Le Soleil – Arcano XXVIIII

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Quando ho deciso che il lavoro che svolgevo non faceva più per me perché non mi rappresentava e non mi dava la carica e l’ energia necessaria per progettare un futuro di soddisfazione, beh mi sono sentita una pazza ed un incosciente.

Chi ero io per decidere, in un momento economico cosi triste e apparentemente privo di opportunità e di stimoli, che non mi andava più bene un lavoro? si… è vero…, lontano dalle mie aspirazioni ma sicuro e retribuito… in un’ azienda nella quale potevo non “servire” ma che era solida e nella quale ero ben considerata, rispettata e ben voluta nonostante le regole del profitto che mi vedevano un esubero?

Gli “eroi”, forse, non sono quelli che sfidano il destino mollando tutto, quanto quelli che lottano ogni giorno contro la vita da pendolare, i treni in ritardo, un capo noioso e pedante, un lavoro di poca soddisfazione solo per arrivare a fine mese ed avere uno stipendio che permetta di far fronte a tutte le spese e a tutti gli inevitabili impegni… quelli che si adattano… non lo so.

Facile saltare giù dalla giostra in modo piu o meno indolore… e poi?

Quale è la molla che ti spinge a dire “NO”… le conseguenze non mi interessano, mi interessa solo questo momento, quello che sto vivendo…?

Incoscienza? Stanchezza? Grigiume?

E poi…, sarò capace di lasciarmi dietro una vita per affrontarne un’ altra, in questo momento sconosciuta? Con quali strumenti? Con quali armi? Ma soprattutto, con quale energia?

Cosa mi da energia?

Un lavoro ben fatto, un progetto di vita o professionale… comunque l’ idea di poter costruire qualche cosa per me.

Cosa mi fa sentire una persona di “successo”?

Non certo i soldi. Ormai a fine carriera per me il successo è divertirmi ed imparare cose nuove, mollare gli ormeggi ed affrontare incoscientemente l’ ignoto.

E allora sono andata ed ho lasciato che l’ azienda mi dicesse che il mio lavoro, quello svolto per tanti anni e che avrei voluto nonostante la stanchezza, non c’ era piu…

E allora il primo mese ho dormito lasciando che le articolazioni assorbissero le tensioni e lo stress di tanti mesi, il secondo mese ho esplorato il mondo alla ricerca di una dimensione, il terzo mese sono andata in crisi perché non vedevo “terra”.

Ed ora non lo so… entro nel quarto mese e so che ci vuole coraggio e forza anche ad affrontare qualche cosa che non si conosce ed esce dalle nostre routine, qualcosa per la quale non abbiamo uno schema di riferimento.

Ma forse, mi dico, l’ opportunità è nascosta tra le pieghe di un territorio sconosciuto e del quale non abbiamo la mappa.

Un albero il cui tronco si può a malapena abbracciare nasce da un minuscolo germoglio. Una torre alta nove piani incomincia con un mucchietto di terra. Un viaggio di mille miglia ha inizio sotto la pianta dei tuoi piedi.

(Lao Tse)

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