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SIMMETRIA

Ecco: ogni cosa ha il suo opposto
la affermi, si afferma in una realta’

ma la stessa realta’ la nega.
Ecco: nella mia affermazione di questa esistenza
si staglia l’ombra della sua negazione.
Ecco: tutto e’ perfetto.
Il cielo e’ assorbito dal mare e il mare dal cielo.
Ecco: tutto in un punto.
Dico io e subito e’ negato.
Per cosa mai si lotta, per affermare se stessi?
Ogni cosa che si vince, che si realizza, guarda:
sara’ per chi finira’ terra nella terra dove e’ nato.
Dove e’ dunque un motivo d’orgoglio?
Non si hanno dunque occhi per vedere
che il delinquente ed il re, il pezzente ed il magnate
sono nati dalla stessa terra e finiscono nella stessa terra?
Dove trovare le differenze? In ben altro oro
dove vita e morte stanno sullo stesso piano.
Le radici nell’Anima trovano essenze
quelle nella terra illusioni.
Ma tutto ci e’ dato.

(N.Nuruddin)

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– 119

Si deve imparare dalla Natura. L’uomo è anche un organismo. La quercia fa molte ghiande, ma la possibilità di diventare alberi esiste solo per poche di loro. La stessa cosa accade all’uomo; molti nascono, ma solo pochi crescono. La gente pensa che questo sia uno spreco, che la Natura sprechi. Non è così. Il resto diventa fertilizzante, ritorna nella terra e crea possibilità per un maggior numero di ghiande, di uomini, di alberi… per un maggior numero di uomini autentici. La Natura dà sempre, ma dà solo possibilità. Per diventare una vera quercia o un vero uomo, si deve fare sforzo.”

(Fritz Peters – La Mia Fanciullezza Con Gurdjieff)

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– 122

Nell’ultimo giorno -che questo ti sia chiaro-
la condizione di un uomo sara’ inalterata:
qualunque cosa scelga gli sara’ posta innanzi,
li’ ritrovera’ cio’ che ha preso qui.
I tessitori del mondo eterno
ti rileggeranno le tue opere.
Non esiste cambio, e neppure sostituzione:
e il male non puo’ trasformarsi.
Nulla sara’ dato gratis a nessuno;
ti vien dato cio’ che e’ dovuto- nient’altro…..

(Hakim Sanai)

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– 129

E’ Natale da fine ottobre. Le lucette si accendono sempre prima e sono sempre più intermittenti. Io vorrei un dicembre a luci spente e con persone accese.

(C. Bukowski)

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“Sono nel mondo, sono del mondo, agisco nel mondo. Sono
in me, sono di me, agisco in me. Separata e unita nello stesso tempo,
minuscolo ingranaggio di una macchina cosmica, collaboro, ricevo e do,
assorbo e distribuisco. La mia nudità è totale: nessun principio mi
guida, nessuna legge che non sia quella naturale.


Se dico “ sono” è perché nell’ infinita molteplicità degli esseri e
delle cose ho trovato il mio posto, nel mondo e in me stessa, non ha
importanza dove. Non ho bisogno di cercare, non ho nessuna immagine di
me stessa, sono al mio posto. Qui e ovunque, volontariamente legata.


Sono in ciascuna particella di polvere, in ciascun territorio, in
ciascun corso d’ acqua, in ciascuna stella, in ciascuna parte del mio
corpo. E come faccio a non rispettare il mondo, le mie ossa e la mia
carne? Tutta questa materia non mi appartiene, mi è stata data in
prestito soltanto per un frammento di tempo. E la rispetto perché è il
mio tempio, il tempio dove risiede il Dio impensabile. Lo spirito è
materia, e la materia è spirito, l’ universo nasce ed esplode
costantemente, e al suo centro, là dove mi sono inginocchiata, io sono.


Se dico “sono lì”, intendo dire “sono in ciò che sostiene qualunque
vita”, nella fonte incessante di energia che distribuisco con la mia
mente, il mio cuore, il mio sesso. Energie di una purezza sublime che,
sbocciando da me, ripuliscono il mondo. Restituisco il profumo all’
atmosfera, la dolcezza alle acque dei fiumi, la fertilità alla terra e
la vita a tutti gli oceani. Non esiste un solo luogo nel cosmo in cui
non sia presente.


In ogni attimo, non abbandono mai il presente. Nulla può incatenarmi,
ne’ il passato ne’ il futuro. Ne’ i sentimenti ne’ i progetti.
Costante, fedele al mio posto, ricevo e do. E quando dico “sono del
mondo e di me stessa” significa che mi abbandono senza reticenze,
eliminando alla radice ogni critica. Non giudico. Amo e servo.


Non mi allontano mai, neanche per lo spazio dello spessore di un
capello; appartengo, quindi venero, obbedisco. Perciò sono nuda, nuda
come un albero, un uccello o una nuvola. Sono del mio corpo, della mia
carne e del mio sangue; essendo, mi è impossibile abbandonare o
abbandonarmi a me stessa. Come non amare ciò che mi possiede
amorosamente?


Così come mi do alla terra, mi do alla mia carne e alle mie ossa. Così
come mi affido agli oceani, mi affido al mio sangue. Così come mi
abbandono all’ aria, mi abbandono alla mia pelle; così come mi
raccomando alle stelle, mi raccomando ai miei capelli. E colma di
questo amore di schiava, raggiante, agisco sul mondo e su me stessa.
Agisco, vale a dire vado con il mondo, eliminando gli ostacoli,
trasmettendo l’ energia che mi arriva da oltre le stelle. Mi limito ad
arricchire e a purificare, a nutrire, a comprendere, e a purificare.
Inoltre agisco su me stessa: mi apro a tutti gli infiniti, lascio
circolare in tutti i pori della mia pelle l’ alito degli dèi. Mi lascio
attraversare da tutti i misteri. E al centro del mio ventre, divenuto
infinito, ricevo e lascio nascere la luce nella sua interezza”.

(“La via dei Tarocchi”, Alejandro Jodorowsky – Arcano XVII)

Benvenuta piccola Stella!

 

– 146

Tutte le cose sono reciprocamente intrecciate, il loro legame è sacro e quasi nessuna cosa è estranea ad un’altra. Si trovano, infatti, armonicamente ordinate e insieme danno ordine e bellezza al medesimo mondo. E quest’ultimo è unico, formato da tutte le componenti, unico è il dio che le attraversa tutte quante, unica la sostanza e unica la legge, la ragione comune a tutti i viventi intelligenti, unica la verità, se è vero che una sola è la perfezione dei viventi aventi medesima natura e partecipanti alla medesima ragione.

(Marco Aurelio)


– 148

Il monologo di Amleto

Essere o non essere, questo è il problema.
Se sia più nobile sopportare
le percosse e le ingiurie di una sorte atroce,
oppure prendere le armi contro un mare di guai
e, combattendo, annientarli.
Morire, dormire.
Niente altro.
E dire che col sonno mettiamo fine
al dolore del cuore e ai mille colpi
che la natura della carne ha ereditato
È un epilogo da desiderarsi devotamente.
Morire, dormire.
Dormire, forse sognare: ah, c’é l’ostacolo,
perchè in quel sogno di morte
il pensiero dei sogni che possano venire,
quando ci saremo staccati dal tumulto della vita,
ci rende esistanti.
Altrimenti chi sopporterebbe le frustate e lo scherno del tempo
le ingiurie degli oppressori, le insolenze dei superbi,
le ferite dell’amore disprezzato,
le lungaggini della legge, l’arroganza dei burocrati
e i calci che i giusti e i mansueti
ricevono dagli indegni.
Qualora si potesse far stornare il conto con un semplice pugnale,
chi vorrebbe portare dei pesi
per gemere e sudare
sotto il carico di una vita logorante
se la paura di qualche cosa dopo la morte,
il paese inesplorato dal quale nessun viandante ritorna,
non frenasse la nostra volontà,
facendoci preferire i mali che sopportiamo
ad altri che non conosciamo?
Così la coscienza ci fa tutti vili
e così il colore innato della risolutezza,
lo si rovina con una squallida gettata di pensiero
e le imprese d’alto grado e il momento,
proprio per questo, cambiano il loro corso
e perdono persino il loro nome di azioni.

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