Lost

Quanto è bello rinunciare.

Quanto è profonda l’ebbrezza che si prova nel momento in cui si accetta di lasciar andare.

Quanto è piacevole la vertigine del mollare: aprire i pugni e lasciare che le cose scivolino via… vita, professione, carriera, amore, amicizie, relazioni.

Senza importanza e senza peso. Chissenefrega.

Leggermente, come sabbia tra le dita o un alito di vento sul viso. Come l’ acqua sul bagnasciuga che lambisce i piedi e si ritira per poi tornare.

Perdere. Perdere cosa? Che importanza ha?

E allora respiri e sai che ogni mancanza diventa un vuoto da riempire, che in ogni assenza consiste una possibilità di creazione e, infine, che migliaia di opportunità si stendono davanti a te.

Infinite possibilità di essere, di amare, di creare.

Accettare il vuoto con la serenità di chi vede il tutto nel nulla e l’ energia, la sua massima forma, nella condizione di stasi e nella mancanza di moto.

Essere senza dover essere, aspettando che la vita ti traduca in divenire.

Attesa.

Mollare, aspettare, lasciare che la corrente ti porti con se.

Senza peso, leggermente. Senza attriti. Senza sforzo.

Affidarsi a sé stessi, alla vita, al destino, al nulla, al tutto, a ciò che sarà.

Se la mia sorte vuole che io diventi re, ebbene: la sorte puo’ incoronarmi senza che io muova un dito.

(Shakespeare, Macbeth)

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