Equivoci e strumentalizzazioni

“Un terribile equivoco da dissipare”

(…) Eppure, lo ripetiamo: non vi è niente di sbagliato, niente di presuntuoso, niente di “razzista”, o di autoritario, o di “fascista”, nel sostenere con fierezza la propria identità: l’identità sessuale, maschile o femminile; l’identità familiare; l’identità religiosa; l’identità regionale; l’identità nazionale, l’identità culturale; l’identità in qualunque altra forma o espressione. Chi mai ha detto che sostenere la propria identità, viverla apertamente, dichiararla, anche, quando occorre, rappresenterebbe un attentato alle identità altrui? Al contrario: l’impoverimento avviene quando si mescolano, di disperdono e di dissolvono le diverse identità nella indistinta, stagnante palude del conformismo, dell’appiattimento, della omologazione. E chi mai ha detto che affermare la propria identità, ovviamente senza alcuna pretesa d’imporla ad altri o di considerarla “superiore” alle altre, rappresenterebbe un erigere muri, quando ci sarebbe invece bisogno di ponti? Questo è un discorso sciocco, generico e ingannevole. Nella vita reale, e non nelle vuote e altisonanti astrazioni ideologiche, servono anche i muri, eccome: quale casa potrebbe essere costruita, se non vi fossero i muri a sostenerla e proteggerla? Viceversa, nella vita reale non è sempre saggio gettare dei ponti: bisogna vedere, infatti, chi c’è sull’altra sponda. Se sull’altra sponda c’è una tigre feroce ed affamata, sarebbe un’autentica pazzia, una pazzia suicida – appunto – quella di gettare un ponte verso di essa. A quale scopo? Per offrirle il proprio corpo quale pasto del mezzogiorno? Eppure, tutte queste roboanti assurdità, banalità e sciocchezze buoniste, ci vengono ammannite dalla mattina alla sera, anche dai pulpiti più prestigiosi: Non alzatemuri, gettare invece dei ponti! Eh, sì: come suonano bene frasi di questo genere. Peccato che siano solo delle solennissime sciocchezze e delle farneticazioni inverosimili; e peccato che le persone non abbiano sviluppato, mediamente parlando, abbastanza senso critico e abbastanza consapevolezza spirituale, per riconoscerle come tali, e per zittire, con fischi sonori e con lancio di pomodori marci, quei signori che non si stancano mai di predicarle, spacciandole per Verità rivelata e puntando il dito, minacciosi e sprezzanti, contro i nuovi miscredenti, i quali osano dubitare della loro giustezza e della loro sacralità.

Eppure, qui sta la radice di moltissimi dei nostri problemi attuali, se non proprio di tutti: dal senso di colpa che ci opprime e che tentiamo di esorcizzare con l’auto-disprezzo e l’auto-mortificazione…

(F. Lamendola)

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=57689

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19 Replies to “Equivoci e strumentalizzazioni”

      1. O cazzo… bono vox no… siamo davvero alla frutta… ed ha ragione fusaro… ragione da vendere… non sanno più a cosa appigliarsi… un mito che mi si splatta…

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