La scatola di E.

Prendi una bambina, dalle dei pennarelli e mettila in una scatola.

Avrà dipinto il suo mondo, i cui limiti sono i bordi della scatola.

La sua coscienza riconosce la scatola come il mondo.

Le tue pareti saranno pulite e lei sarà felice.

La felicità risiede nel rispetto delle regole.

Il mio mondo si espande quando e se la mia coscienza si espande.

Siamo più felici se siamo prigionieri?

Ciò che noi percepiamo come realtà è un processo che coinvolge la nostra coscienza. (R. Lanza)

https://youtu.be/mHzfhU8t5i8

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Geocentrismo

Ognuno di noi pensa di essere al centro dei pensieri di un dio quando invece non siamo che cumuli di “No!” 

L’ astrofisico Carl Sagan scrisse a proposito di Tolomeo ” La sia teoria su un universo geocentrico rimase incontrastata per 1500 anni, a riprova del fatto che la capacità intellettuale non rappresenta una garanzia contro errori clamorosi “.

Eugenio Montale

Poesie scelte: EUGENIO MONTALE, Satura 1962-70 (Milano, Mondadori 1971).

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, nè più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

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Carl Gustav Jung

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E. dorme. Domenica da nonna. Colazione al caffè con i dolci e papere al lago ma ahimè ci siamo dimenticate il pane. Dovremo tornare, magari una sera o un pomeriggio quando farà più fresco. Siamo andate per occhiali da sole in saldo, smalti e rossetti. Ieri ci siamo date all’ arte tra pennarelli e colori.

Gatto nero è molto affezionato ad E.: quando deve dormire le si mette in braccio e si lascia tirare orecchie e baffi. Ora dormono entrambe, uno vicino all’ altra.

Il Libro Rosso è sul comodino. Lo apro mentre la casa è quieta. Liber Secundus, Il Castello nel Bosco pagina 133, citazione di fondo:

Amico mio, tu non percepisci nulla della mia vita esteriore visibile. Tu senti parlare solo della mia vita interiore, la controparte di quella esteriore. Perciò, se tu dovessi pensare che ho soltanto una vita interiore e che questa è la mia unica vita, ti inganneresti. Devi infatti sapere che la tua vita interiore non diventa più ricca a spese della vita esteriore, ma si impoverisce. Se non vivi sul piano esteriore, non ti arricchirai interiormente, ma sarai semplicemente più sovraccarico. Questo non torna a tuo vantaggio, e di qui inizia il male. Allo stesso modo la tua vita esteriore non diventa più ricca e bella a spese della vita interiore, ma solo più povera e misera. È l’ equilibrio tra le due che trova la via”

 

Oscar Hahn

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Passerà questo tempo come passano

tutti i giorni orribili della vita

Si placheranno i venti che ti abbattono

Stagnera il sangue della tua ferita

L’ anima errante tornerà al suo nido

Quel che ieri si perse sarà trovato

Il sole senza macchia concepito

uscirà di nuovo nel tuo costato

E dirai al mare: Come ho potuto

annegato senza bussola e smarrito

giungere al porto con le vele rotte?

E una voce ti dirà: Non comprendi?

Lo stesso vento che ha rotto le navi

è quello che fa volare i gabbiani

(Oscar Hahn, da “Mal d’ Amore”)

 

 

 

Il Mago

” Il potere ce l’ha soltanto chi non lo esercita. Salome, non piangere! La felicità sta solo in quello che crei tu stessa, e non in ciò che ricevi. ”

(Carl Gustav Jung, Liber Novus Liber Secundus Il Mago p. 316)

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Dei primi passi ed altre amenità

Avevo deciso di non scrivere più, mancanza di tempo, altri interessi, poca o nessuna propensione al virtuale, senso di vacuità. Troppo lavoro. Voglia di altro. Qualcosa di tangibile e non aria fritta da web…

Oppure, semplicemente, noia.

Noia.

Invece son qua a scrivere senza pretesa di essere letta perché l’ altro giorno mia nipote ha mosso i primi passi.

Ora, lo ammetto, sono una nonna assente. Di certo atipica. In realtà imbarazzante ed imbarazzata… C’è mia figlia (la mamma) e mia madre (la nonna) che si occupano di E., lavano, stirano, cucinano, le raccontano storie e la fanno giocare. Si occupano di lei “consapevolmente”. In realtà non solo loro…

Poi ci sono io che non vengo definita in nessun modo e si ripiega su “nonna” più per dato di fatto che per convinzione; comunque, sono quella con la quale E. inciampa, picchia il mento sul lavandino, fa danni a se stessa ed alle cose, sono l’ inadeguata che è sempre al lavoro e che non sa cucinare, oltre a non saper badare né a se stessa né ad altri. Sembra. Dicono.

E. non vuole camminare, forse è pigra o forse ha paura, magari non si sente sicura o magari è troppo protetta da mamma e nonni vari. Magari nessuno la sprona a sufficienza. Di fatto ha sempre bisogno del ditino di qualcun altro per affrontare le sfide che tanto le piacciono.

L’ altro giorno, mentre giocavamo sul prato, l’ho presa e le ho detto “vai da mamma”, cosi… poi l’ ho sollevata in piedi e l’ ho lasciata. Mi ha guardata perplessa, incredula ed instabile, sbalordita per quanto stava accadendo. Come potevo fare una cosa del genere? Scuoteva i riccioli e corrucciava la bocca. Mi guardava fissa. Poi ha messo un piede avanti all’ altro… e poi l’ altro ancora… incapace di stare in traiettoria e di definire il percorso, ciondolante e pericolosamente veloce ha cominciato a ridere mentre faceva i suoi primi passi. E rideva mentre camminava a casaccio, senza destinazione… solamente camminava e camminava e camminava. Le braccia della madre non erano importanti come non lo è stato cadere a faccia in giù nell’ erba. La destinazione non era il fine. Il fine era l’ azione, niente altro che l’ azione. Stare in equilibrio e muoversi.

E tutto quello che contava era l’ esaltazione di una sfida da affrontare e da vincere. Superare l’ ostacolo, sapere che ce la stava facendo.

Poi non ha più smesso.

Io quel 16 luglio c’ ero e l’ ho accompagnata a vincere se stessa, le sfide, i limiti, le paure. La mia sicurezza è stata la sua forza. La mia determinazione nel non proteggerla il suo successo.

Lei si è addormentata alle sette. Io alle nove.

Muoversi, vivere, non pensare!
(Luigi Pirandello)

Le relazioni sono la stessa cosa: non possono mai restare immobili perché si atrofizzerebbero, mentre cambiano sempre insieme a noi, ogni istante. Quelle in cui non si costruisce qualcosa di buono si indeboliscono, falliscono, si spengono e finiscono. È penoso ma è giusto cosi. Sono necessarie sfide per far progredire i rapporti: cadute e tonfi nell’ erba, ginocchia sbucciate vicino all’ adrenalina ed all’ emozione. L’ emozione di guadagnarsi quotidianamente il diritto a rimanere in una relazione, nella vita ognuno dell’ altro. È giusto cosi. Non vale a nulla la pretesa di essere accettati ed amati per come si è; valgono solo le azioni o i gesti che si compiono. Esprimere il proprio potenziale, onorare le possibilità che sono dentro di noi attraverso l’ azione. Guardare indietro, rimuginare, crogiolarsi nel passato o nell’ autocommiserazione non creano che vittime fasulle incapaci della sfida di camminare. Dovremmo sempre guardare avanti e andare verso le direzioni che la vita ci mostra. Esigere molto da noi stessi e dagli altri, nel modo e nell’ intensità nelle quali doniamo e ci diamo agli altri e nel contempo, esigere molto da chi fa parte del nostro mondo.

Niente più che riflessioni scritte nel vento, la lezione che arriva dai primi passi incerti di una bimba e dalle sua risa.

Pensieri giusti al momento giusto. Emozioni.

Senza emozione, è impossibile trasformare le tenebre in luce e l’apatia in movimento.
(Carl Gustav Jung)

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Questo chiaroscuro è dedicato a chi mi ha fatto dono di questi inconsistenti soffioni. Così fragili.

Grazie. Non ne rimane molto. Il ricordo si.

https://youtu.be/T4gJOUOOY74

 

 

Sono solidale col mio amico Equilibrista

https://senzafilo.wordpress.com/2019/07/01/2048-poli-ok-non-sei-ok-per-niente/

Non gradirei che le mie foto venissero utilizzate a mia insaputa e sono certa che a nessuno di voi farebbe piacere che i propri pensieri, le proprie poesie venissero usate per scopi commerciali senza uno straccio di permesso o senza una banale ma ancorché importante citazione.

Le riflessioni sul buon gusto, la legalità, il rispetto e le preferenze musicali vengono in second’ ordine…

Sono solidale col mio amico Equilibrista.

Vi invito a fare altrettanto.

Grazie.

Melanconia

Ode alla malinconia – John Keats

Sì, abita con la bellezza, lei,
con la bellezza che deve morire;
e con la Gioia, che sempre una mano
tiene sulle labbra per augurare addio:
e vicino al Piacere, che fa soffrire,
e si tramuta in veleno mentre come un’ape
succhia la bocca: sì, nel tempio stesso del Diletto
ha il suo santuario sovrano la velata Melanconia,
anche se nessuno la scorge se non quello
la cui strenua lingua schiaccia il grappolo della Gioia
sul palato da intenditore: assaggerà
allora l’anima sua la tristezza di quel potere
che la farà rimanere sospesa tra i suoi nebulosi trofei.

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