Oscar Hahn

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Passerà questo tempo come passano

tutti i giorni orribili della vita

Si placheranno i venti che ti abbattono

Stagnera il sangue della tua ferita

L’ anima errante tornerà al suo nido

Quel che ieri si perse sarà trovato

Il sole senza macchia concepito

uscirà di nuovo nel tuo costato

E dirai al mare: Come ho potuto

annegato senza bussola e smarrito

giungere al porto con le vele rotte?

E una voce ti dirà: Non comprendi?

Lo stesso vento che ha rotto le navi

è quello che fa volare i gabbiani

(Oscar Hahn, da “Mal d’ Amore”)

 

 

 

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Il Mago

” Il potere ce l’ha soltanto chi non lo esercita. Salome, non piangere! La felicità sta solo in quello che crei tu stessa, e non in ciò che ricevi. ”

(Carl Gustav Jung, Liber Novus Liber Secundus Il Mago p. 316)

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Dei primi passi ed altre amenità

Avevo deciso di non scrivere più, mancanza di tempo, altri interessi, poca o nessuna propensione al virtuale, senso di vacuità. Troppo lavoro. Voglia di altro. Qualcosa di tangibile e non aria fritta da web…

Oppure, semplicemente, noia.

Noia.

Invece son qua a scrivere senza pretesa di essere letta perché l’ altro giorno mia nipote ha mosso i primi passi.

Ora, lo ammetto, sono una nonna assente. Di certo atipica. In realtà imbarazzante ed imbarazzata… C’è mia figlia (la mamma) e mia madre (la nonna) che si occupano di E., lavano, stirano, cucinano, le raccontano storie e la fanno giocare. Si occupano di lei “consapevolmente”. In realtà non solo loro…

Poi ci sono io che non vengo definita in nessun modo e si ripiega su “nonna” più per dato di fatto che per convinzione; comunque, sono quella con la quale E. inciampa, picchia il mento sul lavandino, fa danni a se stessa ed alle cose, sono l’ inadeguata che è sempre al lavoro e che non sa cucinare, oltre a non saper badare né a se stessa né ad altri. Sembra. Dicono.

E. non vuole camminare, forse è pigra o forse ha paura, magari non si sente sicura o magari è troppo protetta da mamma e nonni vari. Magari nessuno la sprona a sufficienza. Di fatto ha sempre bisogno del ditino di qualcun altro per affrontare le sfide che tanto le piacciono.

L’ altro giorno, mentre giocavamo sul prato, l’ho presa e le ho detto “vai da mamma”, cosi… poi l’ ho sollevata in piedi e l’ ho lasciata. Mi ha guardata perplessa, incredula ed instabile, sbalordita per quanto stava accadendo. Come potevo fare una cosa del genere? Scuoteva i riccioli e corrucciava la bocca. Mi guardava fissa. Poi ha messo un piede avanti all’ altro… e poi l’ altro ancora… incapace di stare in traiettoria e di definire il percorso, ciondolante e pericolosamente veloce ha cominciato a ridere mentre faceva i suoi primi passi. E rideva mentre camminava a casaccio, senza destinazione… solamente camminava e camminava e camminava. Le braccia della madre non erano importanti come non lo è stato cadere a faccia in giù nell’ erba. La destinazione non era il fine. Il fine era l’ azione, niente altro che l’ azione. Stare in equilibrio e muoversi.

E tutto quello che contava era l’ esaltazione di una sfida da affrontare e da vincere. Superare l’ ostacolo, sapere che ce la stava facendo.

Poi non ha più smesso.

Io quel 16 luglio c’ ero e l’ ho accompagnata a vincere se stessa, le sfide, i limiti, le paure. La mia sicurezza è stata la sua forza. La mia determinazione nel non proteggerla il suo successo.

Lei si è addormentata alle sette. Io alle nove.

Muoversi, vivere, non pensare!
(Luigi Pirandello)

Le relazioni sono la stessa cosa: non possono mai restare immobili perché si atrofizzerebbero, mentre cambiano sempre insieme a noi, ogni istante. Quelle in cui non si costruisce qualcosa di buono si indeboliscono, falliscono, si spengono e finiscono. È penoso ma è giusto cosi. Sono necessarie sfide per far progredire i rapporti: cadute e tonfi nell’ erba, ginocchia sbucciate vicino all’ adrenalina ed all’ emozione. L’ emozione di guadagnarsi quotidianamente il diritto a rimanere in una relazione, nella vita ognuno dell’ altro. È giusto cosi. Non vale a nulla la pretesa di essere accettati ed amati per come si è; valgono solo le azioni o i gesti che si compiono. Esprimere il proprio potenziale, onorare le possibilità che sono dentro di noi attraverso l’ azione. Guardare indietro, rimuginare, crogiolarsi nel passato o nell’ autocommiserazione non creano che vittime fasulle incapaci della sfida di camminare. Dovremmo sempre guardare avanti e andare verso le direzioni che la vita ci mostra. Esigere molto da noi stessi e dagli altri, nel modo e nell’ intensità nelle quali doniamo e ci diamo agli altri e nel contempo, esigere molto da chi fa parte del nostro mondo.

Niente più che riflessioni scritte nel vento, la lezione che arriva dai primi passi incerti di una bimba e dalle sua risa.

Pensieri giusti al momento giusto. Emozioni.

Senza emozione, è impossibile trasformare le tenebre in luce e l’apatia in movimento.
(Carl Gustav Jung)

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Questo chiaroscuro è dedicato a chi mi ha fatto dono di questi inconsistenti soffioni. Così fragili.

Grazie. Non ne rimane molto. Il ricordo si.

https://youtu.be/T4gJOUOOY74

 

 

Sono solidale col mio amico Equilibrista

https://senzafilo.wordpress.com/2019/07/01/2048-poli-ok-non-sei-ok-per-niente/

Non gradirei che le mie foto venissero utilizzate a mia insaputa e sono certa che a nessuno di voi farebbe piacere che i propri pensieri, le proprie poesie venissero usate per scopi commerciali senza uno straccio di permesso o senza una banale ma ancorché importante citazione.

Le riflessioni sul buon gusto, la legalità, il rispetto e le preferenze musicali vengono in second’ ordine…

Sono solidale col mio amico Equilibrista.

Vi invito a fare altrettanto.

Grazie.

Melanconia

Ode alla malinconia – John Keats

Sì, abita con la bellezza, lei,
con la bellezza che deve morire;
e con la Gioia, che sempre una mano
tiene sulle labbra per augurare addio:
e vicino al Piacere, che fa soffrire,
e si tramuta in veleno mentre come un’ape
succhia la bocca: sì, nel tempio stesso del Diletto
ha il suo santuario sovrano la velata Melanconia,
anche se nessuno la scorge se non quello
la cui strenua lingua schiaccia il grappolo della Gioia
sul palato da intenditore: assaggerà
allora l’anima sua la tristezza di quel potere
che la farà rimanere sospesa tra i suoi nebulosi trofei.

Infinito

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Ciò che diciamo principio

spesso è la fine, e finire

è cominciare. La fine

è là onde partiamo.

(T. S. Eliot)

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