Tutto scorre

Tutto scorre. Tutto si disintegra e poi si reintegra. Ci si consuma e ci si rinnova in un ciclo continuo ed infinito di sé stessi. Mutevoli Io, attraversiamo instabili l’ esistenza, sorretti solo dalle acque agitate della nostra quotidianità.

Apparentemente immobili, ci tocca il destino di essere in continuo movimento per non cadere e così finiamo per arrotolarci su noi stessi.

Alla perenne ricerca di un equilibrio che non esiste.

Passiamo oltre, mutiamo la pelle e la lasciamo li, sul bordo della strada, sotto il sole cocente di un pomeriggio di fine giugno come ha fatto una volta il serpente che non incrociammo.

Sì, tutto scorre, tutto muta, impossibile salire sullo stesso, immutabile convoglio». (V. Grossman)

Ho sempre pensato con stupore ed ammirazione (forse invidia) ai papaveri: tra tutti i fiori, sono quelli che più amo perché sono un paradosso. Amo i paradossi. I papaveri possono resistere, piegandosi, ai temporali estivi più impietosi, magari scolorano o avvizziscono ma li trovi li, selvatici e indomiti, bellissimi nel loro resistere alle intemperie per giorni e settimane. Ma non li puoi raccogliere perché sfiorirebbero in men che non si dica.

Alla fine, vinti, lasciano cadere i petali e non rimangono più che steli e semi. Per ricominciare ancora. Quando sarà tempo. Un tempo diverso e sempre nuovo. Da vivere, forse.

Bon voyage.

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