16 luglio (Equilibristasquilibrato devoted)

Lullaby

Appoggia, amore, il tuo capo assonnato
umano sul mio braccio senza fede;
in cenere riducono le febbri
e il tempo la bellezza individuale
dei bambini pensosi, e la tomba
mostra quanto sia effimero il bambino:
ma fino all’alba dentro le mie braccia
che la viva creatura s’abbandoni,
colpevole, mortale, ma per me
quella che sola ha intera ogni bellezza.

L’anima e il corpo limiti non hanno:
agli amanti, quando sono distesi
sul suo incantato e docile declivio
nella loro consueta tenerezza,
grave manda Venere la visione
d’una sovrannaturale armonia,
d’amore o di speranza universali;
mentre un’astratta intuizione sveglia
in mezzo ai ghiacciai e tra le rocce,
dell’eremita l’estasi carnale.

La certezza, la fedeltà trascorrono
al rintoccare delle mezzanotte
come le vibrazioni di campane,
e i pazzi levano secondo l’uso
il loro uggioso grido pedantesco:
il costo fino all’ultimo centesimo,
tutte le carte temute predicono,
sarà pagato, ma da questa notte
non un solo bisbiglio o un pensiero,
non un bacio, uno sguardo sia perduto.

Beltà, visione e mezzanotte muoiono:
possano i venti dell’alba che soffiano
soavi intorno al tuo capo sognante
mostrare un tale giorno di dolcezza
che l’occhio e il cuore scosso benedicano,
trovino sufficiente questo mondo
mortale; aridi meriggi ti vedano
nutrito dai poteri involontari,
notti violente ti lascino illeso
proseguire con ogni amore umano.

Wystan Hugh Auden

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15 luglio

Le cose indispensabili alla felicita umana sono semplici, così semplici che le persone complicate non sanno costringersi a riconoscere quali sono le cose delle quali sentono realmente la mancanza.

(B. Russell)

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6 luglio

Notte
Purpureo e bianco rigettati e gualciti,
nel verde hanno buttato manciate di ducati,
e alle nere mani delle finestre accorse
hanno distribuito gialle carte accese.

(V. Majakovskji)

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1 luglio

Sono un poeta

un grido unanime

sono un grumo di sogni

Sono un frutto

d’innumerevoli contrasti d’innesti

maturato in una serra

(G. Ungaretti)

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9 giugno 2018

Accade

che le affinità d’anima non giungano

ai gesti e alle parole ma rimangano

effuse come un magnetismo. Ѐ raro

ma accade.

Può darsi

che sia vera soltanto la lontananza,

vero l’oblio, vera la foglia secca

più del fresco germoglio. Tanto e altro

può darsi o dirsi.

Comprendo

la tua caparbia volontà di essere sempre 

assente

perché solo così si manifesta

la tua magia. Innumeri le astuzie

che intendo.

Insisto

nel ricercarti nel fuscello e mai

nell’albero spiegato, mai nel pieno, sempre

nel vuoto: in quello che anche al trapano

resiste.

Era o non era

la volontà dei numi che presidiano

il tuo lontano focolare, strani

multiformi multanimi animali domestici;

fors’era così come mi pareva

o non era.

Ignoro

se la mia inesistenza appaga il tuo destino,

se la tua colma il mio che ne trabocca,

se l’innocenza è una colpa oppure

si coglie sulla soglia dei tuoi lari. Di me,

di te tutto conosco, tutto

ignoro.

( Eugenio Montale )

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Polvere

Guardate ancora quel puntino. È qui. È casa. Siamo noi. Su di esso, tutti quelli che amate, tutti quelli di cui avete mai sentito parlare, ogni essere umano che sia mai esistito, hanno vissuto la propria vita. L’insieme delle nostre gioie e dolori, migliaia di presuntuose religioni, ideologie e dottrine economiche, ogni cacciatore e raccoglitore, ogni eroe e codardo, ogni creatore e distruttore di civiltà, ogni re e suddito, ogni giovane coppia innamorata, ogni madre e padre, figlio speranzoso, inventore ed esploratore, ogni predicatore di moralità, ogni politico corrotto, ogni “superstar”, ogni “comandante supremo”, ogni santo e peccatore nella storia della nostra specie è vissuto lì su un granello di polvere sospeso dentro ad un raggio di sole. La Terra è un piccolissimo palco in una vasta arena cosmica. Pensate ai fiumi di sangue versati da tutti quei generali e imperatori affinché, nella gloria ed il trionfo, potessero diventare i signori momentanei di una frazione di un punto. Pensate alle crudeltà senza fine impartite dagli abitanti di un angolo di questo pixel agli abitanti scarsamente distinguibili di qualche altro angolo, quanto frequenti i loro malintesi, quanto smaniosi di uccidersi a vicenda, quanto ferventi i loro odii. Le nostre ostentazioni, la nostra immaginaria autostima, l’illusione che abbiamo una qualche posizione privilegiata nell’Universo, sono messe in discussione da questo punto di luce pallida. Il nostro pianeta è un granellino solitario nel grande, avvolgente buio cosmico. Nella nostra oscurità, in tutta questa vastità, non c’è nessuna indicazione che possa giungere aiuto da qualche altra parte per salvarci da noi stessi.
La Terra è l’unico mondo conosciuto che possa ospitare la vita. Non c’è nessun altro posto, per lo meno nel futuro prossimo, dove la nostra specie possa migrare. Visitare, sì. Abitare, non ancora.
Che vi piaccia o meno, per il momento la Terra è dove ci giochiamo le nostre carte. È stato detto che l’astronomia è un’esperienza di umiltà e che forma il carattere. Non c’è forse migliore dimostrazione della follia delle vanità umane che questa distante immagine del nostro minuscolo mondo. Per me, sottolinea la nostra responsabilità di occuparci più gentilmente l’uno dell’altro, e di preservare e proteggere il pallido punto blu, l’unica casa che abbiamo mai conosciuto.

(C. Sagan)

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