Dei primi passi ed altre amenità

Avevo deciso di non scrivere più, mancanza di tempo, altri interessi, poca o nessuna propensione al virtuale, senso di vacuità. Troppo lavoro. Voglia di altro. Qualcosa di tangibile e non aria fritta da web…

Oppure, semplicemente, noia.

Noia.

Invece son qua a scrivere senza pretesa di essere letta perché l’ altro giorno mia nipote ha mosso i primi passi.

Ora, lo ammetto, sono una nonna assente. Di certo atipica. In realtà imbarazzante ed imbarazzata… C’è mia figlia (la mamma) e mia madre (la nonna) che si occupano di E., lavano, stirano, cucinano, le raccontano storie e la fanno giocare. Si occupano di lei “consapevolmente”. In realtà non solo loro…

Poi ci sono io che non vengo definita in nessun modo e si ripiega su “nonna” più per dato di fatto che per convinzione; comunque, sono quella con la quale E. inciampa, picchia il mento sul lavandino, fa danni a se stessa ed alle cose, sono l’ inadeguata che è sempre al lavoro e che non sa cucinare, oltre a non saper badare né a se stessa né ad altri. Sembra. Dicono.

E. non vuole camminare, forse è pigra o forse ha paura, magari non si sente sicura o magari è troppo protetta da mamma e nonni vari. Magari nessuno la sprona a sufficienza. Di fatto ha sempre bisogno del ditino di qualcun altro per affrontare le sfide che tanto le piacciono.

L’ altro giorno, mentre giocavamo sul prato, l’ho presa e le ho detto “vai da mamma”, cosi… poi l’ ho sollevata in piedi e l’ ho lasciata. Mi ha guardata perplessa, incredula ed instabile, sbalordita per quanto stava accadendo. Come potevo fare una cosa del genere? Scuoteva i riccioli e corrucciava la bocca. Mi guardava fissa. Poi ha messo un piede avanti all’ altro… e poi l’ altro ancora… incapace di stare in traiettoria e di definire il percorso, ciondolante e pericolosamente veloce ha cominciato a ridere mentre faceva i suoi primi passi. E rideva mentre camminava a casaccio, senza destinazione… solamente camminava e camminava e camminava. Le braccia della madre non erano importanti come non lo è stato cadere a faccia in giù nell’ erba. La destinazione non era il fine. Il fine era l’ azione, niente altro che l’ azione. Stare in equilibrio e muoversi.

E tutto quello che contava era l’ esaltazione di una sfida da affrontare e da vincere. Superare l’ ostacolo, sapere che ce la stava facendo.

Poi non ha più smesso.

Io quel 16 luglio c’ ero e l’ ho accompagnata a vincere se stessa, le sfide, i limiti, le paure. La mia sicurezza è stata la sua forza. La mia determinazione nel non proteggerla il suo successo.

Lei si è addormentata alle sette. Io alle nove.

Muoversi, vivere, non pensare!
(Luigi Pirandello)

Le relazioni sono la stessa cosa: non possono mai restare immobili perché si atrofizzerebbero, mentre cambiano sempre insieme a noi, ogni istante. Quelle in cui non si costruisce qualcosa di buono si indeboliscono, falliscono, si spengono e finiscono. È penoso ma è giusto cosi. Sono necessarie sfide per far progredire i rapporti: cadute e tonfi nell’ erba, ginocchia sbucciate vicino all’ adrenalina ed all’ emozione. L’ emozione di guadagnarsi quotidianamente il diritto a rimanere in una relazione, nella vita ognuno dell’ altro. È giusto cosi. Non vale a nulla la pretesa di essere accettati ed amati per come si è; valgono solo le azioni o i gesti che si compiono. Esprimere il proprio potenziale, onorare le possibilità che sono dentro di noi attraverso l’ azione. Guardare indietro, rimuginare, crogiolarsi nel passato o nell’ autocommiserazione non creano che vittime fasulle incapaci della sfida di camminare. Dovremmo sempre guardare avanti e andare verso le direzioni che la vita ci mostra. Esigere molto da noi stessi e dagli altri, nel modo e nell’ intensità nelle quali doniamo e ci diamo agli altri e nel contempo, esigere molto da chi fa parte del nostro mondo.

Niente più che riflessioni scritte nel vento, la lezione che arriva dai primi passi incerti di una bimba e dalle sua risa.

Pensieri giusti al momento giusto. Emozioni.

Senza emozione, è impossibile trasformare le tenebre in luce e l’apatia in movimento.
(Carl Gustav Jung)

PicsArt_07-09-06.15.24

Questo chiaroscuro è dedicato a chi mi ha fatto dono di questi inconsistenti soffioni. Così fragili.

Grazie. Non ne rimane molto. Il ricordo si.

https://youtu.be/T4gJOUOOY74

 

 

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10 Replies to “Dei primi passi ed altre amenità”

  1. Vedo che siamo tornate contemporaneamente dopo un periodo di assenza, che bel post che ho letto! L’ho letto più da figlia e nipote che altro, non posso ricordare i miei primi passi ma ricordo quando con mia nonna finii al pronto soccorso dopo aver sbattuto la testa contro la finestra… e non era una cuoca provetta di certo… questo per dirti che non è questo che conta, ma il bene che si prova nei confronti dell’altro/a 😘

    1. ciao cara. beh… che dire? bello! si devo dire che essere nonna è emozionante… ed ogni giorno la piccola mi insegna qualche cosa. ci acchiappiamo presto! grazie mille per il commento 😘

  2. Ciao manu, è un piacere riabbracciarti e rileggerti dopo tanto, e spiarti dentro per scoprirti più matura (ma cos’è la maturità?), velata di malinconia se pur lieve, sempre piacevole ed interessante da leggere, da ascoltare con attenzione perché mai banale, anzi…ed in questi tuoi pensieri ho rivisto situazioni simili vissute da zio, come ben sai. Grazie per avermi dato ancora una volta la possibilità di leggerti e riflettere in tua compagnia. Saranno anche primi passi ma non amenità. 😊

    1. ciao Caro. ben ritrovato e grazie come sempre. godiamoci l attimo 😍😍😍😍 ho messo il link apposta… emozioni… qst fa la differenza e accorcia il tempo, allunga la vita, da senso alle cose ed alle relazioni. senza è tutto solo meccanica. so fche mi capisci… zio. un bacione 😘😘😘😘😘

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