Maio, Ihla Escondida – Ottavo giorno

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Ho imparato che il mondo possiede un’Anima, e chi riesce a comprendere quest’Anima riuscirà a comprendere il linguaggio delle cose. Ho appreso che tanti alchimisti hanno vissuto la propria Leggenda Personale e hanno finito per scoprire l’Anima del Mondo, la Pietra Filosofale e l’Elisir. Ma, soprattutto, ho appreso che queste cose sono talmente semplici da poter essere scritte su uno smeraldo.

(P. Coelho)

 

In 5 CEOs are “Successful Psycopaths”

In 5 CEOs Are “Successful Psychopaths”

“We hope to implement our screening tool in businesses so that there’s an adequate assessment to hopefully identify [these successful psychopaths] – to stop people sneaking through into positions in the business that can become very costly…”

That is the cunning plan of Australian psychologists following a study that found that about one in five corporate executives are psychopaths – roughly the same rate as among prisoners. As The Telegraph reports,

The study of 261 senior professionals in the United States found that 21 per cent had clinically significant levels of psychopathic traits. The rate of psychopathy in the general population is about one in a hundred.

Nathan Brooks, a forensic psychologist who conducted the study, said the findings suggested that businesses should improve their recruitment screening.

He said recruiters tend to focus on skills rather than personality features and this has led to firms hiring “successful psychopaths” who may engage in unethical and illegal practices or have a toxic impact on colleagues.

“Typically psychopaths create a lot of chaos and generally tend to play people off against each other,” he said.

“For psychopaths,  it [corporate success] is a game and they don’t mind if they violate morals. It is about getting where they want in the company and having dominance over others.”

The global financial crisis in 2008 has prompted researchers to study workplace traits that may have allowed a corporate culture in which unethical behaviour was able to flourish… ironic indeed as Wells Fargo CEO Stumpf blames 5300 of his employees for ‘nasty’ behavior and is unable to see any top-down ethical collapse as behind the systemic fraud.

To help CEOs “self-identify” as psychopaths, here is a quick test…

How to tell if your boss is psychopathic, Machiavellian, a narcissist or – even worse – all three.

For each character trait decide whether you strongly agree, agree, feel it applies sometimes, disagree or strongly disagree and give a score from 5 for strongly agree to 1 for strongly disagree.

The higher the score, the more they have combined psychopathic, Machiavellian and narcissistic tendencies.

1. They tend to exploit and trick others for self-advancement.

2. They have used lies and deception to get their way.

3. They have used ingratiation to get their way.

4. They tend to manipulate others for selfish reasons.

5. They tend not to feel regretful and apologetic after having done wrong.

6. They tend not to worry about whether their behaviour is ethical.

7. They tend to be lacking in empathy and crassly unaware of the distress they can cause others.

8. They tend to take a pretty dim view of humanity, attributing nasty motives and selfishness.

9. They tend to be hungry for admiration.

10. They tend to want to be the centre of attention.

11. They tend to aim for higher status and signs of their importance.

12. They tend to take it for granted that other people will make extra efforts to help them.

http://www.zerohedge.com/news/2016-09-14/1-5-ceos-are-successful-psychopaths

Ambasciatore Usa, thank you (per la brutale franchezza)

Thank you very much, Mr. John Phillips. Grazie, signor ambasciatore degli Stati Uniti d’America. Lei ha reso un servizio mica da poco all’interesse dell’Italia, con la seguente, chiara, cristallina, onesta uscita: «La vittoria del No sarebbe un passo indietro per gli investimenti in Italia mentre quello che serve all’Italia è la stabilità e le riforme assicurano la stabilità… Per questo il referendum apre una speranza… Molti ceo (chief executive officer, ndr) delle imprese Usa guardano con grande interesse al referendum. La vittoria del Sì sarebbe una speranza mentre se vincesse il No sarebbe un passo indietro…».

Non che qualcuno da noi non sapesse che il Suo Paese, essendo un Impero e agendo imperialmente, considera i suoi alleati militarmente ed economicamente più deboli, cioè tutti o quasi, delle colonie da trattare a guisa di colonie. Ma c’è chi si bea ancora nell’illusione di un rapporto paritario, fra Stati sovrani che si parlano a tu per tu alla stessa altezza, quanto meno formale. E invece Lei, caro ambasciatore, toglie ogni dubbio anche al più duro di comprendonio, al più ingenuo degli ingenui, al più tontolone dei fessi italioti (noi qui ci si divide fra furbi e fessi, lo sapeva no?). Per Lei, entrare a gamba tesa nel dibattito politico interno dello Stato in cui è ospite, prefigurando un po’ minacciosamente contraccolpi alla sua economia, schierandosi apertamente col governo in carica (che rappresenta sì gli Italiani, ma è stato eletto, pardon nominato, solo da una sua parte) ed esplicitando come più non potrebbe il voto “esterno” del suo governo, tutto questo per Lei é evidentemente pacifico, normale, che problema c’è?

Effettivamente, visto dal suo punto di vista, di nazione dominante nei confronti di un’altra sostanzialmente suddita (siamo talmente pieni di basi Usa, che se mai un giorno dovessimo tradire come facemmo con tutti i nostri alleati in passato, non ci mettereste molto a occuparci di forza e tanti saluti), é fisiologico che la voce ufficiale di Washington interferisca con i nostri affari nazionali. E’ la logica della potenza, che é la vera logica delle relazioni internazionali. Perciò ha fatto bene a straparlare, Mr. Phillips: perché ha mostrato il re nudo.

Il re, nel nostro caso, é la nostra sovranità. Che sarebbe il fondamento della Repubblica (articolo 1 della Costituzione). Sempre che si intenda la sovranità del popolo italiano. Dovrebbe esserci un signore, se non andiamo errati, preposto giusto a difendere la Carta e la dignità nazionale: si dice viva al Quirinale, come titolo abbia quello di Capo dello Stato, e di nome faccia Sergio Mattarella. Che a modo suo ha confermato: «Normale interesse per le nostre vicende politiche, ma decidono gli italiani». Normale, appunto. Che decidano ancora gli italiani, be’, anche su questo ringraziamo la magnanimità di chi regge i fili…

Ma l’aspetto più interessante e ancor più liberatorio della Sua esternazione, signor ambasciatore, sta in quel riferimento ai ceo, agli amministratori delegati delle imprese Usa. Fra di esse, in prima fila a ficcanasare nelle faccende degli Stati, sono le banche, che sono molto più potenti di molti Stati. Nel 2013, un documento di JP Morgan accusava le Costituzioni dell’Europa meridionale approvate dopo il fascismo di essere d’ostacolo «al processo d’integrazione economica» e, sommo delitto, di risentire di una «forte influenza socialista». L’Italia, secondo questi fini analisti certamente disinteressati, «può chiaramenteimpegnarsi in importanti riforme politiche» (corsivo nostro). Come? Modificando «forma di Stato, forma di governo, bicameralismo». Ma tu guarda le coincidenze: proprio quello che sta tentando di fare Renzi (forma di Stato a parte: il ritorno alla Monarchia é troppo pure per lui). Ora, cosa c’è scritto nella relazione che accompagna il disegno di legge referendario? Che la riforma sottoposta a referendum servirà, oltre che ad «adeguare l’ordinamento interno alla recente evoluzione della governance europea e alle relative stringenti regole di bilancio», adaffrontare le «sfide derivanti dall’internazionalizzazione delle economie e dal mutato contesto della competizione globale». Non ci stupiamo che gli interessi economici americani tifino sì alla riforma Boschi-Renzi: serve (anche) a loro.
Ringranziandola ancora, mr. Phillips, dell’opera di demistificazione che ha voluto donarci, porgiamo i nostri più cordiali saluti.

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=57103