Si viene e si va

L’ autostrada e la coda un po’ andante e un po’ fermante…

Io e tante altre lucine in fila, a brillare, come il Natale che verrà.

Tante stelline bianche e rosse intermittenti nel buio dell’ inverno.

Il lago e i suoi riflessi… sopra a tutto il cielo ormai scuro contro le montagne venate di freddo.

E in sottofondo la musica che suona, la strada che corre e la vita che passa via.

Sedici novembre: un aereo verso la mia isola blu, Sofia, il caldo e una nuova avventura.

Sedici novembre: un treno che corre nella notte verso il sud, un’ illusione e una speranza tenuta in piedi da non so che.

Sedici novembre, l’ autostrada e questa musica sentita tante volte andando su e giù.

Io non so quante siano le vite che ci sono date da vivere.

Proiettiamo la nostra immagine attraverso molteplici nastri di indefiniti fotogrammi che ci appartengono per un attimo fugace mentre ci trasformiamo in qualcos’ altro.

Il tempo di capire, di sentire il tuo respiro, una lacrima che scende, una risata che si apre, un vaffanculo al camion che ti ha tagliato la strada e già non sei più…

Ad incollare le tue vite insieme rimangono solo un sorriso, l’ emozione, il rimpianto che a volte diventa rimorso e la sensazione che forse siamo poco più di palline in un flipper.

Con tutte le sue luci.

Verso casa.

 

La storia dei diritti…

“Battersi per i gay non serve alla lotta di classe”

Lasciate che vi spieghi in due parole perché non faccio mie le battaglie omosessuali, pur non avendo assolutamente nulla contro gli omosessuali e, anzi, pensando che l’omosessualità sia perfettamente secondo natura.
Gli omosessuali non sono una classe sociale.
Marxianamente, non ha alcun senso essere contro gli omosessuali o dalla parte degli omosessuali.
Ha invece senso stare in concreto dalla parte dei lavoratori e degli oppressi, omosessuali o eterosessuali che siano.
Del resto, non si capisce perché un omosessuale disoccupato o precario dovrebbe lottare insieme (e sentirsi affratellato) con un omosessuale miliardario o broker finanziario.
IL NEMICO È IL SISTEMA. L’alleato non è l’omosessuale o l’eterossessuale: è il lavoratore, lo sfruttato, omosessuale o eterosessuale che sia.
Complici le prestazioni della fabbrica dei consensi, il nemico è oggi sempre individuato nell’altro particolare, mai nel sistema economico dominante; con la conseguenza, del tutto paradossale, per cui il giovane disoccupato islamico si illuderà che il suo rivale sia il giovane disoccupato cristiano e non il magnate della finanza che pratica la delocalizzazione del lavoro e la volatilizzazione dei capitali.
O, ancora, l’omosessuale disoccupato o precario riterrà surrettiziamente di essere più simile a un omosessuale proprietario di imprese multinazionali che a un eterosessuale disoccupato o precario.
CONTROLLO SULLE ANIME. Il potere raggiunge il grado massimo del controllo sulle anime, allorché riesce a convincere le menti degli schiavi che il nemico sia chi è nella loro stessa condizione o, addirittura, chi sta più in basso e non più in alto rispetto a loro: che il nemico sia, appunto, l’omosessuale o l’eterossessuale, il destro o il sinistro, il bianco o il nero, e non il capitale finanziario, il classismo planetario, l’alfiere della finanza.
Questo è il solo punto fondamentale della questione.
Quando la lotta si ridispone come conflitto tra gli ultimi, come guerra tra omosessuali ed eterosessuali, migranti e autoctoni, uomini e donne, il potere vince e stravince: la contraddizione classista diventa invisibile.
DISPERDONO IL DISSENSO. Per questa via, il “grande dissenso” – così potremmo battezzarlo, variando la nota formula di Marcuse – è dispersivamente frammentato nei mille rivoli delle opposizioni secondarie o, in ogni caso, tali da distogliere l’attenzione dalla contraddizione principale e da creare contrapposizioni tra gli ultimi.
Per questa via, si polverizza la coscienza di classe e si impedisce preventivamente il costituirsi di un fronte unitario degli offesi del pianeta contro l’oligarchia finanziaria e in difesa di un assetto autenticamente democratico, fondato su rapporti tra individui – omosessuali ed eterosessuali che siano – liberi, uguali e solidali.
MA QUALE EMANCIPAZIONE. Per queste ragioni, non ho nulla contro i diritti civili o contro le unioni civili.
Contesto, però, la prospettiva secondo cui il matrimonio gay sia il maximum dell’emancipazione possibile; ancora, critico fermamente il fatto che le sinistre puntino ormai solo sulle battaglie civili rinunciando completamente a quelle sociali.
La dinamica in atto è esattamente questa: concedere diritti civili per nascondere che stanno rimuovendo linearmente quelli sociali.
UNIONI CIVILI SÌ, ART. 18 NO. E hanno pure il coraggio di chiamare questa follia «progresso». Parola di Matteo Renzi: «Nel 2016 legge sulle unioni civili». Matteo Renzi, colui che rottamò l’articolo 18.
Distruggono il lavoro e i diritti sociali e nascondono questo processo elargendo i diritti civili.
Non vi è altro da aggiungere.

http://www.lettera43.it/firme/battersi-per-i-gay-non-serve-alla-lotta-di-classe_43675229664.htm

 

Equivoci e strumentalizzazioni

“Un terribile equivoco da dissipare”

(…) Eppure, lo ripetiamo: non vi è niente di sbagliato, niente di presuntuoso, niente di “razzista”, o di autoritario, o di “fascista”, nel sostenere con fierezza la propria identità: l’identità sessuale, maschile o femminile; l’identità familiare; l’identità religiosa; l’identità regionale; l’identità nazionale, l’identità culturale; l’identità in qualunque altra forma o espressione. Chi mai ha detto che sostenere la propria identità, viverla apertamente, dichiararla, anche, quando occorre, rappresenterebbe un attentato alle identità altrui? Al contrario: l’impoverimento avviene quando si mescolano, di disperdono e di dissolvono le diverse identità nella indistinta, stagnante palude del conformismo, dell’appiattimento, della omologazione. E chi mai ha detto che affermare la propria identità, ovviamente senza alcuna pretesa d’imporla ad altri o di considerarla “superiore” alle altre, rappresenterebbe un erigere muri, quando ci sarebbe invece bisogno di ponti? Questo è un discorso sciocco, generico e ingannevole. Nella vita reale, e non nelle vuote e altisonanti astrazioni ideologiche, servono anche i muri, eccome: quale casa potrebbe essere costruita, se non vi fossero i muri a sostenerla e proteggerla? Viceversa, nella vita reale non è sempre saggio gettare dei ponti: bisogna vedere, infatti, chi c’è sull’altra sponda. Se sull’altra sponda c’è una tigre feroce ed affamata, sarebbe un’autentica pazzia, una pazzia suicida – appunto – quella di gettare un ponte verso di essa. A quale scopo? Per offrirle il proprio corpo quale pasto del mezzogiorno? Eppure, tutte queste roboanti assurdità, banalità e sciocchezze buoniste, ci vengono ammannite dalla mattina alla sera, anche dai pulpiti più prestigiosi: Non alzatemuri, gettare invece dei ponti! Eh, sì: come suonano bene frasi di questo genere. Peccato che siano solo delle solennissime sciocchezze e delle farneticazioni inverosimili; e peccato che le persone non abbiano sviluppato, mediamente parlando, abbastanza senso critico e abbastanza consapevolezza spirituale, per riconoscerle come tali, e per zittire, con fischi sonori e con lancio di pomodori marci, quei signori che non si stancano mai di predicarle, spacciandole per Verità rivelata e puntando il dito, minacciosi e sprezzanti, contro i nuovi miscredenti, i quali osano dubitare della loro giustezza e della loro sacralità.

Eppure, qui sta la radice di moltissimi dei nostri problemi attuali, se non proprio di tutti: dal senso di colpa che ci opprime e che tentiamo di esorcizzare con l’auto-disprezzo e l’auto-mortificazione…

(F. Lamendola)

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=57689