Euclide lo sapeva…

Non sto capendo nulla di questo libro o della congettura di Poincare.

Io e la geometria siamo rette parallele che non si incontreranno mai, da sempre cosi…

Mi ostino disperatamente a leggere sotto il sole nella speranza di afferrare una scintilla di verità e di luce una volta arrivata all’ ultima pagina e chiuso il libro, mentre ne liscio amorevolmente la copertina: in me ancora l’ idea romantica che la Verità sia celata da qualche parte. La Verità, quella sola, unica e vera che regola i nostri moti e quelli dell’ universo intero.

Nel frattempo i pensieri vagano come onde e smuovono la superficie della percezione della realtà mentre il fondo della vita, il vero senso, rimane li immobile ed imperturbabile, irraggiungibile alla luce della consapevolezza razionale. Appunto, la Verità…

Infatti, poi le onde si schiantano sul bagnasciuga a dimostrazione che non ci ho capito niente della vita e dei suoi marosi… e che sono ben lontana da ogni scintilla luminosa.

Se non fossi pirla dovrebbe rimanere in me solo l’ attenzione da porre all’ onda più grossa che arriva fetente quando meno me lo aspetto. La vedo la in fondo e so istintivamente che mi tirerà giù e mi farà bere ed allora, istintivamente, scappo verso la riva in cerca di riparo… ecco, niente è più sbagliato: più corro e più l’ onda mi afferra i fianchi, mi porta su su e poi mi tira giù giù come un povero pesciolino.

Dovrei invece girarmi e buttarmi in mezzo pensando “affanculo pure l’ onda”.

Affanculo la vita. Memento audere semper.

Le vedo passeggiare sulla sabbia o bere qualcosa in uno dei numerosi chioschi: coppie spesso improbabili e composte da individui che non capisco ome stiano insieme, alora rifletto e indago tra me e me mentre scorro le pagine… mi chiedo in virtù di quale proprietà alchemica o strana forza costoro rimangano appiccicati insieme come atomi di ossigeno e di idrogeno anche se non c’entrano niente l’un con l’ altro, almeno in apparenza. Rifletto sulle loro bolle e sulle loro distanze prossemiche. Pensieri vagolanti. Li guardo e mi chiedo perché e cosa c’è nel loro fondo che non c’è nel mio che me ne sto qui con in mano Poincare cercando una risposta al fatto che la solitudine può essere beatitudine ma rimane pur sempre “uno”.

Poi, improvvisamente, leggo

Se in un piano una retta, intersecando due altre rette, forma con esse, da una medesima parte, angoli interni la cui somma è minore di due angoli retti, allora queste due rette indefinitivamente prolungate finiscono con l’ incontrarsi dalla parte detta.

Lo sapeva pure Euclide che son troppo spigolosa per incrociare la retta giusta, l’ unica lunghezza senza larghezza che passa attraverso il punto P giacente sul mio piano.

E allora rimango li, pesciolino, attaccata alla lenza della vita con in mano Poincare.

Nietzsche aveva ragione. Lui ed Euclide. E le onde nel secchio.

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