Due minuti d’odio

La cosa orribi­le dei Due Minuti d’Odio era che nessuno veniva obbligato a recitare. Evitare di farsi coinvolgere era infatti impossibile. Un’estasi orrenda, indotta da un misto di paura e di sordo rancore, un desiderio di uccidere, di torturare, di spaccare facce a martellate, sembrava attraversare come una corrente elettrica tutte le persone lì raccolte, trasformando il singolo individuo, anche contro la sua volontà, in un folle urlante, il volto alterato da smorfie. E tuttavia, la rabbia che ognuno provava costituiva un’emozione astratta, indiretta, che era possibile spostare da un oggetto all’altro come una fiamma ossidrica.

(G. Orwell, 1984)

Con guerre o atti ostili gli USA hanno rovesciato governi in Hawaii, Cuba, Porto Rico, Filippine, Nicaragua, Honduras, Iran, Guatemala, Vietnam, Cile, Grenada, Panama, Afghanistan, Congo, Ecuador, Brasile, Repubblica Dominicana, Grecia, Bolivia, El Salvador, Guyana, Indonesia, Ghana, Haiti, Iraq, Jugoslavia, Ukraina, Libia, Egitto. Abbiamo sostituito democrazie con la dittature, dittature con il caos, e governi locali con dominio e occupazione USA.

Le guerre non si combattono contro bandiere o idee, nazioni o dittatori demonizzati. Si combattono contro le persone, il 98 per cento delle quali sono restie ad uccidere, e la maggior parte delle quali ha poco o nulla a che fare con la conduzione di una guerra. Un modo per disumanizzare quelle persone è sostituirle tutte con l’immagine di un singolo individuo mostruoso.

Perché demonizziamo Putin

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