Ten haiku for an ancient piano

Il tetto si è bruciato:
ora
posso vedere la luna.

(Masahide)

Non tutto il male è male e non tutto il bene è bene. Siamo elettroni che si scontrano e le nostre azioni sono destinate a creare i nostri e gli altrui destini. Come un nulla che sfreccia nello spazio disegniamo traiettorie e ne modifichiamo altre in un continuo gioco di imprevedibili futuri e di passati incontrollati.

Qualcuno lo chiama karma ed altri destino. Io lo chiamo vita. Oggi scelgo per me, sapendo che ciò che io scelgo si ripetcuote nello spazio e nel tempo e che, come un eco, va a costituire il rumore di sottofondo di mille destini.

Ten haiku for an ancient piano.

Ho ridato le dimissioni. Mi hanno rotto le palle. La lezione che devo imparare è dire di no quando è no. E no sia.

Si brucia il tetto? Bene…, vedo la luna.

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Pochi ma buoni

Mi dispiace.

Non è mia intenzione essere snob, o forse lo sono… non lo so… insomma, ieri in un impeto di sconforto avevo deciso di allontanarmi dal blog e da quello che rappresenta per me: uno specchio in cui guardarmi.

Troppo palcoscenico, troppa gente curiosa, troppi professori e troppi “vampiri” pronti a spiare, giudicare, usare gli altri per autoreferenziarsi con la scusa di un libero confronto, troppi like di scambio… troppa poca profondità nella ricerca di un estensione in fondo sterile e fine a se stessa. Troppa fatica ed energia sprecata presenziare avanti un circo di pulci, pagliacci e domatori di tigri.

Ed io invece ho bisogno di profondità e di relazioni non con La Qualunque ma con essenze simili alla mia.

Bisogno di intimità e di verità. Di essenzialità.

Avrei fatto fatica a non raccontarmi più, nella sincerità e nella spontaneità che mi hanno sempre contraddistinta. Mi rifugio nelle mie foto che parlano senza parole e non hanno bisogno di commenti perché sono li, dietro alle gocce od ai fiori un poco naif o ad una bambina che corre sulla sabbia…

Parlando con qualcuno, mi è stato detto “chiudilo” e cosi ho fatto. Non ci avevo pensato nel mio momento di nausea.

Pochi ma buoni…

Grazie a voi per permettermi di ricominciare a parlare col cuore, come non facevo da un po di tempo, come tra amici seduti in poltrona.

Grazie a voi per ascoltarmi.

Grazie a voi per esserci in quelle che vogliono essere elucubrazioni vere e sincere.

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14 marzo (-36)

Chiudo momentaneamente, o forse per sempre… non lo so, i due blog e le interazioni su wp.

Il blog mi ha stufata per tanti motivi e tutti validi. Grazie ad equilibrista che mi ha aperto gli occhi con l’ ultimo post.

Chi mi vuole seguire può farlo attraverso le mie immagini su EyeEm che in quanto immagini parlano da sole e piacciono o non piacciono…

Poi non lo so…

Per coloro che mi sono più vicini ci sono mail e telefono.

Un abbraccio particolare a Carlo B.

ilmagodiozblog

Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.

(Matteo, 7:6)PicsArt_03-12-10.55.16

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Lost

Quanto è bello rinunciare.

Quanto è profonda l’ebbrezza che si prova nel momento in cui si accetta di lasciar andare.

Quanto è piacevole la vertigine del mollare: aprire i pugni e lasciare che le cose scivolino via… vita, professione, carriera, amore, amicizie, relazioni.

Senza importanza e senza peso. Chissenefrega.

Leggermente, come sabbia tra le dita o un alito di vento sul viso. Come l’ acqua sul bagnasciuga che lambisce i piedi e si ritira per poi tornare.

Perdere. Perdere cosa? Che importanza ha?

E allora respiri e sai che ogni mancanza diventa un vuoto da riempire, che in ogni assenza consiste una possibilità di creazione e, infine, che migliaia di opportunità si stendono davanti a te.

Infinite possibilità di essere, di amare, di creare.

Accettare il vuoto con la serenità di chi vede il tutto nel nulla e l’ energia, la sua massima forma, nella condizione di stasi e nella mancanza di moto.

Essere senza dover essere, aspettando che la vita ti traduca in divenire.

Attesa.

Mollare, aspettare, lasciare che la corrente ti porti con se.

Senza peso, leggermente. Senza attriti. Senza sforzo.

Affidarsi a sé stessi, alla vita, al destino, al nulla, al tutto, a ciò che sarà.

Se la mia sorte vuole che io diventi re, ebbene: la sorte puo’ incoronarmi senza che io muova un dito.

(Shakespeare, Macbeth)

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Senza titolo

http://www.eyeem.com/p/102149607

“Piccolo testamento”

Questo che a notte balugina
nella calotta del mio pensiero,
traccia madreperlacea di lumaca
o smeriglio di vetro calpestato,
non è lume di chiesa o d’officina
che alimenti
chierico rosso, o nero.
Solo quest’iride posso
lasciarti a testimonianza
d’una fede che fu combattuta,
d’una speranza che bruciò più lenta
di un duro ceppo nel focolare.
Conservane la cipria nello specchietto
quando spenta ogni lampada
la sardana si farà infernale
e un ombroso Lucifero scenderà su una prora
del Tamigi, dell’Hudson, della Senna
scuotendo l’ali di bitume semi-
mozze dalla fatica, a dirti: è l’ora.
Non è un’eredità, un portafortuna
che può reggere all’urto dei monsoni
sul fil di ragno della memoria,
ma una storia non dura che nella cenere
e persistenza è solo l’estinzione.
Giusto era il segno: chi l’ha ravvisato
non può fallire nel ritrovarti.
Ognuno riconosce i suoi: l’orgoglio
non era fuga, l’umiltà non era
vile, il tenue bagliore strofinato
laggiù non era quello di un fiammifero.

(Eugenio Montale)

Bellezza

… e quanto è bella quella povera e fragile fogliolina autunnale persa nello spazio infinito che separa e unisce l’ acqua al cielo.

Povero scarto d’ estate cosi lontana dalle sue radici e cosi libera da essere in uno spazio ed un tempo indefinito mentre galleggia sulla sua ombra, ancorata all’ infinito azzurro.

Ombre, radici, vita e sogni.

Punto di congiunzione tra i mondi e le stagioni, fragile confine destinata ad essere affondata dalla prima rana che dovesse sbagliare la misura del salto tra le foglie, ad essere strapazzata da una carpa affamata o da un’ oca dispettosa.

 

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Lascia che la bellezza che amiamo sia ciò che facciamo.

Esistono centinaia di modi

per inginocchiarsi e baciare la terra.

(Rumi)

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10 marzo (-40)

L’ amore è parte di noi, è il respiro che ci rende vivi.
Buongiorno.

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Le mie palpebre mai si chiudono
senza che Tu sia tra loro ed i miei occhi.
Il Tuo amore è parte di me
come lo è il discorso interiore dell’anima.
Non posso respirare senza che Tu sia nel mio respiro
e Ti trovo scorrendo lungo ciascuno dei miei sensi.  

(Abul-Hassân Sumnûn)

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8 marzo (-42)

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Le gioie violente hanno violenta fine, e muoiono nel loro trionfo, come il fuoco e la polvere da sparo, che si consumano al primo bacio. Il più squisito miele diviene stucchevole per la sua stessa dolcezza, e basta assaggiarlo per levarsene la voglia. Perciò ama moderatamente: l’amore che dura fa così.

(W. Shakespeare, Romeo e Giulietta)

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Grazie

Non sto scrivendo molto ultimamente. Sono impegnata su altri fronti che assorbono quasi totalmente le mie energie.

Per questo e per la natura dei post di ieri vi ringrazio tutti col cuore.

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