la via “anglosassone”, vale a dire ricoscimento dei cosiddetti “Amici della Siria” come rappresentati del paese – un conglomerato di diverse opposizioni che sul campo (in Siria, perché perlopiù si trovano tra Turchia e Arabia Saudita, quando non vengono arrestati) sono noti come “ribelli moderati”. Talmente “moderati” da finire sempre con il combattere con l’Al-Qaeda siriana (Al-Nusra), da decapitare bambini o da usare sempre quest’ultiimi come scudi umani.

A Londra, capitale mondiale del progetto golpista in atto in Siria da cinque anni, ieri era presente il ministro degli esteri italiano, il conte Paolo Gentiloni, a presenziare ad un nuovo incontro degli “Amici della Siria”, rilasciando a margine l’ennesime menzogne e falsità anti-storiche di quello che sta accadendo nel paese. “Sfruttando il fatto che ci fossero negoziati, Assad ha continuato ad assediare e bombardare alcune città per tentare di rafforzare la sua posizione, ma questa è una cosa inaccettabile. E credo che gli Usa saranno molto chiari con la Russia nello spiegare che non accetteranno più questa situazione”.

Le parole di Gentiloni sono un copia e incolla di quelle rilasciate dal neo-ministro degli esteri inglese Johnson. Damasco, all’ultimo, ha mandato una risposta (leggi). Al ministro italiano, in quanto semplice ripetitore automatico senza possibilità di prendere decisioni sovrane autonome, il governo siriano ha preferito sorvolare. Come dargli torto.

In conclusione, vorremmo solo ricordare al ministro Gentiloni che il governo siriano ha immediatamente accettato la tregua siglata dagli Stati Uniti e Russia, tranne che per la lotta contro i terroristi di Al-Nusra e Isis. Al contrario, nessuna notizia certa dai “nostri”, dai “ribelli moderati”, e dai “nostri padroni”, gli Stati Uniti, che si rifiutano di mandare una lista completa delle sigle terroriste presenti nel paese.

Quando Gentiloni dichiara di temere che la tregua possa saltare non spiega, in poche parole, che si tratta del fatto che i nostri “ribelli” quelli moderati, quelli che l’Italia riconosce come legittimi rappresentanti della Siria stiano per gettare la maschera davanti al mondo sulla loro comunanza di intenti e visioni con i terroristi che assediano e occupano il paese.

Non una parola mai di Gentiloni sul regime dell’Arabia Saudita, il principale sostenitore e finanziatore della sua destabilizzazione attraverso l’Isis. Non una parola, anzi Gentiloni copresiede con Riad un farsesco gruppo di contrasto finanziario all’Isis. Non una parola mai di Gentiloni sulla Turchia, sugli altri paesi del Golfo, ma la conclusione del nostro ministro è sempre la stessa: lavorare per l’uscita di scena di Assad e per una transizione del paese attraverso la fantomatica opposizione siriana. Una transizione con quei ribelli moderati, premurosi del futuro di Al-Nusra eterodiretta dall’occidente, chiaramente.

http://www.lantidiplomatico.it/dettnews-a_londra_gentiloni_a_parlare_di_siria_il_degrado_morale_delloccidente/5871_16981/